martedì , 12 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno György Lukács (13/04/1885)

 

«Storia e coscienza di classe segue Hegel nella misura in cui l’estraneazione viene posta sullo stesso piano dell’oggettivazione. Questo fondamentale e grossolano errore ha sicuramente contribuito in notevole misura al successo di Storia e coscienza di classe [...] Per la critica filosofica-borghese della cultura, basti pensare a Heidegger, era del tutto ovvio sublimare la critica in una critica puramente filosofica, fare dell’estraneazione per sua essenza sociale un’eterna condition humaine».

«nella conoscenza della natura non sono presenti le determinazioni decisive della dialettica: l’interazione tra soggetto e oggetto, l’unità di teoria e prassi, la modificazione storica del sostrato delle categorie come base della loro modificazione nel pensiero».

«soltanto la classe può penetrare mediante l’azione la realtà sociale e modificarla nella sua totalità [...] il proletariato come soggetto del pensiero della società lacera in un colpo solo il dilemma dell’impotenza: il dilemma tra il fatalismo delle leggi pure e l’etica della pura intenzione».

«ricordo ancora oggi l’impressione sconvolgente che fecero su di me le parole di Marx sull’oggettività come proprietà materiale primaria di tutte le cose e di tutte le relazioni [...] l’oggettivazione è un modo naturale – positivo o negativo – di dominio umano del mondo, mentre l’estraneazione è un tipo particolare di oggettivazione che si realizza in determinate circostanze sociali. Con ciò erano crollati definitivamente i fondamenti teorici di ciò che rappresentava il carattere particolare di Storia e coscienza di classe. Questo libro mi divenne completamente estraneo, così come era accaduto nel 1918-19 per i miei scritti anteriori»

(da Storia e Coscienza di Classe)

«Felice il tempo nel quale la volta stellata è la mappa dei sentieri praticabili e da percorrere, che il fulgore delle stelle rischiara. Ogni cosa gli è nuova e tuttavia familiare, ignota come l’avventura e insieme certezza inalienabile. Il mondo è sconfinato e in pari tempo come la propria casa, perché il fuoco che arde nell’anima partecipa all’essenza delle stelle; come la luce del fuoco, così il mondo è nettamente separato dall’io, epperò mai si fanno per sempre estranei l’uno all’altro. Perché il fuoco è l’anima di ogni luce, e nella luce si avvolge il fuoco. Così ogni atto dell’anima riceve un senso e giunge al compimento entro questa duplicità: esso è compiuto nel senso e compiuto per i sensi, è perfetto perché l’anima riposa in se stessa mentre muove all’azione; è perfetto, ancora, perché il suo agire si stacca da essa e, fattosi autonomo, perviene al proprio centro e si iscrive in un suo conchiuso ambito.»

«Il romanzo inscrive il centro essenziale della sua totalità entro lo spazio compreso fra il suo inizio e la sua fine, e con ciò innalza l’individuo all’altezza infinita di colui che mediante la propria vita e il proprio esperire deve creare un intero mondo e, creatolo, mantenerlo in equilibrio: all’altezza cui mai l’individuo epico può giungere, neppure quello dantesco, il quale deve il suo significato e il suo valore non già alla sua pura individualità, bensì alla ‘grazia’ che gli è stata largita. In forza di quella sua avulsione e di quel suo distacco l’individuo è però ridotto a mero strumento, e la sua posizione centrale ed egemone trova la propria giustificazione nell’essere egli atto ad evidenziare una determinata problematica del mondo.»

(da Teoria del romanzo)

«Per questa filosofia non vi è nulla di definitivo, di assoluto, di sacro; di tutte le cose e in tutte le cose essa mostra la caducità, e null’altro esiste per essa all’infuori del processo ininterrotto del divenire e del perire [...] essa ha però anche un lato conservatore: essa giustifica determinate tappe della conoscenza e della società per il loro tempo e per le loro circostanze [...] il carattere conservatore di questa concezione è relativo, il suo carattere rivoluzionario è assoluto.»

 (da Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica)

«La concezione di Comte… considera lo studio dello spirito umano come dipendente dalla scienza fisiologica, e l’aspetto di uniformità che può venir osservato nella successione degli stati spirituali come l’effetto dell’uniformità riscontrabile negli stati corporei, negando perciò che la regolarità presente negli stati psichici possa essere studiata di per sé. A questo stato di cose corrisponde, secondo lui, la posizione della scienza della società nella storia delle scienze. Avendo come proprio presupposto le verità enunciate da tutte le scienze della natura, essa perviene soltanto dopo di esse alla maturità, cioè alla determinazione di quelle verità che collegano le verità particolari scoperte in un complesso scientifico unitario.»

(da Il rifiuto della riduzione positivistica delle scienze dello spirito)

Nota:

La parabola intellettuale di György Lukács dimostra come dalla passione per il teatro e la letteratura può fiorire un complesso sistema di pensiero in grado di influenzare la scena filosofico-politica di un periodo storico: Lukács raccoglie l’eredità di Kierkegaard ed Hegel, si fa protagonista nella rilettura di un tema sempre caldo come il marxismo, ed influenza correnti in nuce come l’esistenzialismo di Heidegger. Avvicinatosi al Partito Comunista Ungherese allo scoppio del primo conflitto mondiale, Lukács sarà costretto a peregrinare per l’Europa a seguito della collisione col governo sovietico di Béla Kun. A Vienna scrive Storia e coscienza di classe con cui ripercorre la teoria marxista in chiave hegeliana, ponendo l’accento sulla dialettica come conflitto soggetto-oggetto e sulla “classe sociale” quale soggetto capace di penetrare la “totalità” e rovesciare il dominio borghese. Centrale in Lukács è il concetto di dialettica: ne Il giovane Hegel si elogia quella di Hegel per condannare l’idealismo, mentre La Distruzione della Ragione è un’accusa contro la famiglia di filosofie che di dialettica non si nutrono (vedi il nazifascismo). Infine György Lukács traccia un’estetica hegeliana-marxista con scritti come La Teoria del Romanzo, e soprattutto con la monumentale Estetica: qui il realismo, a scapito del naturalismo, viene raffigurato come condizione necessaria per la validità di qualsiasi opera d’arte.

(ct)

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