martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Kurt Vonnegut (11/11/1922)

«Diventai un cosiddetto scrittore di fantascienza quando qualcuno decretò che io ero uno scrittore di fantascienza. Io non volevo essere classificato, così mi meravigliai di scoprire in quale modo sarei rimasto colpito: non avrei mai ottenuto credito per diventare uno scrittore serio. Decisi che era perché scrivevo di tecnologia, mentre i più fini scrittori americani non ne sapevano nulla. Ero classificato come uno scrittore di fantascienza semplicemente perché scrivevo di Schenectady, New York. Il primo libro, Player Piano, parlava proprio di Schenectady. I miei associati ed io siamo ingegneri, fisici, chimici, e matematici. E quando io scrissi a proposito della Compagnia Generale Elettrica e Schenectady, è sembrata una fantasia del futuro ai critici che non avevano mai visto il posto. Io penso che i romanzi che tralasciano la tecnologia travisino la vita, così come i romanzi vittoriani la snaturavano lasciando fuori il sesso.»

A man without a country di Kurt Vonnegut, Daniel Simon (traduzione a cura della redazione di Asterischi)

«Vi amo, figli di puttana. Voi siete i soli che leggo, ormai. Voi siete i soli che parlano dei cambiamenti veramente terribili che sono in corso, voi siete i soli abbastanza pazzi per capire che la vita è un viaggio spaziale, e neppure breve: un viaggio spaziale che durerà miliardi di anni. Voi siete i soli che hanno abbastanza fegato per interessarsi veramente del futuro, per notare veramente quello che ci fanno le macchine, quello che ci fanno le guerre, quello che ci fanno le città, quello che ci fanno le idee semplici e grandi, quello che ci fanno gli equivoci tremendi, gli errori, gli incidenti e le catastrofi. Voi siete i soli abbastanza stupidi per tormentarvi al pensiero del tempo e delle distanze senza limiti, dei misteri imperituri, del fatto che stiamo decidendo proprio in questa epoca se il viaggio spaziale del prossimo miliardo di anni o giù di lì sarà il Paradiso o l’Inferno.»

Kurt Vonnegut agli scrittori di fantascienza

Nota
Il nonno di Kurt Vonnegut emigrò dalla Germania negli Stati Uniti nel lontano 1848. Lo strano destino del nipote Kurt lo volle prigioniero durante l’offensiva delle Ardenne nel 1944 e quindi imprigionato in Germania. Proprio a Dresda, dove era stato rinchiuso dai nazisti, vide il terribile bombardamento alleato (135mila morti) che lo ispirò anni dopo per scrivere Mattatoio n.5 o la crociata dei bambini, uno dei suoi capolavori. La sua produzione, dopo una prima fase marcatamente fantascientifica, fu sempre contraddistinta da uno stile semplice e diretto e da un’acuta miscellanea di generi. Considerato una sorta di traditore di “genere” riuscì, al pari di altri grandi di quegli anni come James Ballard e Phil Dick, ad uscire dal cosiddetto ghetto della fantascienza per coinvolgere intere generazioni di lettori. Uno dei suoi personaggi, lo scrittore Kilgore Trout, venne utilizzato come pseudonimo da Philip Josè Farmer, altro irriverente autore di sf americana, per scrivere Venere sulla Conchiglia. A quanto si dice il nostro Kurt non fu affatto esaltato dall’idea

(rrb)

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