mercoledì , 18 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Khaled Hosseini (04/03/1965)


 

« Come l’ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell’uomo trova sempre una donna a cui dare la colpa. »

da Mille splendidi soli

«Distesa sul divano, con le mani tra le ginocchia, Mariam fissava i mulinelli di neve che turbinavano fuori dalla finestra. Una volta Nana le aveva detto che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice da qualche parte del mondo. Che tutti i sospiri che si elevavano al cielo si raccoglievano a formare le nubi, e poi si spezzavano in minuti frantumi, cadendo silenziosamente sulla gente.                                                               - A ricordo di come soffrono le donne come noi – aveva detto. – Di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso. – »

da Mille splendidi soli

 

« – Per quanto ami questa mia terra, a volte penso che un giorno la lascerò – disse Babi.    - Per andar dove? –                                                                                                       - Ovunque sia facile dimenticare… – »

da Mille splendidi soli

 

«È stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. […] Il sole scintillava sull’acqua, dove dozzine di barche in miniatura navigavano sospinte da una brezza frizzante. In cielo due aquiloni rossi con lunghe code azzurre volavano sopra i mulini a vento, fianco a fianco, come occhi che osservassero dall’alto San Francisco, la mia città d’adozione. Improvvisamente sentii la voce di Hassan che mi sussurrava: “Per te farei qualsiasi cosa”. Hassan, il cacciatore di aquiloni. »

da Il Cacciatore di Aquiloni

 

«Non abbiamo letti a sufficienza… Non ci sono abiti, non c’è acqua pulita, non c’è quasi più cibo. C’è solo sovrabbondanza di bambini che hanno perso la loro infazia. Ma la tragedia è che questi sono i più fortunati.»

da Il Cacciatore di Aquiloni

 

« Ciò che mi spaventa, hamshira, è il giorno in cui Dio mi convocherà e mi chiederà: – Perché non hai obbedito alle mie leggi? […]Tutto ciò che possiamo fare, tutto ciò che ciascuno di noi può fare nel tempo che ci è concesso, è attenersi alle leggi che Lui ci ha dato. Per quanto possa essere doloroso.

[…]

Dio ci ha fatto in modo diverso, voi donne e noi uomini. Il nostro cervello è diverso. Voi non siete in grado di pensare come noi. Medici occidentali l’hanno dimostrato scientificamente. »

da Mille splendidi soli

 

« Con il trascorrere del tempo, a poco a poco si sarebbe stancata di quell’esercizio. Avrebbe trovato sempre più estenuante quel suo rispolverare i ricordi, risuscitare ciò che era ormai morto da tanto tempo.                                                                          Sarebbe arrivato il giorno, a distanza di anni, in cui non avrebbe più sofferto di quella perdita. Almeno non con la stessa intensità. Oppure non avrebbe più sofferto per niente.  Sarebbe venuto il giorno in cui il ricordo dei tratti del viso di Tariq si sarebbe affievolito, in cui, sentendo per la strada una madre chiamare il figlio Tariq, non le sarebbe più sembrato di svenire.                                                                                                                  La sua mancanza non le sarebbe pesata come ora, perché, ora, il dolore della sua assenza non le dava tregua.                                                                                   Come il dolore di un arto fantasma dopo un’amputazione. »

da Mille splendidi soli

 

«Ci sono milioni di persone in Afghanistan che hanno bisogno di aiuto, che vivono in un paese il cui governo non fornisce neanche i servizi essenziali. Questo mi ha aiutato a formare la mia stessa identità, mi ha dato una direzione, un obiettivo. Per questo mi auguro di continuare a lavorare come portavoce, come difensore dei profughi di tutto il mondo, ma in particolare per i profughi afgani.»

da un’intervista per rainews24 del 2008 http://www.rainews24.rai.it/ran24/rubriche/incontri/interviste/hosseini_intervista.asp

Trailer de Il Cacciatore di Aquiloni

Nota:

«Tutto ciò di cui sentiamo parlare è Talebani, Bin Laden, guerra, Talebani, Bin Laden, guerra, Talebani, Bin Laden, guerra. E la tua storia parla di una famiglia, di amicizia. C’è l’amore e il perdono e semplicemente uomini. Il tuo libro può almeno dare alla gente una visione di qualcosa di diverso dalle solite storie che sentiamo sull’Afghanistan.»

Roya Hosseini e le parole che furono il motore di un successo.

Gli “E se…” di Amir, di Jalil, di Mariam e Laila si confondono e gravano sul cuore del lettore, quasi fosse una colpa essere poi così fortunati. La vita ti mette di fronte a delle scelte, o ti ci scaraventa brutalmente, forze sconosciute ti conducono lontano e ti plasmano… “e se?” E’ questo l’eco lontano delle parole di Khaled Hosseini. Le orme lasciate dai suoi passi delineano i contorni delle vite dei suoi personaggi: Hosseini è la penna creativa di Amir, il ricordo di una notturna e improbabile caccia alle anatre sui cieli di Kabul, è l’esodo verso l’America e la vergogna di una povertà mai conosciuta; puoi vederlo scuotere la testa negli approssimativi ospedali di provincia accanto a Laila e Mariam, puoi leggere il suo attonimento, assistere ed essere guidato tra i mutamenti di una terra florida che ha il sapore del sangue.

Khaled Hosseini non riceverà mai risposte alle sue domande: non saprà mai se al posto di uno stetoscopio avrebbe invece dovuto imbracciare un fucile, né se avesse ancora avuto mani con cui scrivere qualora non fosse volato via a Parigi per poi fuggire nella lontana California, ma non si dispera. Hosseini aveva 15 anni quando fu adottato dall’America e non può e non vuole abbandonare la sua patria, così scrive. Che importa se deve anche assistere i suoi pazienti, se deve far fronte al suo impegno per l’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, può alzarsi la mattina alle 4.00 pur di scrivere, è la sua missione. “Per te questo e altro” diceva Hassan.

(ss)

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