sabato , 21 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Guglielmo Marconi (25/04/1874)

 

« Let it be so. »

Il primo messaggio Morse mandato attraverso il Bristol Channel, 1897

« Sono sempre molto occupato a studiare, specialmente la matematica, di cui prendo lezioni tre volte la settimana dal professor Bizzarrini. Ho consultato i programmi governativi delle materie richieste per ottenere la licenza dell’Istituto Tecnico o del liceo, come era desiderio del professor Righi. Io farò di tutto per superare questi esami… »

da una lettera al fratello dal “Quaderno Verde”, raccolte di diari giovanili.

« Per trasmissore adopero un apparecchio che produce radiazioni elettriche (oscillazioni analoghe a quelle scoperte dal Hertz). Queste radiazioni vengono proiettate da un riflettore parabolico, e cadendo sull’apparecchio ricevitore fanno agire per mezzo di un congegno (che ritengo di avere inventato) un ordinario apparecchio telegrafico come sarebbe una macchina Morse.  Se le radiazioni emesse dal trasmissore vengono lanciate ed interrotte secondo i segnali dell’alfabeto Morse, l’apparecchio ricevitore agisce riproducendo i segnali.  Il vantaggio che questo sistema ha sull’Eliografo o telegrafo ottico e’ che i segnali sono affatto indipendenti dall’oscurità o dalle nebbie, ed anche ostacoli come alberi o case non impediscono la trasmissione dei segnali. Di più con un altro mio sistema pure sperimentale a Salisbury abbiamo constatato (caso strano e d’alto interesse scientifico) che una collina di oltre un chilometro di grossezza fra il ricevitore ed il trasmissore non impediva menomamente la trasmissione dei segnali. Nelle prove a Salibury abbiamo fatto uso di piccoli e rozzi apparecchi da me costruiti. Con questi abbiamo ottenuti buoni segnali a 2800 m dal trasmissore; a 3200 m abbiamo pure ottenuto segnali ma piuttosto incerti. Il trasmissore era attuato mediante una piccola batteria che forniva 8 volts e 3 ampers.»

da una lettera all’ambasciatore italiano a Londra, il Generale Annibale Ferrero. (20/12/1896)

« Vale la pena di aver vissuto per aver dato a questa gente la possibilità di essere salvata »

Marconi sul salvataggio dei 706 superstiti del Titanic grazie al segnale SOS lanciato via radio.

« H = k ?D »

Formula di Marconi: dove “H” rappresenta l’altezza delle antenne, “k” un coefficiente numerico (da 0,12 a 0,19) a seconda della sensibilità del ricevitore e della costante dielettrica della natura del terreno e “D” rappresenta la distanza da coprire.

« Sono fiducioso come lo sono i miei coadiutori che molte delle difficoltà che rimangono da superarsi verranno superate, e che la radio telegrafia sarà destinata a conquistare una posizione d’importanza e di utilità, come ben pochi di noi potranno ora prevedere. »

da Il resto del Carlino, 24 marzo 1904

Marconi sulle nostalgiche 2000 Lire (1990)

Nota:
“E’ un ragazzo intelligente, peccato che non si applichi” chissà quante volte, probabilmente, una rassegnata signora Marconi deve esserselo sentito ripetere dagli insegnanti del suo giovane Guglielmo. Forse è proprio vero che un ragazzo deve trovare la sua strada prima di sfondare, e per Guglielmo Marconi quel momento arrivò davvero in fretta: l’euforia e la curiosità tipici della gioventù lo portarono ad appassionarsi di fisica e, a partire dai 20 anni, a dedicarsi ai primi rudimentali esperimenti sulle onde elettromagnetiche sfruttando i temporali, un campanello, una pila, un coherer (un tubetto con limatura di nickel e argento posta fra due tappi d’argento) e il suo buon maggiordomo Mignani; tanto studio e determinazione gli consentirono presto di ricevere segnali anche a lunghe distanze e oltre ostacoli come la collina dei Celestini prima, e l’oceano dopo. A soli 22 anni, nel 1896, brevettò le sue scoperte per un sistema di telegrafia senza fili e presto fondò la Wireless Telegraph Trading Signal Company a Londra. Già, ma perchè proprio a Londra viene spontaneo chiedersi: perchè ieri, come del resto anche oggi, l’Italia non aveva gran fiuto per la ricerca scientifica e, messa alla Longara (intendendo il manicomio di via Longara a Roma) la richiesta di finanziamenti da parte di Marconi, la giovane promessa italiana volò via nella capitale inglese dove iniziò una lunga e brillante carriera che lo portò, nel 1909, a ricevere il premio Nobel per la fisica. Oggi le tecnologie moderne devono molto a quel ragazzino con l’hobby di far suonare campanelli che forse non si sarebbe mai aspettato che, dai più, i suoi sforzi sarebbero stati sfruttati un giorno per connettersi da ogni dove su facebook.
(ss)

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