mercoledì , 22 novembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Jean Genet (19/12/1910)

«L’abito dei forzati è a righe bianche e rosa. Se l’universo, di cui mi compiaccio, io per comandamento del cuore lo elessi, la facoltà ho almeno di scoprirvi gli svariati sensi che voglio: “ebbene, uno stretto rapporto esiste tra i fiori e gli ergastolani”. La fragilità, la delicatezza dei primi sono della medesima natura della brutale insensibilità dei secondi. Ch’io abbia da raffigurare un forzato – o un criminale, – sempre lo coprirò di tanti e tanti fiori ch’esso, scomparendovi sotto, ne diventerà un altro gigantesco, nuovo. »

Incipit di Diario di un Ladro

«I giochi erotici rivelano un mondo innominabile che il linguaggio notturno degli amanti rende palese. Un tale linguaggio non si scrive. Lo si sussurra di notte in un orecchio, con voce arrochita. All’alba, lo si dimentica. Negando le virtù del Vostro mondo, i criminali disperatamente acconsentono a organizzare un universo proibito. Accettano di viverci. V’è un’aria nauseabonda: riescono a respirarla. Ma – i criminali sono remoti da voi – come nell’amore essi si isolano e mi isolano dalla società e dalle sue leggi… »

da Diario di un Ladro

«Se sopporto il disprezzo sorridendo non è ancora (…) per disprezzo del disprezzo, ma per non essere ridicolo, per non essere avvilito da niente e da nessuno, ché già da me stesso mi sono sprofondato sottoterra. Perché proclamo di essere un vecchio puttanone, nessuno può rincarare la dose: scoraggio l’insulto. »

da Notre Dame The Fleurs

«È oltraggioso, grida e schiamazza Jean Genie lasciati andare»

The Jean Genie di David Bowie (1972)

«Vieni mio bel sole, vieni mia notte di Spagna

vieni nei miei occhi che saranno morti domani.

Arriva, apri la mia porta, portami la tua mano,

Conducimi lontano da qui a battere la campagna.

Vieni mio cielo di rosa, mia cestella bionda!

Visita nella sua notte il tuo condannato a morte.

Strappati la carne, uccidi, arrampicati, mordi,

Ma vieni! Posa la guancia sulla mia testa rotonda.

Amore vieni sulla mia bocca! Amore apri le porte!

Attraversa i corridoi, scendi, va’ leggero

Sulla scala corri più agile di un pastore,

Più sostenuto dall’aria di un volo di foglie morte.

Attraversa i muri; se occorre cammina sui cornicioni

Dei tetti, sugli oceani; copriti di luce,

Se occorre minaccia, se occorre supplica,

Ma vieni, mia fregata, un’ora prima della mia morte.»

Le condamné à mort musicato e cantato da Hélène Martin

Nota:

«La genialità non è un dono, ma risiede nella maniera in cui si riesce ad uscire da situazioni disperate »

Sartre descrivendo Jean Genet

«Nulla di quello che diceva, – né le folgorazioni né le enormità – era il frutto del caso o della distrazione. Stroncava l’assurdo come la realtà. O meglio, perchè l’assurdo assumesse un senso ai suoi occhi, era necessario che fosse il risultato di una trappola, di una farsa, di un complotto organizzato: da lui, preferibilmente. L’impensabile lo lasciava freddo. Utilizzava parole e silenzio con la stessa padronanza, servendosi di entrambi per farsi capire. Inscenava degli sketch. Temibili intrecci d’ironia e precisione, di calma e sfacciataggine. La velocità del proprio pensiero non lo inebriava, ma assaporava, senza ritirarsi, l’irrigidirsi del suo interlocutore. Lo teneva, lo comandava.»

da Il crimine di Jean Genet di Dominique Eddé

Cos’è la morale? E il concetto di “giusto” e “sbagliato”? Perchè “giusto” è sinonimo di “bello” e “buono”? Il peccato non fa parte esso stesso dell’uomo? Queste sono probabilmente alcune delle domande che nella sua carriera si sarà posto Jean Genet l’artista, per alcuni il genio. Vissuto nel ’900, ha ritratto gli scorci di un secolo decadente fatto di sovrastrutture e dove la vera libertà degli uomini poteva riconoscersi solo nel rifiuto, nel crimine: ladro sin dall’età di 10 anni, Genet scrive diari, poesie, romanzi e pièce nelle varie prigioni d’Europa, facendo della sua stessa opera la sua biografia. Le prigioni diventano realtà parallele dove gli uomini si lasciano felicemente naufragare e, liberi dal peso della società e delle sue regole, riescono a rivelare la loro sensibilità. La virilità proclamata dall’omosessuale Genet è infatti forte della sua fragilità. Crimine, omosessualità e occlusione, sublimati dalla sua poesia, non possono che fare dunque scandalo e il pubblico si spacca: viene isolato, rifiutato e censurato dai benpensanti tanto quanto letto, visto e rivisto dai pochi in maniera però intima, segreta. Una prova che tutta questa eresia è possibile? Se l’integralismo non vi appartiene si consiglia la visione del corto Un chant d’amour.

(ss)

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