mercoledì , 13 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Johann Wolfgang von Goethe (28/08/1749)

 

«Guglielmo, che cos’è mai il nostro cuore senza l’amore! È come una lanterna magica senza lume! Basta che tu ci metta dentro la piccola lampada, e ti appaiono le più belle immagini sullo schermo bianco. Anche se non sono fuggevoli fantasmi, ci danno tuttavia la felicità, quando stiamo lì davanti come ragazzi, estatici per le meravigliose apparizioni. […] Guglielmo, sono fantasmi se sono la felicità? »

« Ho tante cose, e il sentimento per lei le assorbe tutte; ho tante cose, e senza lei tutto mi è nulla. Se non sono stato almeno cento volte sul punto d’abbracciarla! Lo sa Dio onnipotente quel che deve provare uno che si vede passare e ripassare davanti tanta delizia, e non gli è permesso afferrare; eppure afferrare è l’impulso più naturale dell’umanità. I bambini non allungano la mano verso tutto quello che colpisce i loro sensi? E io? »

I dolori del giovane Werther

« “Ogni essere, così come ha un rapporto con se stesso, deve anche avere una relazione con gli altri. E tale relazione sarà diversa a seconda della diversità degli esseri”, continuò Edoardo con prontezza. “Si incontreranno subito, come amici, come vecchi conoscenti, quelli che legano in fretta, che si uniscono senza modificarsi a vicenda, come il vino si mescola con l’acqua. Altri invece, pur trovandosi vicini, continueranno a restare estranei e non ci sarà verso di legarli, nemmeno mescolandoli e strofinandoli con mezzi meccanici; così come l’olio e l’acqua che, appena si smette di sbatterli, si separano di nuovo. […] Quelle sostanze che, incontrandosi, immediatamente si compenetrano e si influenzano a vicenda, le chiamiamo affini. Questa affinità salta subito agli occhi negli alcali e negli acidi che, quantunque opposti o forse proprio perché opposti, si cercano e si stringono in un legame strettissimo, si modificano e formano nuovi corpi. Pensiamo solo alla calce che manifesta una forte inclinazione per tutti gli acidi, una inequivocabile voglia di unirsi a essi!” . “Devo confessare” disse Carlotta “che quando lei chiama affini le sue strane sostanze, io me le immagino legate non tanto da un’affinità di sangue, quanto piuttosto da una di spirito, di anima. Ed è in questo stesso modo che possono nascere tra le persone delle amicizie veramente importanti: sono infatti le qualità opposte quelle che rendono possibile un’unione più intima.” […] “Sono proprio i casi complicati ad essere i più interessanti. E’ solo dall’esame di tali casi che impariamo a conoscere il grado di affinità, le relazioni più strette e più forti, quelle più lontane e più deboli. Le affinità incominciano a diventare interessanti nel momento in cui producono separazioni” »

Le affinità elettive

« Ifigenia: Se respiri come vuoi, non è tutta la vita.

Che vita è mai, se in questo luogo sacro

Simile a un’ombra intorno al suo sepolcro,

devo vivere solo in pianto? E posso

dirla vita lieta, autocosciente, se

ogni giorno passato invano sognando

ci predispone a quei giorni grigi

che sulla riva del Lethe, nell’oblio di se stessi,

passa in ozio la schiera luttuosa dei dipartiti?

Una vita inutile è una morte precoce:

questo destino di donna è, innanzi a tutte, il mio.

Arcade: il nobile orgoglio, che ti frustra e scontenta,

io lo perdono, in quanto ti compiango:

ti sottrae ogni gioia di vivere.

Qui non hai fatto niente dopo che sei venuta?

L’umor tetro del re chi l’ha rasserenato?

Chi ha represso di anno in anno l’antica

Usanza crudele che ogni straniero lasci

La sua vita nel sangue all’altare di Diana,

con la mitezza di chi sa persuadere,

e così ha spesso rimandato in patria

i prigionieri, salvi da una morte sicura?

Diana, invece di essere adirata, lei che

Non ha più gli antichi sacrifici di sangue,

non ha esaudito, prodiga, la tua mite preghiera?

La vittoria non aleggia in lieto volo

Intorno all’esercito, e perfino lo percorre?

E ognuno non ha il senso di un destino migliore

Da quando il re, che con saggezza e valore

Da tanto tempo ci guida, ora che ci sei tu

È lieto di essere anche mite e ci solleva

Dall’obbligo di obbedire in silenzio?

Questo tu chiami inutile, se dalla tua natura

Un balsamo stilla su migliaia di uomini?

Se tu per la gente, che ti accolse da un dio,

diventi fonte perenne di nuova gioia

e su questa inospitale riva di morte

prepari salvezza e ritorno agli stranieri?

Ifigenia: Il poco sparisce facilmente allo sguardo

Che vede innanzi quanto ancora resta

 

Arcade: Ma tu lodi chi non apprezza quello che fa?

 

Ifigenia: Si biasima colui che pesa le sue azioni»

Ifigenia in Tauride

« Faust: Entro qualsiasi costume sentirò sempre la pena di questa angusta esistenza terrena. Sono troppo vecchio per concedermi solamente ad un gioco e troppo giovane per essere privo di desideri. Che cosa mi può ancora concedere il mondo? Rinunciare devi, devi rinunciare! Ecco l’eterna canzone che risuona negli orecchi di tutti e che, ad ogni ora della nostra vita, ci echeggia cupa in cuore. La mattina, mi desto con terrore e piangerei amare lacrime vedendo sorgere il giorno che, nel suo corso, non adempirà uno solo dei miei desideri, che sminuirà con capricciose pedanterie persino il presagio di ogni gioia, e che, con le mille inezie della vita, impedirà ogni creazione al mio fremente animo. E quando, poi, cala la notte, debbo coricarmi, angosciato, sul mio giaciglio, e nemmeno allora mi è concesso riposo ché selvaggi sogni mi spaventano. Il dio che alberga nel mio petto può scuotere l’intimo mio; può imperare su tutte le mie energie, ma non può fare muovere nulla al di fuori di me. Così l’esistenza mi è un peso, la morte desiderata e la vita odiata.

Mefistofele: tuttavia la morte non è mai un ospite gradito. […] Smettila dunque di giocare con il dolore che, come un avvoltoio, ti divora la vita! Anche la peggiore compagnia susciterà in te la sensazione di essere uomo fra uomini. Con ciò non vuol dire che io pensi di ficcarti fra la canaglia. Non sono uno dei grandi sulla terra, tuttavia se ti vuoi unire a me ed avviarti verso la vita, mi ci adatterò volentieri e sarò tuo da questo momento. Sarò tuo compagno e, se ti accontento, sarò tuo servo, sarò tuo schiavo!»

Faust

« Chi si collochi nel punto più alto, occupato un tempo dagli spettatori, non può a meno di confessare che forse mai il pubblico d’un teatro ha avuto innanzi a sé uno spettacolo simile. A destra, sopra rupi elevate, sorgono dei fertilizi; laggiù in basso la città; benché tutte queste siano costruzioni moderne, ne sorgevano di simili anche nel tempo antico e allo stesso posto. Lo sguardo abbraccia inoltre tutta la lunga schiena montuosa dell’Etna, a sinistra la spiaggia fino a Catania, anzi fino a Siracusa. L’enorme vulcano fumante conchiude il quadro sterminato, ma senza crudezza, perché i vapori dell’atmosfera lo fanno apparire più lontano e più grazioso che non sia in realtà. Se poi da questo spettacolo si volge l’occhio ai corridoi costruiti alle spalle degli spettatori, ecco a sinistra tutte le pareti della roccia, e fra queste ed il mare la via che serpeggia fino a Messina, e gruppi e ammassi di scogli nello stesso mare, e la costa della Calabria nell’ultimo sfondo, che solo spiando attentamente si discerne fra le nubi che si innalzano dolcemente. Siamo discesi lungo il teatro, ci siamo fermati fra le sue rovine, che potrebbero tentare un abile architetto a fissare sulla carta almeno il suo talento di restauratore, e infine ci siamo provati ad aprirci un sentiero fra gli orti fino alla città. Ma questa volta abbiamo esperimentato quel baluardo impenetrabile sia una siepe di fichi d’India piantati l’uno accanto all’altro: si vede bensì a traverso il groviglio delle foglie, e si crede di potervi penetrare, ma le dure spine all’orlo di quelle sono ostacoli ben convincenti. A mettere il piede sopra uno di questi colossi di foglie, nella speranza che ci sopporti, va tutto in pezzi e invece di passare oltre, al sicuro, si cade fra le braccia d’un arbusto vicino. Riuscimmo finalmente a districarci anche da questo labirinto. In città prendemmo un boccone, ma non potemmo staccarci da questo luogo prima del tramonto. Osservare come questa regione, in tutti i particolari interessante, si sprofondava a poco a poco nelle tenebre, è stato spettacolo di una bellezza indicibile. »

Viaggio in Italia

Nota:

Eclettico per eccellenza, Johann Wolfgang von Goethe è stato il più grande drammaturgo, romanziere, poeta del Classicismo di Weimar. L’altissimo numero di opere realizzate lo colloca in diversi momenti storico-culturali, dallo Sturm und Drang (con il successo de “Il dolore del giovane Werther”) al classicismo, correnti letterarie che vengono racchiuse dagli storici in un unico periodo: l’ ”età di Goethe”, proprio per l’influenza che questo grande scrittore ha esercitato nella cultura tedesca. Viaggiò molto e fu proprio il lunghissimo soggiorno in Italia ad influenzarlo nell’adesione totale al mondo classico e nella stesura postuma di un diario, raccolta di testimonianze delle bellezze della penisola. I viaggi all’estero, invece, lo indussero ad un’apertura sperimentale verso le letterature straniere. Per questo, conia il concetto di “Weltliteratur”, di letteratura universale, nel tentativo di indurre alla tanto bramata unificazione culturale della Germania. Il desiderio di apertura e di confronto, la collaborazione con Schiller e l’ospitalità di Weimar, fanno di Goethe il capostipite della letteratura tedesca in tutti i sensi. Una figura geniale, senza la quale l’intero patrimonio culturale tedesco, perderebbe il proprio fascino e la propria originalità.

(mc)

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