mercoledì , 13 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Luigi Tenco (21/03/1938)

 

« Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io tu e le rose” in finale e ad una commissione che seleziona “La rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi.»

Luigi Tenco

«Signori benpensanti, spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi,
Dio, fra le sue braccia, soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte, che all’odio e all’ignoranza
preferirono la morte»

Preghiera in gennaio di Fabrizio De Andrè,

«Eppure vogliamo parlarvi ancora di Luigi Tenco, cantautore, che per un giorno si è conquistato con la morte tanta notorietà come non era mai riuscito da vivo con le sue canzoni. Diciamo per un giorno, perché la gente ha preferito poi dimenticarlo in fretta, quasi per un senso di omertà come sempre avviene quando ci si sente in un certo senso colpevoli, coinvolti. E non siamo forse un po’ tutti responsabili dell’atto estremo del cantante, noi che esaltiamo e sopportiamo il carosello del festival, da anni, senza esigere nemmeno un livello minimo di intelligenza nei contenuti delle canzoni?[...] Luigi Tenco ha voluto colpire a sangue il sonno mentale dell’italiano medio. La sua ribellione che coincideva con una situazione personale di uomo arrivato alla resa dei conti con la carriera, ha però ancora una volta urtato contro il muro dell’ottusità. Chi non è in grado di domandare un minimo di intelligenza a una canzone non può certo capire una morte. »

Salvatore Quasimodo

«Luigi Tenco era un amico, un amico da tanti anni, l’ho conosciuto che avevo 18 anni, e non è vero che fosse sempre triste, cupo. Anzi, mia moglie diceva che la faceva ridere più di Alberto Sordi, quindi questa è proprio la prova che è un ragazzo molto molto vivo[…] Ora, l’altra sera, ritornando in albergo, siamo rimasti sorpresi, soprattutto perché conoscevamo Tenco, uno sempre in ricerca di una verità, capace di contraddirsi da un momento all’altro, e quindi probabilmente uno che un quarto d’ora dopo un gesto così non lo avrebbe fatto. »

Giorgio Gaber

«Il gesto con cui ha concluso repentinamente la sua esistenza va interpretato come un atto di accusa non contro il Festival di Sanremo ma più generalmente contro la nostra società, contro il modo di vivere di oggigiorno, contro coloro che trasformano in idoli gli individui che siano apparsi due o tré volte in televisione. »

Giorgio Gaber

«La solita strada, bianca come il sale
il grano da crescere, i campi da arare.
Guardare ogni giorno
se piove o c’e’ il sole,
per saper se domani
si vive o si muore
e un bel giorno dire basta e andare via.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Andare via lontano
a cercare un altro mondo
dire addio al cortile,
andarsene sognando.
E poi mille strade grigie come il fumo
in un mondo di luci sentirsi nessuno.
Saltare cent’anni in un giorno solo,
dai carri dei campi
agli aerei nel cielo.
E non capirci niente e aver voglia di tornare da te.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Non saper fare niente in un mondo che sa tutto
e non avere un soldo nemmeno per tornare.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao. »

Ciao amore, ciao

«Mi sono innamorato di te
perché
non avevo niente da fare
il giorno
volevo qualcuno da incontrare
la notte
volevo qualcuno da sognare
Mi sono innamorato di te
perché
non potevo più stare sola
il giorno
volevo parlare dei miei sogni
la notte
parlare d’amore
Ed ora
che avrei mille cose da fare
io sento i miei sogni svanire
ma non so più pensare
a nient’altro che a te
Mi sono innamorato di te
e adesso
non so neppure io cosa fare
il giorno
mi pento d’averti incontrato
la notte
ti vengo a cercare. »

Mi sono innamorato di te 

«Dicevamo che era un timido e, forse, un indolente, ma era soprattutto un uomo che non concedeva nulla a nessuno, e tantomeno a se stesso. “Non mi piace fare le serate – diceva – e non mi vedrete mai nei nights”. Anche in queste sue repulsioni si differenziava da tutti gli altri che vanno a caccia di serate per arrotondare il conto in banca. Il suo ambiente era il teatro da camera, oppure una di quelle sale discrete e quasi buie dove il suono di una chitarra riesce ancora a creare il silenzio, dove un cantastorie può ancora raccontare i suoi furori e le sue malinconie. »

Carlo Giovetti

Nota:

«Non si può andare sempre dietro a quello che fanno gli altri, in Francia, in Inghilterra e soprattutto in America. Vorrei che il mio tentativo fosse capito».

Luigi Tenco

Ancora oggi dei dubbi circondano la scomparsa del giovane cantautore italiano Luigi Tenco. La versione ufficiale parla di suicidio. Ciò che è certo è che la sua morte resta scolpita nella memoria degli Italiani con un forte valore simbolico; infatti, se è di suicidio che si parla, allora Tenco, togliendosi la vita, ha, forse, voluto criticare nel modo più estremo la società italiana e il suo modo di esaltare i falsi divi, quella società in cui contavano solo fama, ricerca del successo e profitto e a cui egli si era già opposto in vita.

(fg)

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2 commenti

  1. Non mi sono mai connesso al sito prima,ma,ricordndo che in questi giorni (anni e anni fa) è nato Tenco…ero certo di vedere celebrata la data qui…ed ero curioso di leggere cosa sarebbe stato scritto.
    Adoro la musica di Luigi, lo ritengo uno dei più interessanti cantautori della tradizione musicale italiana…la sua voce calda e e malinconica e le melodie semplici e avvolgenti a cui si accompagna suscitano in me una serie di emozioni contrastanti ad ogni ascolto, che finiscono per risolversi in una profonda tristezza.
    Credo che il significato delle opere di un cantautore/cantante sia racchiuso e si riveli nelle emozioni che esse suscitano nell’ascoltatore, siano esse stimoli immediati e semplici (come quello di ballare) o più complessi stati d’animo (come in questo caso).
    Se vista in questa ottica,la musica di tenco racchiude un valore davvero grande,per chi ha un’indole malinconica o riflessiva tale da sentirsi trasportato ogni volta che effettua un ascolto.
    Tenco non è mai stato realmente compreso,credo…era un outsider,un “diverso” e, come tale, si opponeva alle mode ed alle tendenza della musica del suo tempo.
    Triste pensare che il suo giorno di maggiore gloria sia stato quello della scomparsa…per poi esser sostituito da anni e anni di oblio,nella memoria collettiva.
    Ma così va la vita.

    Scusate per l’intrusione :P
    spero il commento sia gradito.
    Da un fan di tenco,ai lettori del sito.
    Bye bye

  2. Mi trovo pienamente d’accordo con la definizione di Tenco come un “outsider” e come un artista tanto profondo e complesso da non essere mai realmente e completamente compreso!
    Per il resto, i commenti sono sempre graditi, soprattutto se riescono a completare ed arricchire ciò che viene detto qui in poche semplici frasi!

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