martedì , 12 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Lucio Anneo Seneca (21/05/4 a.C)

 

«Quel verso famoso sia sempre nel cuore e sulle labbra: “Sono un uomo e ritengo che nulla di umano possa essermi estraneo”. Poniamo tutto in comune, in comune siamo nati. La nostra società è del tutto simile a una volta di pietre: essa cadrebbe se non si sostenessero a vicenda, e proprio per questo si regge.»

da Epistula ad Lucilium, 95

«Non abbiamo poco tempo, ma molto lo lasciamo perdere. La vita è sufficientemente lunga e ci è stata data ampiamente per compiere grandi azioni, se l’usassimo tutta bene; ma quando scorre via nella dissipazione e nello spreco, quando non è spesa per alcuna opera meritevole, e, infine, quando la prossimità della morte ci incalza, ci accorgiamo che è passata ormai quella che non abbiamo capito che passava. Così è: non riceviamo una vita breve, ma la rendiamo tale, non siamo poveri di essa, ma scialacquatori. Come ampie e regali ricchezze, quando giunte nelle mani di un cattivo padrone, in un istante vengono dissipate, invece, benché siano limitate, se sono state affidate ad un buon custode, con l’uso crescono, così la nostra vita, a chi sa bene usarla, si stende tutta davanti a lui.»

dal De Brevitate vitae, I (3-4)

«Giasone:       Per tutti gli dei, per la fuga, per il letto, che ci hanno legati e che non ha tradito la mia slealtà, ora risparmia il bambino; se vi è una colpa è solo mia; mi offro alla morte; sacrifica il mio capo colpevole.

Medea:             Là dove non vuoi, là dove soffri, là conficcherò il ferro. Va’ ora superbo , cerca il letto delle vergini e lascia le donne madri.

Giasone:         Un solo figlio è abbastanza come vendetta.

Medea:           Se questa mano potesse saziarsi con una sola uccisione, avrebbe rinunciato anche a quella. Ma quanto ne uccida due, comunque, è un numero troppo piccolo per il mio dolore. Se dentro di me è nascosto ancora un qualche pegno del nostro amore, scruterò le viscere con la spada e lo trarrò fuori. […] Goditi lentamente il delitto, dolore, non affrettarti. Questo giorno è mio. Usiamo il tempo ricevuto.»

da Medea

«Dove ci porta la morte? Ci porta in quella pace dove noi fummo prima di nascere. La morte è il non-essere: è ciò che ha preceduto l’esistenza. Sarà dopo di me quello che era prima di me. Se la morte è uno stato di sofferenza, doveva essere così prima che noi venissimo alla luce: ma non sentimmo, allora, alcuna sofferenza. Tutto ciò che fu prima di noi è la morte. Nessuna differenza è tra il non-nascere e il morire, giacché l’effetto è uno solo: non essere »

da Moralia

Nota:

E’ la profondità morale della riflessione senechiana che affascina i lettori di ogni tempo. Il filosofo stoico, nella sua immensa produzione letteraria, si interroga, dando voce alla interiorità dell’uomo, attraverso una prosa diretta e inquieta, che vuole scavare nell’animo e dare una risposta ai limiti imposti dalla fortuna. L’uomo si pone alla ricerca della virtù, di una nobiltà d’animo che possa  elevarlo e proteggerlo dai mali del mondo. Lucio Anneo Seneca proverà tutta la vita a raggiungere questo status, ma la sua sottomissione al potere lo trascinerà ad un’esistenza lontanta dai suoi veri propositi e dalle sue vere ambizioni. Così, di fronte all’accanimento della fortuna, egli ricorrerà a quella che considera una risorsa dell’uomo, il diritto di uscire dalla propria vita quando lo si vuole: il suicidio.

(rb)

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