sabato , 21 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Luigi Capuana (28/05/1839)

 

 

«Queste fiabe son nate così. [...]

In quel tempo ero triste ed anche un po’ ammalato, con un’inerzia intellettuale che mi faceva rabbia, e i lettori non immagineranno facilmente la gioia da me provata nel vedermi, a un tratto, fiorire nella fantasia quel mondo meraviglioso di fate, di maghi, di re, di regine, di orchi, di incantesimi, che è stato il primo pascolo artistico delle nostre piccole menti.

Vissi più settimane soltanto con essi, ingenuamente, come non credevo potesse mai accadere a chi è già convinto che la realtà sia il vero regno dell’arte. Se un importuno fosse allora venuto a parlarmi di cose serie e gravi, gli avrei risposto, senza dubbio, che avevo ben altre e più serie faccende pel capo; avevo Serpentina in pericolo, o la Reginotta che mi moriva di languore per Ranocchino o il Re che faceva la terza prova di star sette anni alla pioggia e al sole per guadagnarsi la mano di un’adorata fanciulla. »

Prefazione di C’era una volta… Fiabe

«Quando l’artista riesce a darmi il personaggio vivente davvero, non so chiedergli altro e lo ringrazio. Mi pare ch’egli m’abbia dato tutto quello che dovea. Pel solo fatto di esser vivente, quel personaggio è bello, è morale; e, se opera bene e se predica meglio, non nuoce: torno a ringraziar l’artista del di più. E al pari del personaggio amo viva l’azione. L’azione allo stesso modo, pel solo fatto di esser vivente è bella, è morale; non bisogna pretendere l’assurdo. Sotto la veste dell’artista, convien rammentarselo, c’è sempre più o meno un pensatore. Se questi fa capolino un po’ più dell’altro, tanto meglio; è quel che ci vuole a questi benedetti lumi di luna. Ma se si dovesse scegliere ad ogni patto, o l’uno o l’altro, io non esiterei, trattandosi di teatro, a sceglier l’artista. »

da Il teatro italiano contemporaneo

« – Perché Dio ci ha creati?
- Non ci ha creati nessuno! La Natura ha prodotto un primo animale e da esso, per trasformazioni e perfezionamenti, siamo venuti fuori noi. Siamo figli di scimmia, animali come gli altri animali.»

da Il marchese di Roccaverdina

«I popoli moderni han perduto, in gran parte, il loro vecchio carattere particolare. L’italiano, il francese, l’inglese, il tedesco di certe classi sociali si può anzi dire non esistano più. La aristocrazia e la borghesia oramai non sono di questa o di quella nazionalità, ma europee. Molti angoli sono smussati; molte differenze, specialmente interiori, furono scancellate affatto; e quelle che ancora rimangono son così impercettibili che bisogna armarsi d’una lente d’ingrandimento per riuscire a distinguerle. Talché non è solamente la forma straniera (e dico straniera per modo di dire, l’arte non avendo patria), ma è anche la materia italiana, così poco diversa dalla francese, dall’inglese, dalla tedesca, quella che impaccia i nostri passi e ci fa apparire più imitatori di quanto noi non siamo in realtà. Eppure si sa che nessun autore. neppure i genii, cascano belli e formati dalle nuvole, senza procedere da qualcuno che gli ha preceduti; si sa che la generazione spontanea non è ancora provata in arte più che non sia provata nella natura. E, pel romanzo, non si tratta d’un organismo elementare o protozoo letterario, ma d’un organismo completo che oggimai si riproduce per fecondazione diretta e trasmette in eredità i suoi caratteri speciali, perfezionandoli, adattandoli, ma non mutandoli a capriccio di questo o di quello. »

da Studi di letteratura contemporanea

Nota:

Limitare la genialità di Luigi Capuana all’etichetta di teorico del verismo è prassi fin troppo diffusa. Giornalista, scrittore, studioso e critico letterario egli è uno degli intellettuali più ricettivi del XIX secolo. Originario di Mineo, si sposta per l’Italia, passando per Firenze, Milano e Roma entrando così in contatto con scrittori come Aleardi, Capponi e Levi e avvicinandosi alla letteratura francese. Influenzato dagli studi positivistici decide di improntare tutta la sua opera alla nuova verità acquisita: il romanzo come organismo vivente autonomo. L’autore scompare dietro le parole, dietro i personaggi che hanno l’obbligo di mostrarsi al lettore senza intermediari. Ma di certo non può scomparire una personalità così eclettica che ha saputo donarci, insieme a capolavori veristi, anche delle stroadinarie pause per l’intelletto nella forma di fiabe e racconti.

(rb)

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