mercoledì , 18 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Jacques Prévert (04/02/1900)

Prévert e l’amore

«Sono andato al mercato degli uccelli

E ho comprato degli uccelli

Per te

Amore mio

Sono andato al mercato dei fiori

E ho comprato dei fiori

Per te

Amore mio

Sono andato al mercato dei rottami

E ho comprato catene

Pesanti catene

Per te

Amore mio

Poi sono andato al mercato degli schiavi

E ti ho cercata

Ma senza trovarti

Amore mio.»

Pour toi mon amour, Parole.

«Demoni e meraviglie

Venti e maree

Lontano già si è ritirato il mare

E tu

Come alga dolcemente accarezzata dal vento

Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando

Demoni e meraviglie

Venti e maree

Lontano già si è ritirato il mare

Ma nei tuoi occhi socchiusi

Due piccole onde son rimaste

Demoni e meraviglie

Venti e maree

Due piccole onde per annegarmi.»

Sables mouvants, Parole

Prévert e la libertà

«Per prima cosa dipingere una gabbia
che abbia la porta aperta
quindi dipingere
qualcosa di grazioso
qualcosa che sia semplice
qualcosa che sia bello
qualcosa di utile
per l’uccello
mettere poi la tela contro un albero
in un giardino
in un bosco
o in una foresta
nascondersi dietro quell’albero
senza dire niente
e senza muoversi
talvolta l’uccello arriva svelto
ma può anche metterci anni e anni
prima che si decida
Non scoraggiarsi
aspettare
aspettare se occorre anche per anni
la rapidità o la lentezza dell’arrivo dell’uccello
non ha nulla a che fare
con la riuscita del quadro
Quando l’uccello arriva
se arriva
osservare il silenzio più assoluto
aspettare che l’uccello
entri nella gabbia
e quando l’avrà fatto
richiudere dolcemente la porta col pennello
e poi
cancellare una per una tutte le sbarre
avendo cura di non toccare le piume dell’uccello
Fare a questo punto il ritratto dell’albero
scegliendo il suo ramo più bello
per l’uccello
dipingere allora il fogliame verde e la freschezza del vento
il pulviscolo del sole
il rumore degli insetti nascosti nell’erba
nella calura estiva
Poi aspettare che l’uccello abbia voglia di mettersi a cantare
Ma se non canta
è un gran brutto segno
è segno che il quadro è venuto male
Ma se canta invece è un buon segno
segno che il lavoro va firmato
E quindi voi strapperete
con grande dolcezza a quell’uccello
una sua piuma e scriverete
il vostro nome in un angolo del quadro.»

Pour faire le portrait d’un oiseau, Parole

Ironia prevertiana

«Luigi I
Luigi II
Luigi III
Luigi IV
Luigi V
Luigi VI
Luigi VII
Luigi VIII
Luigi IX
Luigi X (detto l’Attaccabrighe)
Luigi XI
Luigi XII
Luigi XIII
Luigi XIV
Luigi XV
Luigi XVI
Luigi XVIII
e più nessuno più niente…
Ma che gente è mai questa
che non ce l’ha fatta
a contare fino a venti?»

Les belles familles, Parole

Prevert e la scuola

Professore: Allievo Amleto!

Allievo Amleto (sobbalzando) : Eh?…Che?…Mi scusi…Che succede…Cosa c’è…Che è?…

Professore (scontento) : Non può rispondere “presente” come tutti? Non è possibile, lei è ancora tra le nuvole.

Allievo Amleto: Essere o non essere tra le nuvole!

Professore: Basta. Niente storie. E mi coniughi il verbo essere, come tutti, è tutto ciò che le chiedo.

Allievo Amleto: To be…

Professore: In italiano, per cortesia, come gli altri.

Allievo Amleto: Bene, professore. (Coniuga:)

                            Io sono o non sono

                            Tu sei o non sei

                            Egli è o non è

                            Noi siamo o non siamo…

Professore (decisamente scontento): Ma è lei a non esserci, mio povero amico!

Allievo Amleto: Proprio così, signor professore,

                            io sono dove non sono,

                            e, in fondo, eh, a rifletterci bene,

                            essere dove non essere

                            anche questo può essere il problema.

L’accent grave, Parole

Nota:

Poeta e sceneggiatore, attore e giornalista, Jacques Prévert mette in scena una lirica tutt’altro che aulica e sperimentale. La poesia di Prévert è scritta per essere detta. Una poesia che riecheggia nella quotidianità della vita, semplice e tempestiva, che non si perde nella metafisica di un surrealismo quasi del tutto abbandonato.  Poeta della parola, sincero ammiratore dell’amore, di un amore tradito, odiato, perduto, ma sempre ricercato in quanto unica salvezza del mondo. L’amore non si può incatenare o forzare, è quanto di più spontaneo esiste al mondo. Amore è sempre e comunque libertà, la tanto amata libertà prevertiana, simboleggiata dall’uccello, onnipresente nelle sue raccolte, che riecheggia nel continuo ribellarsi delle istituzioni. Solo la scuola si salva, il luogo dove “i bambini entrano piangendo ed escono ridendo”. Una vena di ottimismo traspare leggendo i suoi “tranches de vie”: il male in Prévert non è mai totalizzante e la gioia si trova nelle storie quotidiane di personaggi semplici.

(mc)

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4 commenti

  1. Adoro la foto :)

  2. Era la migliore!!

  3. Can anyone translate?

  4. temo che si tratti di spam :S

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