venerdì , 21 luglio 2017
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Buon Compleanno Giuseppe Pitrè (21/12/1841)

«Ecco la carretta che è tanta ragione di curiosità pei non Siciliani che vengono in Sicilia. Questa carretta, di ordinaria grandezza, è di quelle alle quali si attacca un cavallo, o un mulo, o un somaro; e serve per trasporto di checchessia: vino, zolfo, carbone, paglia, sommacco, verdure, pietre, sabbia, calce, mattoni e perfino spazzatura. S’intende bene che serve anche a trasporto di persone per feste ed altro. La sua forma è tradizionale in tutta l’isola; se non che, nella provincia di Trapani le spallette laterali (masciddara) sono più alte, perché sormontate da sbarre verticali e queste legate da un asse longitudinale. La carretta si compone della càscia, cassa, delle ruote e delle aste, che sono piantate tra l’una e le altre. Lavorano successivamente alla fabbricazione e pitturazione della carretta: il carruzzeri, che la fabbrica di tutto punto; lo ‘nnuraturi, indoratore, che la colora tutta in giallo, e ne prepara gli scompartimenti e gli ornati più comuni; ed il pitturi, che dipinge nei masciddara quattro scene di una sola storia che a lui piaccia o si domandi, e le figure più importanti ed intenzionalmente più artistiche di tutta la carretta. Basta gettare gli occhi sopra uno di questi veicoli per accorgersi che non v’è spazio, per quanto piccolo, che non venga dipinto o figurato coi colori più vivi e più smaglianti. Dalle teste che sormontano i barruna,cioè le otto sbarre verticali che stanno in giro alla cassa, dalle estremità delle aste, o timoni, alle quali si attacca (si ‘mpaia) l’animale, alle curvi, curve, ai gammozzi, assi, al mijòlu, centro delle ruote, è una profusione straordinaria di figure, di ornati, di disegni da non potersi descrivere. Ma tra tutte spiccano le quattro scene sopra dette dei masciddara, le quali variano secondo che si tratti di fatti antichi, medievali o moderni, nazionali o stranieri. »

Catalogo illustrato  della Mostra Etnografica Siciliana, 1892

Nota

Grande linguista, medico e docente universitario, Giuseppe Pitrè è stato uno dei primi studiosi del folklore siciliano a livello scientifico. Studiò a fondo non soltanto il dialetto dell’isola, ma anche le culture e le tradizioni, fu il fondatore del Museo etnografico siciliano e della collana “Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane”. Grazie alle sue numerose opere, possiamo ricollocare non soltanto la storia della Sicilia ma l’intero patrimonio culturale del popolo meridionale.

(mc)

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