martedì , 12 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Isabel Allende (02/08/1942)

«La lingua è essenziale per uno scrittore, e la lingua è personale quanto il sangue. Vivo in California, in inglese, ma posso scrivere solo in spagnolo. In effetti tutte le cose fondamentali della mia vita accadono in spagnolo, come rimproverare i nipoti, cucinare o fare l’amore.»

Da Lingua e Scrittura

«La vita per me diventa reale quando la scrivo. Quel che non scrivo viene cancellato dai venti dell’oblio. Io dimentico molte cose, la mente mi tradisce, non riesco a ricordare luoghi, nomi, date o volti, ma non dimentico mai una buona storia… o un sogno significativo. Scrivere è una introspezione silenziosa, un viaggio nella caverna oscura della memoria e dell’anima. La narrativa, come il ricordo, si muove da una rivelazione all’altra.

Io scrivo perché ho bisogno di ricordare e andare oltre. La passione creativa emerge dal ricordo e da un senso di perdita. Ogni libro è un atto d’amore, un’offerta che preparo con grande cura, sperando che sarà bene accetta.»

Da La mia vita e il mio lavoro

«Sono cresciuta circondata da segreti, misteri, mormorii, proibizioni, questioni delle quali non si poteva parlare. Devo molto a tutti quegli scheletri nell’armadio, perché mi hanno instillato il seme della scrittura. Ogni mia storia rappresenta il tentativo di esorcizzarne qualcuno.»

Da Il mio paese inventato

«Odio il fondamentalismo in ogni sua forma. Non accetto la rigidità sorda del Vaticano, e mi fanno orrore l’Opus Dei, i Legionari di Cristo e chiunque creda di avere Dio in tasca. Questo non mi impedisce di ammirare il coraggio di alcuni membri della Chiesa. Madre Teresa o il Dalai Lama personificano la religiosità come servizio. Non capisco come milioni di donne possano sentirsi parte delle tante Chiese unite nel considerare le donne cittadini di serie B.»

Da Alessandro Cassin intervista Isabel Allende, L’espresso, 29 agosto 2002

Nota:
«Sono nata tra le nuvole di fumo e la carneficina della Seconda guerra mondiale e ho trascorso la maggior parte della mia giovinezza in attesa che qualcuno, premendo distrattamente un bottone, facesse esplodere le bombe atomiche e saltare in aria il pianeta. Nessuno sperava di vivere a lungo; andavamo di fretta, divorando ogni istante prima che ci sorprendesse l’apocalisse, perciò non c’era tempo di stare a guardarsi l’ombelico e prendere appunti, come si usa adesso. E per di più sono cresciuta a Santiago del Cile, dove qualunque naturale inclinazione auto contemplativa è stroncata sul nascere.»

Da Il mio paese inventato

Questa è Isabel Allende, donna cilena, binomio emblematico. I suoi libri, romanzi e autobiografie che finiscono per essere la stessa cosa, la vestono e la rappresentano ormai in tutto il mondo. La sua vita cilena, il suo esilio forzato a seguito del famoso golpe del 1973 e le varie vicende che la segnano nel corso degli anni la portano a scrivere e ricordare e scrivere e raccontare e lasciare delle tracce, non solo di se stessa, quanto piuttosto di tutto quello che le sta attorno, il mondo di ieri e di oggi con i problemi che cambiano ma non cambiano mai.

(as)

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