venerdì , 15 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno José Raúl Capablanca (19/11/1888)

«Non avevo ancora cinque anni quando, per caso, entrai nello studio di mio padre e lo trovai intento a giocare con un suo amico. Prima di allora non avevo mai visto una partita di scacchi. I pezzi destarono la mia attenzione, ed il giorno seguente tornai a vedere un’altra partita. Il terzo giorno, mentre
stavo a guardare, mio padre (che era un principiante decisamente mediocre), spostò un Cavallo da una casa bianca a un’altra casa bianca. Il suo avversario (che evidentemente neanche lui era un gran giocatore), non se ne accorse, e così mio padre ebbe la meglio. Allora io mi misi a ridere e a chiamarlo imbroglione. Dopo una piccola baruffa, durante la quale fui quasi cacciato dalla stanza, mostrai al mio genitore quello che aveva fatto. E siccome insisteva nel voler sapere come facessi a conoscere quel difficile gioco, gli risposi che avrei potuto anche vincerlo. Lui, sghignazzando, ribatté che ciò
era impossibile. Giocammo, ed io vinsi.»

Da La mia carriera scacchistica

«Ma la mia grande forza stava nella tecnica del finale e nella capacità di combinazione nel mediogioco. Sapevo esattamente giudicare se una posizione era vinta o perduta: ed ero in grado di difendermi, in posizioni difficili, come pochi.; di ciò diedi ripetute dimostrazioni nel corso del match, respingendo gli attacchi di Marshall.»

Commento ad una partita riportato nel Dossier Capablanca – Speciale Torre e Cavallo 1988

Nota:

Leggenda assoluta del mondo degli scacchi. Le sue gesta esulano i limiti del gioco per abbracciare, come d’incanto, vizi e manie del Novecento. La sua esistenza fu un esaltante incontro di arte  scacchistica e vitalismo.

«Capablanca non ama le complicazioni né le avventure: preferisce sapere prima dove andare. La sua profondità non è quella di un poeta, ma quella di un matematico, il suo spirito è romano, non greco. Le combinazioni di Anderssen e Cigorin furono realizzate in situazioni particolari, in esse si manifestavano i loro caratteri individuali; quelle di Capablanca possono essere previste con varie mosse d’anticipo, perché si basano sui principi generali del gioco.»

Commento di Lasker dopo la sconfitta nel 1921

«…è stato il dongiovanni del mondo scacchistico… dopo il fallimento del primo matrimonio fatto in età giovanile, fu un susseguirsi di esperienze sessuali occasionali, finché a cinquant’anni si sposò per la seconda volta con una principessa russa (in realtà georgiana). Fisicamente era piuttosto attraente e lo si vedeva sempre circondato da uno stuolo di donne in ammirazione: l’alibi che circolava… dopo molte sue sconfitte, era che la notte precedente l’avesse passata con una donna…»

Da La psicologia del giocatore di scacchi di Reuben Fine

(rrb)

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