giovedì , 19 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Jean de la Fontaine (08/07/1821)

«Il mondo forse è vecchio, ma si diverte ancora e bamboleggia alle belle storielle d’una volta.»

Da La virtù delle favole

«La discordia

La dea Discordia si tirò lo sdegno dei Numi tutti per cagion di un pomo. Discacciata dal ciel, scese nel regno dell’animal che prende il nome d’Uomo, dove fu tosto a braccia aperte accolta in un con suo fratel Che-sì-che-no, e con suo padre Roba-data-e-tolta.

Scelse il nostro emisfer per sua dimora, ché l’altro, giù, agli antipodi, è così rozzo ancora, che la gente vi nasce e si marita senza imbrogli di preti e di notari, che son della Discordia i segretari.

La Fama messaggiera a lei si presta per mandarla ove il caso la richiede, e la Discordia lesta, destando incendio dove son scintille, va per città, per ville, ed alla Pace rapida precede.

Alfin la Fama, che si sente stanca di cercar questa pazza irrequïeta, che va di qua e di là senza una mèta, per poterla trovare all’occorrenza le consigliò di eleggere in qualche luogo stabil residenza, dove potrebbe sulla tarda notte mandarla ad alloggiare chi volesse un momento respirare.

In casa d’Imeneo, vale a dire di gente maritata (non v’eran chiostri femminili allora), fu Discordia per sorte ricovrata, e vi rimane ancora.»

«O pia Mediocrità, torna e discaccia quest’Abbondanza che avvelena l’ore; ite, o tesori, e tu vieni, ritorna del buon umore amica e del buon core! – A questo dir Mediocrità si affaccia.

Le fan largo, con lei la pace stringono, né chiedono di più. Ride il folletto di lor come di quei che sempre sognano fantasmi, e il bene perdono più schietto. Sul punto di pigliar da lor licenza, pegno di sua bontà, lasciava loro, amabile tesoro, la Sapienza.»

Da I desideri

«L’educazione

Cesare e Leccardon, cani fratelli, da una razza venivano di cani famosi, arditi, valorosi e belli. Ma caduti per caso nelle mani di due padroni, l’uno alla foresta passava i giorni in esercizi sani, l’altro, che invece tutto il giorno resta in cucina a mangiar, si sconcia tanto, che quasi stenta a sollevar la testa. Leccardone il chiamavano pertanto (e il nome fu da un guattero trovato), che sul nome degli avi prese il vanto. L’altro cane fu Cesare chiamato, e fu davver coi cervi e coi cinghiali per entro ai boschi un Cesare dannato. Per mantener nei figli pregi eguali, il padrone gli scelse anche una sposa che per bellezza non avea rivali. Leccardon si contenta d’ogni cosa che passa per la strada, e ne deriva una razza di cani vergognosa, che le fatiche volentieri schiva, e si consuma a far girar gli spiedi, razza villana, che non par che viva. Non sempre i figli san posar i piedi sopra l’orme dei padri, ma si oppone pigrizia, casi e tempi… onde tu vedi Cesare che diventa Leccardone.»

Nota:
«Prodotto dell’immaginario collettivo, partecipe di un fondo comune di conoscenze immediate, risalente probabilmente a un modello orientale, la favola si codifica in testi redatti sia in prosa sia in versi con finalità a carattere morale-didascalico, pertanto la sua trama non si esaurisce nella vicenda narrativa, ma vuole piuttosto evidenziare un messaggio di ordine etico, giacché assai spesso gli scrittori se ne valsero in rapporto a un contesto politico-sociale corrotto, da biasimare. Ed è proprio grazie a Jean De La Fontaine che la favola conosce il proprio momento d’auge in Europa durante il ’700.»

Da http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=579&biografia=Jean+De+La+Fontaine

E così, con un’intesa ben costruita tra l’autore e il lettore attento, si arriva a considerare la favola un genere di tutto rispetto, e molto, molto spesso, nient’affatto per bambini.

(as)

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