martedì , 12 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Henry Miller (26/12/1891)

«Una volta mollata l’anima, tutto segue con assoluta certezza, anche nel pieno del caos.
Dal principio non fu mai altro che caos: un fluido che mi avviluppava, e io vi respiravo per branchie.
Nei substrati, dove la luna brillava ferma e opaca, era liscio e fecondo; sopra era frastuono e discordanza.
In tutte le cose io vedevo subito l’opposto, la contraddizione, e fra il reale e l’irreale l’ironia, il paradosso.
Ero io il mio peggior nemico.
Nulla c’era che volessi fare e potessi anche non fare. Anche bambino, quando nulla mi mancava, io volevo morire; volevo arrendermi perché non vedevo senso nella lotta.
Sentivo che nulla si sarebbe provato, sostanziato, aggiunto o sottratto continuando un’esistenza che io non avevo chiesto.»

Estratto da Tropico del capricorno

 

«Cammino tra i miei genitori, una mano nel manicotto di mia madre e l’altra nella manica di mio padre.
Ho gli occhi chiusi, stretti, stretti come mitili che si schiudono solo per piangere.
Tutte le maree mutevoli e il tempo che passarono al di là del fiume li ho nel sangue. Ancora sento, avverto la levigatezza della grande ringhiera contro la quale m’appoggiavo nella nebbia e sotto la pioggia, che mi mandava attraverso la fredda fronte gli inquieti fremiti del traghetto che s’allontanava scivolando dal molo.
Ancora vedo i piloni muscosi del molo piegarsi quando la gran prua rotonda vi strofinava contro e l’acqua verde e melmosa sciabordava tra i grossi pali gementi e palpitanti del molo. E in alto i gabbiani che veleggiavano e si tuffavano, mandando sporchi gridi da quei loro sporchi becchi, un suono roco e struggente di festino inumano, di bocche saziate da rifiuti, di zampe scabbiose rasenti l’acqua verde e schiumosa.»

Estratto da Primavera nera

 

«Tania è come Irene, s’aspetta lunghe lettere. Ma c’è un’altra Tania, una Tania che è come un grosso seme che sparga polline ovunque; o, se vogliamo, un pezzetto di Tolstoj, la scena della stalla e del feto dissotterrato. Ma è anche una febbre, Tania; les voies urinaires, Café de la Liberté, place des Vosges, cravatte sgargianti sul boulevard Montparnasse, stanze da bagno buie, Porto sec, sigarette Abdullah, l’adagio della Patetica, amplificatori auricolari, sedute aneddotiche, seni color terradisiena bruciata, giarrettiere pesanti, che ore sono, fagiani dorati col ripieno di castagne, dita di seta, crepuscoli vaporosi che tendono all’elce, acromegalia, cancro e delirio, veli caldi, gettoni da poker, tappeti di sangue e cosce morbide.»

Estratto da Tropico del cancro

 

«Fine della cavalcata. Fine di una lunga, lunga cavalcata. Finito, tutto finito. Adesso incomincio a chiedermi dov’è che sono salito su questa giostra, e perché mai ne sono sceso proprio in questo posto… Bah, un posto vale l’altro, suppongo.
Il trucco consiste nel non soffrire troppo di vertigini mentre la giostra gira, dimodoché tu possa camminare diritto quando scendi. Da questa parte, per le Montagne Russe… per l’Ottovolante! Vi porteranno da nessuna parte, in maniera ancor più inebriante… da lasciarvi senza fiato.»

Estratto da Opus pistorum

 

«4 luglio 1976
Cara Brenda,
Ho cercato di farmelo passare dormendoci sopra come un brutto sogno, come ho detto al Los Angeles Times, ma non ci riesco. Ho dormito moltissimo – e tuttavia credo che potrei dormire ancora, se non altro perché non ho di meglio da fare.
Ho tre capitoli incompiuti sulla scrivania, e ci sono dipinti e pennelli sparsi sul tavolo da ping pong, ma non so decidermi a niente. Sono come un sacco vuoto!
Non riesco a pensare che a te, a te, a te. E al tuo numero di telefono – 273-1518, più e più volte. Vedi quale potente malia esercitano le tue foto! Ora vedo chiara in te l’indiana e poi la siciliana – negli occhi. Parlano solo d’amore. Tutta la tua persona irradia amore. Sei come “La nascita di Venere” del Botticelli. Sei tutta schiuma scintillante e alghe marine. Il tuo sguardo viene dagli abissi, non dal Mississippi. Non sei reale. Sei il sogno di un sogno. E io allungo freneticamente le mani per agguantarlo.»

Estratto da Cara, cara Brenda

 

Nota

Il compito dell’artista “è quello di rovesciare i valori costituiti, di fare del caos che lo circonda un suo ordine che sia il suo proprio, di seminare fermento e discordie sì che, per un rilancio emotivo, quelli che sono morti possano essere restituiti alla vita…”. Così, per Miller, l’artista deve raccontare la vita, con spregiudicata immediatezza, senza vincoli o censure, anche a costo di apparire eccessivo, banale e provocatorio.

(tv)

Informazioni su asterischi

asterischi

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Campi obbligatori *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

shared on wplocker.com