mercoledì , 13 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Gustavo Adolfo Bécquer (17/02/1836)

«La mia vita è un terreno incolto,
fiore che tocco perde i petali,
sul mio fatale cammino
qualcuno va seminando il male,
affinché io lo raccolga.»

Da Memorie d’un tacchino

«Nei tenebrosi cantucci del mio cervello, prostrati e ignudi, dormono i figli della mia fantasia, aspettando in silenzio che l’arte li rivesta di parole per potersi poi prestare sulla scena del mondo. Feconda come il letto d’amore della miseria, e simile in certo modo a quei genitori che mettono al mondo più figlioli di quanti siano in grado di allevarne, la mia musa concepisce e partorisce chiusa nel misterioso santuario della mente, e lo popola di creazioni innumerevoli, a dar forma alle quali non sarebbero sufficienti né la mia attività febbrile, né tutti gli anni di vita che mi rimangono. »

dalla prefazione a Memorie di un tacchino

«Torna la polvere alla polvere?
Torna l’anima al cielo?
Tutto è senza spirito,
marciume e fango?
non so; ma c’è qualcosa
che spiegar non posso,
qualcosa che ripugna
anche se è forza farlo,
il lasciare così tristi,
così soli i morti.»

Da rima LLXXIII; trad. a cura di Asterischi (as)

«RIMA VII
Dal salone nell’angolo oscuro
della sua padrona forse dimenticata,
silenziosa e coperta di polvere
si vedeva l’arpa.

Quante note dormivano nelle sue corde
come l’uccello dorme nei rami,
aspettando la mano di neve
che sapesse darle vita!

Ahi! Pensai; quante volte il genio
così dorme in fondo all’anima,
e una voce, come Lazzaro, aspetta
che gli dica: “Alzati e cammina!”.»

Trad. a cura di Asterischi (as)

«Se tu sapessi come le idee più grandi si rimpiccioliscano chiudendosi nel circolo di ferro della parola; se tu sapessi come sono limpide, leggere, impalpabili le garze d’oro che fluttuano nell’immaginazione, quelle misteriose figure che crea avvolgendole, e di quelle di cui scegliamo di riprodurre solo lo scarno scheletro; se tu sapessi quanto sia impercettibile il filo di luce che lega tra loro i pensieri più assurdi che nuotano nel loro caos: se tu sapessi….ma, cosa dico? Tu lo sai, tu devi saperlo.
Non hai mai sognato?
Al risveglio, ti è stato alcune volte possibile riferire, con tutta la sua inesplicabile vaghezza e poesia, quello che hai sognato?»

Da Cartas literarias…, trad. a cura di Asterischi (as)

Nota:
Si dice spesso che Bécquer, ovvero Gustavo Adolfo Domínguez Bastida, sia il poeta dell’amore, ma, benché questo tema riguardi un numero consistente di liriche, risulta essere un definizione restrittiva se guardiamo al resto della sua produzione. Attraverso  la meditazione sulla creazione poetica, la solitudine, la malinconia, l’angustia e le varie vicende della sua brevissima vita si spiega il rapporto che intrattiene con la morte, che lo accompagna prima nel dolore della perdita e poi nell’abbandono di se stesso.

«Chiudi e colloca sul fuoco un bicchiere con un liquido qualsiasi. Il vapore, con un rauco ribollire, si stacca dal fondo, e sale, e lotta per uscire. (…) finché in cima esplode compresso e spezza il carcere che lo detiene. Questo è il segreto della morte prematura e misteriosa di alcune donne e di alcuni poeti, arpe che si rompono senza che nessuno abbia fatto nascere una melodia dalle loro corde d’oro.»

Da Cartas literarias…, trad. a cura di Asterischi (as)

(as)

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