mercoledì , 18 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Jean-Jacques Rousseau (28/06/1712)

 
«Mi inoltro in un’impresa senza precedenti, l’esecuzione della quale non troverà imitatori. Intendo mostrare ai miei simili un uomo in tutta la verità della sua natura; e quest’uomo sarò io.
Io solo. Sento il mio cuore e conosco gli uomini. Non sono fatto come nessuno di quanti ho incontrati; oso credere di non essere fatto come nessuno di quanti esistono. Se pure non valgo di più, quanto meno sono diverso. Se la natura abbia fatto bene o male a spezzare lo stampo nel quale mi ha formato, si potrà giudicare soltanto dopo avermi letto.
La tromba del giudizio finale suoni pure, quando vorrà: con questo libro fra le mani mi presenterò al giudice supremo. Dirò fermamente: «Qui è ciò che ho fatto, ciò che ho pensato, ciò che sono stato. Ho detto il bene e il male con identica franchezza. Nulla ho taciuto di cattivo e nulla ho aggiunto di buono, e se mi è occorso di usare, qua e là, qualche trascurabile ornamento, l’ho fatto esclusivamente per colmare i vuoti della mia debole memoria; ho potuto supporre vero quanto sapevo che avrebbe potuto esserlo, mai ciò che sapevo falso. Mi sono mostrato così come fui, spregevole e vile, quando lo sono stato, buono, generoso, sublime quando lo sono stato: ho disvelato il mio intimo così come tu stesso l’hai visto. Essere esterno, raduna intorno a me la folla innumerevole dei miei simili; ascoltino le mie confessioni, piangano sulle mie indegnità, arrossiscano delle mie miserie. Scopra ciascuno di essi a sua volta, con la stessa sincerità, il suo cuore ai piedi del tuo trono; e poi che uno solo osi dirti: «Io fui migliore di quell’uomo.»
 

da Les confessions
 
«Nell’ordine naturale, essendo gli uomini tutti uguali, la loro vocazione comune è lo stato d’uomo; e chiunque sia bene educato per tale stato non può esserlo male per quelli che ne sono specificazioni. Che si destini il mio allievo alla spada, alla Chiesa, o alla toga, poco m’importa. Prima che la vocazione sceltagli dai genitori, la natura lo chiama alla vita umana. Il mestiere di vivere è quello che voglio insegnargli. E uscendo dalle mie mani egli non sarà, ne convengo, né magistrato, né soldato, né prete; sarà prima di tutto uomo: tutto ciò che un uomo dev’essere, egli saprà esserlo, all’occorrenza, altrettanto bene che qualsiasi altro; e la fortuna lo faccia pur cambiare di condizione, egli sarà sempre al suo posto [...]. Il nostro vero studio è quello della condizione umana. Quello fra noi che sa meglio sopportare i beni e i mali di questa vita è, a parer mio, il meglio educato: ne consegue che la vera educazione consiste meno di precetti che di esercizi. Noi cominciamo a istruirci cominciando a vivere; la nostra educazione comincia con noi [...]. Bisogna dunque rendere le nostre vedute più generali, e considerare nel nostro allievo l’uomo astratto, l’uomo esposto a tutti gli accidenti della vita umana. Se gli uomini nascessero indissolubilmente attaccati al suolo di un paese, se la stessa stagione durasse tutto l’anno, se ciascuno fosse legato alla sua fortuna in modo da non poterla cambiar mai, la pratica costituita sarebbe buona per certi rispetti; il bambino educato per il suo stato, non dovendone mai uscire, non potrebbe essere esposto agli inconvenienti di un altro. Data però la mobilità delle cose umane, dato lo spirito inquieto e volubile di questo secolo che tutto sconvolge ad ogni generazione, si può concepire un metodo più insensato che di educare un fanciullo come se mai dovesse uscire dalla sua camera, come se dovesse essere incessantemente circondato dai suoi? Se il poveretto fa un solo passo sulla terra, se discende di un solo gradino, è perduto. Questo non è insegnargli a sopportare il disagio, questo è esercitarlo a sentirlo.»
Emile ou de l’éducation
 

« L’uomo è nato libero, ma dovunque è in catene.
Anche chi crede di esser padrone degli altri, è più schiavo di loro.
Come avviene questo mutamento?
Lo ignoro.
Che cosa può renderlo legittimo?
Credo di poter risolvere questo problema.
Se considerassi solo la forza e l’effetto che ne deriva, direi: Quando un popolo, costretto ad obbedire, obbedisce, fa bene; e se può liberarsi dal gioco, fa ancor meglio. Infatti, riconquistando la sua libertà con lo stesso diritto con cui gli era stata tolta, o egli è autorizzato a riprenderla o non lo era neppure chi gliel’ha tolta.
Ma l’ordine sociale è un diritto sacro, che sta a base di tutti gli altri. Tuttavia questo diritto non deriva dalla natura, ma è fondato su convenzioni.
Si tratta dunque di sapere quali esse siano.
Per far ciò, È necessario che io dimostri quello che ho soltanto enunciato.»
Le contrat social
 
Nota:
 
« Rousseau critica i suoi contemporanei per l’egoismo, per il ragionamento astratto e frivolo, per la ricerca del lusso, ma soprattutto si getta anima e corpo nell’approfondimento e nello sviluppo della sua tesi: liberare l’uomo dagli artifici della civiltà, facendogli ritrovare se stesso, attraverso un’educazione naturale.»
Note storico-critiche sulla fortuna di Rousseau in Sicilia, Elisa Sorbello
 
Filosofo, scrittore e anche musicista, Jean Jacques Rousseau visse a cavallo della Rivoluzione francese. Padre indiscusso delle nuove idee socialiste, influenzò notevolmente lo scenario di fine settecento nel concretizzarsi della Rivoluzione francese e, successivamente, nel periodo romantico. Scrisse numerose opere di stampo filosofico-politico (Le contrat social) , trattati di pedagogia (L’Emile ou de l’éducation) e compose musiche classiche di non poco prestigio. Una figura a tutto tondo che esprime in tutte le sue opere, un unico, grande ideale: la Liberté. Liberté nell’educazione, Liberté nella vita politica e Liberté nelle scelte di tutti i giorni, nella vita di ogni singolo uomo.

(mc)

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