venerdì , 18 agosto 2017
Le news di Asterischi

Buon compleanno Mary Wollstonecraft (27/04/1759)

« Donna, fragile fiore! Perché sei stata 
condannata ad adornare un mondo 
esposto a tali tempestosi elementi? »

            da L’oppressione della donna, 1796.

« Se gli uomini spezzassero con generosità le nostre catene e si accontentassero dell’amicizia razionale invece dell’obbedienza servile, troverebbero in noi figlie più rispettose, sorelle più affettuose, mogli più fedeli e madri più ragionevoli; in una parola, cittadine migliori. Li ameremmo dunque con maggiore affetto perché avremmo imparato a rispettare noi stesse.»

« È inutile pretendere la virtù da parte delle donne finché esse non saranno in certa misura indipendenti dagli uomini; anzi, è inutile pretenderei quella forza del naturale affetto che le renderebbe buone mogli e madri. Finché saranno assolutamente dipendenti dai loro mariti esse saranno furbe, meschine ed egoiste; e gli uomini che si sentono gratificati dalla tenerezza servile di un affetto scodinzolante non hanno molta sensibilità, perché l’amore non può essere comprato, in tutti i sensi; le sue ali di seta sono subito raggrinzite quando in cambio si cerca qualunque cosa che non sia l’amore stesso. »

« Intendo, perciò, affermare che non è correttamente organizzata quella società che non impone ad uomini e donne di adempiere ai loro rispettivi doveri, rendendo questo l’unico modo per raggiungere quel rispetto da parte dei loro simili che ogni essere umano spera in qualche modo di ottenere. Di conseguenza, il rispetto tributato alla ricchezza e al mero fascino personale è come una raffica di vento freddo che gela le tenere gemme dell’affetto e della virtù. La natura ha saggiamente legato gli affetti ai doveri per addolcire la fatica, e per dare all’esercizio della ragione quel vigore che solo il cuore può dare. Ma l’affetto che viene indossato solamente in quanto effigie consona ad un certo ruolo, quando i suoi doveri non vengono compiuti, è uno di quei vuoti complimenti che il vizio e la follia sono tenuti a tributare alla virtù e alla vera natura delle cose. »

« Supponendo che la donna sia per natura più debole dell’uomo, da dove ne consegue che è naturale per lei faticare per diventare ancor più debole di quanto non le imponga la natura pretende? Argomentazioni di questo tipo sono un insulto al buon senso, e sanno di irrazionale. Il diritto divino dei mariti, come il diritto divino dei re, potrebbe, ci si deve augurare, in quest’epoca illuminata, essere contestato senza pericolo; e nonostante la condanna non possa mettere a tacere molti chiassosi contendenti, tuttavia, quando un qualsiasi pregiudizio comune viene attaccato, il saggio pondera e prende in esame, lasciando che i gretti prevenuti inveiscano con sconsiderata veemenza all’innovazione. »

« Sarebbe uno sforzo infinito registrare la varietà di meschinità, preoccupazioni e sofferenze a cui le donne sono condannate a causa dell’opinione dominante che vuole che esse siano state create per sentire piuttosto che per ragionare, e che tutto il potere che esse ottengono debba essere raggiunto grazie al loro fascino e alla loro debolezza. »

da Rivendicazione dei diritti delle donne, 1792.

« Raggiungendo la cascata, o piuttosto la cataratta, il cui rombo mi aveva annunciato da tempo la vicinanza, la mia anima fu gettata in una nuova serie di riflessioni. La corsa impetuosa del torrente che balza delle nere cavità che sfidano l’occhio che vorrebbe esplorarlo, produsse nel mio spirito un’uguale attività: i miei pensieri si lanciavano dalla terra al cielo, e mi chiedevo perché mai fossi incatenata alla vita ed alle sue miserie. E tuttavia, le emozioni tumultuose che facevano nascere questo oggetto sublime mi erano piacevoli; e contemplando quella cascata, la mia anima si elevava, con rinnovata dignità, al disopra delle sue angosce, cercando di raggiungere l’immortalità: sembrava impossibile fermare tanto la corrente dei miei pensieri quanto quella del torrente davanti a me, sempre mutevole eppure sempre lo stesso; io stesi la mano verso l’eternità, superando d’un balzo la piccola macchia oscura della vita futura »

« Più conosco il mondo, più mi convinco che la civiltà sia una benedizione non sufficientemente stimata da coloro i quali non hanno seguito il suo progresso; poiché questo non soltanto raffina i nostri piaceri ma produce una varietà che ci permette di conservare la primitiva sensibilità delle nostre sensazioni.

Senza l’aiuto dell’immaginazione tutti i piaceri dei sensi sprofonderebbero nella volgarità, a meno che la continua novità non serva da sostituto all’immaginazione; essendo la qual cosa impossibile, era proprio a questa debolezza, credo, che Salomone alludeva quando dichiarò che non c’era nulla di nuovo sotto il sole! »

 

            da Lettere scritte in Svezia, Norvegia e Danimarca, 1796.

NOTA

Mary Wollstonecraft fu una delle esponenti più eloquenti del circolo di scrittori che gravitavano attorno al circolo del filosofo William Godwin, che utilizzava la narrativa per diffondere le nuove idee facenti riferimento alla Rivoluzione francese.

In Rivendicazione dei diritti degli uomini, Wollstone critica aspramente le posizioni conservatrici e autocratiche di Edmund Burke, prestigioso protagonista del dibattito culturale contemporaneo. Ma la battaglia della scrittrice in difesa della dignità e della libertà umana si concentrò in particolare in favore delle donne, facendo di Mary Wollstoncraft la progenitrice del femminsmo moderno.

Vittima in prima persona di aspre critiche a causa della sua situazione personale e familiare – che non rispecchiava certo l’ortodossia dell’epoca – l’autrice inglese insistette in particolare sulla necessità di provvedere all’istruzione delle donne, al fine di renderle intellettualmente indipendenti e di rendere così definitivamente ingiustificabile ogni forma di asservimento e discriminazione.

(mm)

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