venerdì , 15 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Marcel Duchamp (28/07/1887)

“Evidentemente la professione di Artista ha preso il suo posto nella società d’oggi a un livello paragonabile a quello delle professioni “liberali”. Non è più, come prima, una specie di artigianato superiore. Per restare a questo livello e sentirsi alla pari di avvocati, medici, eccetera, l’Artista deve ricevere la stessa formazione universitaria.

E ancora, l’Artista gioca nella società moderna un ruolo molto più importante di quello di un artigiano o di un buffone. Si trova faccia a faccia con un mondo fondato su un materialismo brutale in cui tutto è
valutato in funzione del BENESSERE MATERIALE e in cui la religione, dopo aver perso molto terreno, non è più la grande dispensatrice di valori spirituali.
Oggi l’Artista è uno strano serbatoio di valori paraspirituali in opposizione assoluta al FUNZIONALISMO quotidiano per il quale la scienza riceve l’omaggio di una cieca ammirazione. Dico “cieca”, perché non credo nell’importanza suprema di queste soluzioni scientifiche che non toccano neppure i problemi personali dell’essere umano.”

Testo di un intervento pronunciato in inglese in occasione di un colloquio organizzato a Hofstra il 13 maggio 1960. Traduzione di Elio Grazioli.


Young man and girl in Spring, 1911

 

Portrait of Chess Player, 1911

 

“Mi sono servito della pittura, dell’arte, per stabilire un modus vivendi, una specie di metodo per capire la vita; cercare cioè per il momento di fare della mia vita un’opera d’arte, invece di passarla a creare quadri o sculture. Ora, penso che si possa usare il proprio modo di respirare, di agire e di reagire agli altri (…) Si può trattarli come un quadro, un tableau vivant, o un’immagine cinematografica, se volete. Sono le mie conclusioni di adesso, che non ho né voluto né organizzato quando avevo 15 o 20 anni, ma mi rendo conto ora, dopo molto tempo, che in fondo è a questo che ho mirato.”

Da Un’intervista, 1966

 

 

Bycicle Wheel, 1913

 

Nota:
“Se per conoscere bisogna smontare il giocattolo, come fanno i bambini, Duchamp smonta il funzionamento dello sguardo, della produzione del valore, della costruzione del senso, e tutta la sua opera appare come destrutturazione del meccanismo dell’opera d’arte.
Per il transformateur-Duchamp la macchina davvero celibe, la vera opera d’arte, è la propria vita; la poiesis dell’artista si rivolge al proprio sé, è autotrasformazione; la riflessione sull’opera d’arte diventa critica radicale dei ruoli, dunque messa in discussione anzitutto di sé come autore e apertura al ruolo del fruitore.
Fare della sua stessa vita un’opera d’arte è per Duchamp un rito di passaggio, dalla condizione protetta dell’autore a quella instabile del fruitore; passaggio epocale che assegna esclusivamente al divenire libero dell’altro il senso del suo stesso passare.
Allora fare di sé un’opera d’arte ha un senso solo se si distoglie l’attenzione dalle opere, che saranno perciò le pure tracce, il residuo che resta, di qualcosa che è accaduto altrove; testimonianze di un’epochè, frammenti che ricomposti a posteriori lasciano intravedere un disegno che via via si è andato componendo.
Così sono le opere di Duchamp, memorie d’archivio per un evento accaduto altrove: un altrove che non può essere altro che il proprio sé. “Usare il proprio modo di respirare, di agire, di reagire agli altri… e farne un tableau vivant”.
Ma lavorare sul proprio respiro, sulla propria sensibilità ed esperienza come su un congegno, considerando il proprio corpo come dispositivo, ha una tale carica mito-poietica da ricreare il Mito nel contemporaneo. “

Luisa Valeriani
(da: ANISA – Ass. Naz.le insegnanti Storia dell’Arte)

(as)

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Un commento

  1. Molto stimolante : che la vita diviene arte e cosi rimangono solo, come opere d’arte, alcuni segni visibili e prosaici della vita. Ma perche conservare una traccia? Anzi, dovrebbe rimanere solo la vita-arte, e sparire tutte le tracce, nello stesso modo che, nei quadri del rinascimento doveva sparire tutta traccia di sforzo, di lavori preparatori, per conservare solamente una impressione di evidenza e di facilita.
    “Non sono niente.
    Non sarò mai niente.
    Non posso voler essere niente.
    A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo.

    F. Pessoa

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