mercoledì , 23 agosto 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno John Fante (08/04/1909)

«Tuttavia, come faceva a sapere che Rosa non fosse morente?, inevitabile che lo fosse, perché tutti si avvicinavano, minuto dopo minuto, alla tomba.

Ma supponiamo, per una maledetta ipotesi, che Rosa fosse veramente moribonda! Non era successo l’anno prima al suo amico Joe Tanner? Era morto in bicicletta; un giorno era vivo, il giorno dopo no. E Nellie Frazer? Aveva un sassolino nella scarpa e non se l’era tolto; avvelenamento del sangue, era morta in men che non si dica. Aveva partecipato al suo funerale.

Come faceva a esser certo che Rosa non fosse stata investita da una macchina dopo che l’aveva vista l’ultima, terribile volta? Non era da escludere. Come faceva a esser certo che non fosse morta fulminata? Un incidente molto frequente. Perché non poteva succedere a lei? Ovviamente non aveva nessun desiderio di vederla morire, proprio no, croce sul cuore, che io possa morire, e tuttavia c’era una probabilità. Povera Rosa, così giovane e carina … e morta»

Da Aspetta primavera, Bandini

«Ero lì che la osservavo nell’ombra degli scuri scaffali. Aveva in mano un libro e stava in piedi dietro la scrivania come un soldato, spalle in dentro, a leggere il libro, con quel viso così serio e così tenero, gli occhi grigi che si inoltravano lungo quel sentiero rigo dopo rigo. I miei occhi erano così bramosi, così affamati che la fecero trasalire. D’un tratto alzò lo sguardo, e sbiancò in volto come per lo choc causato da qualcosa di terribile. La vidi inumidirsi le labbra, quindi mi voltai. Dopo un poco tornai a guardare. Era una specie di magia. Ebbe un nuovo fremito, di nuovo rivolse attorno a sé uno sguardo carico di disagio, posò le sue lunghe dita sulla gola, sospirò e riprese a leggere. Ancora pochi attimi e guardai un’altra volta. Aveva ancora quel libro in mano. Ma che cos’era quel libro? Non lo sapevo, ma i miei occhi lo volevano, per potersi inoltrare lungo il sentiero che i suoi occhi avevano già percorso.»

Da La strada per Los Angeles

« Di nome faceva Arturo, ma avrebbe preferito chiamarsi John. Di cognome faceva Bandini ma lui avrebbe preferito chiamarsi Jones. Suo padre e sua madre erano italiani ma lui avrebbe preferito essere americano. Suo padre faceva il muratore ma lui avrebbe preferito diventare il lanciatore dei Chicago Cubs. [...] Avrebbe voluto tanto essere un bravo ragazzo ma aveva paura a comportarsi da bravo ragazzo perché temeva che i suoi amici gli dessero del bravo ragazzo. Lui era Arturo, e amava suo padre, ma viveva nel terrore che un giorno, diventato grande, le avrebbe suonate di santa ragione a suo padre. »

« Finalmente trovò la fotografia. Ah, gente! se la portò vicino agli occhi per fissare quel volto bellissimo: ecco la mamma che aveva sempre sognato, una ragazza di vent’anni con gli occhi simili ai suoi. Non quella donna sfinita dall’altra parte della casa, con il viso affilato e tormentato, le mani ossute. Averla conosciuta allora, aver sentito la culla di quel grembo, poter vivere ricordando tutto dall’inizio! Invece non ricordava niente di quel periodo; gli era sempre apparsa com’era adesso, spossata, segnata da una dolorosa malinconia, gli occhi grandi che non sembravano i suoi, la bocca esangue per aver pianto troppo. Seguì con il dito i contorni di quel volto, lo baciò, sospirando per un passato che non aveva mai conosciuto.» 

da Aspetta primavera, Bandini, 1938. Traduzione di Carlo Corsi.

«Fui sopraffatto dalla consapevolezza del patetico destino dell’uomo, del terribile significato della sua presenza. Il deserto era come il bianco animale paziente, in attesa che gli uomini morissero e le civiltà vacillassero come fiammelle, prima di spegnersi del tutto. Intuii allora il coraggio dell’umanità e fui contento di farne parte. Il male del mondo non era più tale, ma diventava ai miei occhi un mezzo indispensabile per tenere lontano il deserto»

« Era un bel problema, degno della massima attenzione. Lo risolsi spegnendo la luce a andandomene a letto.»

«…e la biblioteca con i grossi nomi degli scaffali, il vecchio Dreiser, il vecchio Mencken, tutta la banda riunita che andavo a riverire. Salve Dreiser, ehi Mencken, ciao a tutti, c’è un posto anche per me nel settore della B, B come Bandini, stringetevi un po’, fate posto ad Arturo Bandini. Mi sedevo al tavolo e guardavo verso il punto in cui avrebbero messo il mio libro, proprio lì, vicino ad Arnold Bennett; niente di speciale quell’Arnold Bennett, ma ci sarei stato io a tenere alto l’onore delle B, io, il vecchio Arturo Bandini, uno della banda. »

« – So che provi ripugnanza per me, – mi disse. – sai delle mie cicatrici e dell’orrore che porto addosso, nascosto sotto i vestiti. ma devi cercare di non pensare alla bruttezza del mio corpo, perché il mio cuore è buono. Davvero, sono buona, e non merito il tuo disgusto. 
Rimasi senza parole. 
- Perdona il mio corpo! – esclamò. Poi mi abbracciò, con le guance inondate di lacrime. 
- Pensa alla mia anima, – disse. – E’ così bella, la mia anima, e può darti tanto! » 

« Pregai; certo, pregai. Per ragioni sentimentali. Dio onnipotente, mi dispiace di essere diventato ateo, ma hai letto Nietzsche? Ah, che libro! Dio onnipotente, voglio essere onesto. Ti farò una proposta. Fai di me un grande scrittore ed io tornerò alla Chiesa. A proposito, Signore, devo chiederti un’altro favore: fa in modo che mia madre sia felice. Del vecchi non mi interessa; lui ha il suo vino e la sua salute, ma mia madre si tormenta sempre. Amen. »

Da Chiedi alla polvere

« Poi mi stesi, respirando il suo dolce e acuto aroma, che in qualche modo era il profumo dei capelli di mia madre, e lei mi sorrideva con i suoi occhi teneri, allora mi mi misi a piangere perché non volevo diventare padre, marito e nemmeno un uomo, volevo tornare indietro all’età di sei o sette anni, per poter riposare ancora tra le sue braccia, e così mi addormentai, sognandola. »

            da Full of Life, 1952. Traduzione di Alessandra Osti.

« Sì, me ne andai. Lo feci prima ancora di compiere vent’anni. Furono gli scrittori a portarmi via. London, Dreiser, Sherwood Anderson, Thomas Wolfe, Hemingway, Fitzgerald, Silone, Hamsun, Steinbeck. In trappola, barricato contro il buio e la solitudine della valle, me ne stavo lì coi libri della biblioteca pubblica impilati sul tavolo da cucina, solo, ad ascoltare il richiamo delle voci dei libri, con la brama di altre città. »

« Poi accadde. Una sera, mentre la pioggia batteva sul tetto spiovente della cucina, un grande spirito scivolò per sempre nella mia vita. Reggevo il suo libro tra le mani e tremavo mentre mi parlava dell’uomo e del mondo, d’amore e di saggezza, di delitto e di castigo, e capii che non sarei mai più stato lo stesso. Il suo nome era Fëdor Michajlovi? Dostoevskij. Ne sapeva più lui di padri e figli di qualsiasi uomo al mondo, e così di fratelli e sorelle, di preti e mascalzoni, di colpa e innocenza. Dostoevskij mi cambiò… 
… mi rivoltò come un guanto. Capii che potevo respirare, potevo vedere orizzonti invisibili.. »

            da La confraternita dell’uva,1977. Traduzione di Francesco Durante.

 « Caro signor Mencken,
Sono proprio disperato. C’è qualcosa di cui vorrei alleggerirmi il petto. Riguarda mio padre. Nella mia stima direi che era un tipo fantastico. Me le suonava di santa ragione un paio di volte la settimana e io lo rispettavo moltissimo. Non c’è mai stata una volta in cui sia venuto da me per chiedermi un consiglio, e questa cosa mi faceva restare male, ma in ultima analisi mi rendeva ancora più orgoglioso di lui. Ora è cambiato. E’ finito. Mi si torcono le budella quando ci penso.[…]

 Ciò che mi ferisce e torna a ferirmi è che senza di me è perso. Non è che non li voglia bene, perché la mia pietà è centomila volte più forte del mio amore. Ma perché non può fingere? Dopo tutto, anch’io sono poco più di un bambinetto. Perché non può aspettare altri dieci anni? Perché mi deve dare la responsabilità della sua idealizzazione e delle sue aspettative ? Non lo sopporto. Sono troppo consapevole dei miei limiti. Non so nemmeno per idea ciò che pensa che io sia. Non è possibile aspettarselo da me. Avere un padre che venera un uomo che ha solo venticinque anni è troppo. Spacca tutto.
Così tutti i vecchi che incontro per la strada sono mio padre. Ogni vecchio mi fa stringere lo stomaco, sento una pietà incontrollata che mi lascia perso. Voglio prendere quei vecchioni fra le mie braccia e dargli delle pacche sulle spalle e dirgli di smetterla di scherzare, che sono soltanto ragazzini, che il mondo ha ancora terrore di loro. Allo stesso tempo vorrei che ognuno di loro morisse, perché mi sembra che solo pochi uomini si sappiano impadronire della sottile arte di invecchiare.»

Da Sto sulla riva dell’acqua e sogno. Lettere a Mencken 1930-1952. Traduzione di Alessandra Osti

« EPILOGO

Fante che se n’è andato a Hollywood,

Fante su un campo di golf,

Fante al tavolo da gioco,

Fante in una casa a Malibu,

Fante amico di William

Saroyan.

Ma Fante il ricordo più bello

che ho di te

era negli anni ‘30

quando vivevi in quell’albergo vicino

all’Angel’s Flight

e lottavi per essere uno scrittore,

inviando racconti e lettere

a Mencken.

a quei tempi

ti veniva fuori

l’urlo dallo stomaco.

e io lo sentivo.

lo sento ancora adesso.

e mi rifiuto di immaginarti

su un campo di golf

o a Hollywood.

ma questo non è importante

adesso che sei morto

però il fatto che tu fossi un grande scrittore

quello resta

e insieme il modo in cui mi hai aiutato

a mettere le parole

sulla carta

come volevo io.

sono felice di averti incontrato alla fine

anche se stavi

morendo

e mi ricordo quando

ti ho domandato

“senti, John, come cavolo

gli è andata a quella ragazza

messicana

di Ask the Dust?”

e tu mi hai risposto

“si è scoperto che era

una dannata

lesbica!”

e poi è entrata l’infermiera

con delle grosse

pillole bianche

per te. 

Poesia composta da Charles Bukowski per John Fante. Da Betting on the Muse. Poems & Stories, traduzione di Christian Raimo

«Mi sedetti davanti alla macchina per scrivere e mi soffiai sulle dita. Per favore, Dio, per favore,Knut Hamsun, non abbandonatemi adesso. Cominciai a battere e scrissi:

“The time has come”, the Warlus said,

“to talk about of many things:

Of shoes and ships, and sealing wax,

Of cabbages and Kings”1

Rilessi e mi inumidii le labbra. Non era roba mia, ma che diavolo, bisognava pur cominciare da qualche parte.

1famoso nonsense per bambini»

Da Sogni di Bunker Hill

« Andavo in biblioteca. Sfogliavo le riviste, guardavo le figure. Un giorno mi avvicinai agli scaffali dei libri e ne tirai fuori uno. Era Winesburg, Ohio. Mi sedetti a un lungo tavolo di mogano e cominciai a leggere. All’ improvviso il mio mondo si capovolse. Il cielo precipitò. Il libro mi inchiodava. Mi vennero le lacrime agli occhi. Il cuore mi batteva forte. Leggevo fino a quando mi bruciassero gli occhi. Mi portai il libro a casa. Lessi un altro Anderson. Leggevo e leggevo, ed ero affranto e solo ed innamorato di un libro, di molti libri, poi mi venne naturale, e mi sedetti lì, con una matita e un lungo blocco di carta, e cercai di scrivere, fino a che sentii di non poter più continuare perché le parole non mi sarebbero venute come ad Anderson, ma solamente come gocce di sangue dal mio cuore.»

 Da Sogni di Bunker Hill, 1982. Traduzione di Francesco Durante.

Tutte le citazioni, ove non diversamente specificato, sono tratte dalle traduzioni pubblicate dalla Einaudi editore.

Nota:

«Fante era il mio dio!»

Charles Bukowski

I romanzi e i racconti scrittore italo-americano John Fante hanno conosciuto una bizzarra alternanza tra successo e oblio da parte della critica e dei lettori. La strada per Los Angeles, primo romanzo di Fante e primo capitolo della saga del suo alter ego Arturo Bandini, venne rifiutato dall’editore, che però accettò di pubblicare Aspetta primavera, Bandini e, nel 1939 il romanzo che viene considerato il capolavoro dell’opera di Fante, Chiedi alla polvere. Dopo questi iniziali successi, Fante ebbe una crisi narrativa, che lo costrinse a lavorare come sceneggiatore per Hollywood. Solo nel 1978, grazie a Charles Bukowski, i romanzi di Fante vennero ristampati, conoscendo finalmente il successo che meritavano e che conservano ancora oggi.

Primo di quattro fratelli, John Fante nacque nel 1909 a Denver, Colorado. Figlio della prima generazione di immigrati italiani in America, il padre Nick era abruzzese mentre la madre, Mary Capoluongo, era di orgini lucane ma nata a Chicago. La figura del padre, muratore alcolista, severo e non di rado violento,diverrà immortale nelle pagine di John, e la tematica del rapporto padre-figlio sarà una costante sottesa più o meno esplicitamente in tutta la sua produzione.

Ancora giovanissimo, Fante lasciò il Colorado per cercare fortuna a Los Angeles, la città che costituirà il nodo focale della saga di Arturo Bandini (La strada per Los Angeles;  Aspetta primavera, Bandini; Chiedi alla polvere;  Sogni di Bunker Hill).

Un secondo ciclo di romanzi, avente come protagonista a famiglia Molise, culmina nel capolavoro La confraternita dell’uva, che nel 1977 sancisce la scoperta europea e la definitiva affermazione americana del genio di Fante, fino ad allora appoggiato solo da pochi ma influenti personaggi come il critico H.L.Mencken e lo scrittore Charles Bukowski.

La dimensione autobiografica e memorialistica permea tutta la scrittura dell’autore americano, che si serve infatti di alter ego quali Arturo Bandini o Henry Molise per raccontare se stesso, la propria infanzia, le proprie debolezze e inadeguatezze, l’amarezza e il senso della fine che incombe negli ultimi anni di vita. Il diabete, infatti, avrà conseguenze disastrose per lo scrittore, rendendolo cieco e costringendo i medici ad amputargli entrambe le gambe.

Dopo aver dettato alla moglie la sua ultima opera (Sogni di Bunker Hill), John Fante morì l’8 maggio del 1983 all’età di 74 anni.

(eb) (lm) (mm)

Informazioni su asterischi

asterischi

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Campi obbligatori *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

shared on wplocker.com