venerdì , 18 agosto 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno James Joyce (02/02/1882)

« Mi si opporrà che “questa roba non è scritta in inglese”. Non è scritta affatto: non è fatta per essere letta. Bisogna guardarla, ascoltarla: la scrittura di Joyce non è un componimento su qualcosa: è quel qualcosa. » 

( Samuel Beckett su Finnegans Wake ) 
 

« Tutti gli uomini dovrebbero “unirsi a lodare Ulysses”; coloro che non lo faranno, potranno accontentarsi di un posto negli ordini intellettuali inferiori; non dico che tutti dovrebbero lodarlo da un medesimo punto di vista; ma tutti gli uomini di lettere seri, sia che scrivano una critica o meno, dovranno certamente assumere per proprio conto una posizione critica di fronte a quest’opera. […]

Cervantes aveva parodiato i suoi predecessori e potrebbe prendersi come base di raffronto per un altro dei modi joyciani di concisione, ma mentre  Cervantes fece la satira di un’unica maniera di sciocchezza e di un solo genere di  espressione altisonante, Joyce ne pone in satira almeno settanta, e include tutta una storia della prosa inglese, per implicazione. […]

Ulysses, probabilmente, è altrettanto irrepetibile che Tristam Shandy; voglio dire che non si può farne un duplicato, non si può prenderlo come modello, come può farsi con Madame Bovary; ma esso […] apporta un deciso contributo alla provvista internazionale di tecnica letteraria. […] non c’è, che io sappia, alcun altro prosatore la cui posizione relativa nella letteratura mondiale non sia modificata dall’apparizione di Ulysses. » 

( Ezra Pound in Lettera da Parigi, maggio 1922 ) 
 
 
« Il suo nome mi balzava alle labbra a momenti in preghiere e lodi strane che io stesso non capivo. I miei occhi erano spesso pieni di lacrime (che non mi spiegavo) e a volte dal cuore una piena sembrava riversarmisi nel petto. Pensavo poco al futuro. Non sapevo se le avrei mai parlato o no oppure, se le avessi parlato, come potevo dirle la mia confusa adorazione. Ma il mio corpo era come un’arpa e le parole e i gesti di lei come dita che scorressero sulle corde. » 

(da Arabia in Dubliners, 1914. Traduzione di Marina Emo Capodilista ) 
 
 
« Quando un’anima nasce in questo paese le vengono gettate delle reti per impedire che fugga. Tu mi parli di religione, lingua e nazionalità: io cercherò di fuggire da quelle reti. » 

« Voleva incontrare nel mondo reale l’immagine che il suo spirito contemplava senza posa. Non sapeva dove né come cercarla, ma era guidato da un presentimento, ed esso gli diceva che questa immagine gli sarebbe venuta incontro senza alcun atto manifesto da parte sua. Si sarebbero incontrati serenamente come se si fossero già conosciuti e avessero già avuto un convegno, forse ad uno dei cancelli o in qualche luogo più segreto. Sarebbero stati soli, circondati dall’oscurità e dal silenzio; e in quel momento di tenerezza suprema egli si sarebbe sentito trasfigurare. Sarebbe svanito in qualcosa di impalpabile sotto gli occhi di lei e in un attimo, eccolo trasfigurato. In quel momento magico, fiacchezza, timidezza, inesperienza lo avrebbero abbandonato. » 

(da Dedalus – A Portrait of the Artist as a Young Man, 1916. Traduzione di Bruno Oddera) 
 

UN FIORE DONATO A MIA FIGLIA 

 
Diafana la bianca rosa e diafane  
mani di lei che diedero,  
anima vizza e pallida più  
che la smunta onda del tempo.  
 
Rose diafane e belle – ma più diafana  
selvaggia meraviglia  
nei miti occhi tu veli,  
mia bambina azzurrovenata
 

BAHNHOFSTRASSE  
 
Occhi che irridono mi segnano la strada  
che percorro al cadere del giorno,  
 
grigia strada i cui violetti segnali sono  
stella d’incontro e stella dell’addio.  
 
Maligna stella! Stella di dolore!  
Ardita gioventù più non ritorna  
 
né a conoscere impara il vecchio cuore  
i segni che m’irridono se vado.
 

      ( da Poesie da un soldo, 1927 ) 
 
 

Nota

James Joyce è attualmente considerato il più importante e influente fra gli autori del Modernismo europeo. La stessa stima e ammirazione non gli furono, però, mai tributate dai contemporanei: il pubblico non gradiva le sue opere in quanto eccessivamente distanti da un gusto letterario ancora sostanzialmente ottocentesco; la censura più di una volta lo tacciò di immoralità o oscenità e Virgina Woolf addirittura definì Joyce “uno studente malato di stomaco che si stuzzica i foruncoli”.

   Solo pochi personaggi, come Ibsen, Pound e Beckett, riconobbero il valore artistico di un autore capace di rivoluzionare in maniera radicale le forme narrative convenzionali; prendere a modello e al contempo destrutturare l’intero patrimonio letterario tradizionale; compiere un’opera di “slogamento” del linguaggio; ambientare le sue opere in quel luogo universale e irraggiungibile che è la coscienza. Perché, in definitiva, leggere Joyce è molto meno complicato che studiarlo.  

(mm)

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