martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Goffredo Parise (08/12/1929)

«Nella vita gli uomini fanno dei programmi perché sanno che, una volta scomparso l’autore, essi possono essere continuati da altri. In poesia è impossibile, non ci sono eredi. […] La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un poco come la vita, soprattutto come l’amore.»

Dall’epigrafe ai Sillabari.

 

«Ho detto che la reticenza di Silvia era naturalmente sincera. E tuttavia questa volta, per la prima volta, essa non lo era: era una reticenza che per così dire andava oltre se stessa e si immergeva in grandi profondità, buie e insondabili. Essere reticente significa innanzitutto non voler dire la verità ma al tempo stesso non voler mentire. Di solito la reticenza si esprime con una mezza verità, cioè con quel tanto di verità che non può fare né male né bene.»

Da L’odore del sangue.

 

«Insomma erano tutti molto felici, in modo così bello da attribuire la ragione di questo sentimento non soltanto alle montagne color rosa, alla neve e al sole, ma soprattutto ai propri simili che in quel momento (un momento molto importante della loro vita) erano i dieci puntini colorati nella valle.»

Da Amicizia, racconto dei Sillabari.

 

«Qualche volta l’uomo era inquieto ma non esprimeva a lei la sua inquietudine perché non avrebbe saputo come. […] L’uomo sapeva molto bene che tutto ciò che è umano passa e scompare e forse era questa la ragione della sua inquietudine. Si videro per quattro anni durante i quali sembrò loro di rimanere giovani e felice, poi, un bel giorno, lei non venne più ed egli non riuscì a sapere più nulla di lei.»

Da Cuore, racconto dei Sillabari.

 

Da Le tentazioni del Dottor Antonio, episodio di Boccaccio ’70 sceneggiato da Parise, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli e Brunello Rondi per la regia di Federico Fellini

 

Nota:

« I suoi racconti sembrano prossimi alla Mitteleuropa di Peter Altenberg: nel sentimento che non scade nel sentimentalismo, nell’asciutta creaturalità, nella musica fintamente trasandata; ma può anche essere un seguace del Robert Walser dei racconti in forma di temi di scuola: meno follemente didascalico, più narrativo, più “carnale”; o può somigliare a uno scrittore americano alla Truman Capote: per lo sguardo acuto e quasi tattile che cala nel mondo dell’adolescenza, per la capacità di dare parole ai trasalimenti privi di parole del corpo.»

Giuseppe Montesano

 

Parlare di sentimenti non è mai facile: si corre sempre il rischio di scadere nel patetico o, in caso contrario, in un’operazione di arida dissezione dei comportamenti umani; Parise ha avuto, invece, la capacità di narrare le pulsioni umane trovando un perfetto equilibrio le due tendenze, regalandoci delle opere che solo ora, finalmente, trovano la giusta attenzione da parte della critica.

(lm)

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