martedì , 21 novembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Italo Svevo (19/12/1861)

«La coscienza di Zeno è l’apporto della nostra letteratura a quel gruppo di libri ostentatamente internazionali che cantano l’ateismo sorridente e disperato del novissimo Ulisse: l’uomo europeo. Non è, si noti, che sian qui visioni cosmopolitiche, anime d’eccezioni od altrettali risorse; ma queste borghesi figure di Svevo sono ben cariche di storia inconfessata, eredi di mali e di grandezze millenarie, scarti ed outcasts di una civiltà che si esaurisce in se stessa e s’ignora. Più che l’eterna miseria inerente all’universalità degli uomini, l’”imbecillità” dei personaggi di Svevo è dunque un carattere proprio dei protagonisti di cotesta nostra epoca turbinosa[...] A confutare frattanto, ogni critica eccessiva, potremmo chiedere a questi scontenti in quale altro libro nostro sia contenuta una rappresentazione altrettanto profonda della media borghesia italiana di questi ultimi anni. L’osservazione ci sembra decisiva.»

Da Presentazione di Italo Svevo, Eugenio Montale

«Che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l’uomo ideale e forte che m’aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente.»

Da La coscienza di Zeno, (Il fumo)

«E si rizzò. A mia volta, subito spaventato dal suo grido, rallentai la pressione della mia mano. Perciò egli poté sedere sulla sponda del letto proprio di faccia a me. Io penso che allora la sua ira fu aumentata al trovarsi – sebbene per un momento solo – impedito nei movimenti e gli parve certo ch’io gli togliessi anche l’aria di cui aveva tanto bisogno, come gli toglievo la luce stando in piedi contro di lui seduto. Con uno sforzo supremo arrivò a mettersi in piedi, alzò la mano alto alto, come se avesse saputo ch’egli non poteva comunicarle altra forza che quella del suo peso e la lasciò cadere sulla mia guancia. Poi scivolò sul letto e di là sul pavimento. Morto!»

Da La coscienza di Zeno, (La morte di mio padre)

«La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi ed ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure. Sarebbe come voler turare i buchi che abbiamo nel corpo credendoli delle ferite. Morremmo strangolati non appena curati. La vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l’aria, ha impedito il libero spazio. [...] Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. [...] Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute. Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre piú furbo e piú debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l’ordigno non ha piú alcuna relazione con l’arto. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del piú forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati. Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno piú, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ piú ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.»

Da La coscienza di Zeno, (Psico-analisi)

«Chi non ha le ali necessarie quando nasce non gli crescono mai più. Chi non sa per natura piombare a tempo debito sulla preda non lo imparerà giammai e inutilmente starà a guardare come fanno gli altri, non lo saprà imitare. Si muore precisamente nello stato in cui si nasce, le mani organi per afferrare o anche inabili a tenere.»

Da Una vita

Nota:

«Né si può tacere, e sia detto a proposito di tutti i libri di Svevo, di quella ch’è anzi una sua caratteristica essenziale del suo ardore di verità umana, del suo desiderio continuo di sondare, ben al di là delle parvenze fenomeniche dell’essere, in quella zona sotterranea e oscura della coscienza dove vacillano e si oscurano le evidenze più accertate.»

Da Omaggio a Italo Svevo, Eugenio Montale

La grandezza e la genialità dell’opera di Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz, gli furono riconosciute solo molti anni dopo la sua morte. Il pubblico italiano del primo Novecento non era probabilmente ancora pronto a recepire l’innovazione dello stile di Svevo, che focalizza l’attenzione sull’interiorità dei suoi personaggi, risultato questo dell’influenza dei nuovi studi sulla psiche umana. Nonostante ciò, già all’indomani della pubblicazione di La coscienza di Zeno, illustri autori come J. Joyce ed E. Montale acclamavano le doti letterarie dello scrittore italiano.

(fg)

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