venerdì , 22 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Giorgio Manganelli (15/11/1922)

«Ma pensa un po’: tu dici la parola d’ordine, e il sordo non la capisce, e per un attimo v’è, sulla terra, una duplice incertezza. Ciascuno dubita di aver frainteso o confuso: non sa se deve uccidere, se sarà ucciso, Fa l’esame di coscienza, si affida alle mani della morte, e poi, talora tutto si chiarisce… Delizioso, e sommamente pedagogico. […] Non vi amo, ma odiarvi è troppo faticoso. Io direi che mi fate schifo. »

Da Intervista a Dio – L’Ultima delle interviste impossibili di Giorgio Manganelli, Kipple 2012, Introduzione di Lietta Manganelli

 

«M.: Nelle sue strofe, le sue centurie, si ha continuamente, sotto l’oscurità della forma, il senso di una catastrofe imminente. È una sensazione esatta?

N.: Non te lo so dire. Anch’io, leggendo quel che ho scritto, ho lo stesso oscuro sentimento: che io parli costantemente di una catastrofe totale, di cui le singole catastrofi non sono che esempi, accidenti. Come se il futuro fosse un’unica catastrofe diversamente articolata. Ma c’è di più: poiché il futuro diventa presente nella forma che si diceva, e il presente si immobilizza nelle gatteggianti forme del passato, tutta la storia dell’uomo non sarebbe che una catastrofica rappresentazione in tre atti, in cui è più o meno evidente l’intimo disegno; nel futuro solo quello è visibile, nel presente, quello appunto è invisibile, nel passato appaiono tracce di misteriosi disegni che sembrano avere coesistito e che luccicano, come segnali di metallo tra le macerie. Ecco la parola giusta; futuro, presente, passato sono tre modi di vedere, di classificare, di abitare le macerie. Io mi sono occupato di macerie nella loro forma più pura, ancora disabitate, puri progetti di sventure o di orrore, stesi sulla pianura immobile dell’infinito domani. »

Da Intervista a Nostradamus,  Le interviste impossibili, Adelphi, 1997

 

«Tutti conoscono la vecchia leggenda dei Prossimani del diluvio. Secondo questa bella tradizione, il diluvio non devastò l’intero pianeta, ma solo una parte (…) gli uomini migliori di quelle razze si raccolsero in luoghi aprichi; erano uomini colti, intellettuali, fondatori delle arti, smaliziati manipolatori di sintassi. Si misero in capo di redigere un documento (…) rivolgendosi alle Nuvole – giacché rivolgere direttamente la parola all’iracondo Dio diluviante poteva prestarsi a interpretazioni che poi sarebbe stato difficile rettificare – ‘fecero notare’ come fosse contrario ad ogni consuetudine piovere così a lungo, tanto e in un posto solo; ‘deplorarono’ la devastazione dei campi e delle greggi; e inserirono un bel pezzo sui bambini annegati, che era cosa di grande e semplice bellezza (…) ‘si denunciava’ l’indifferenza delle piove alla pubblica opinione e si ‘reclamava’ a) l’immediata cessazione del diluvio, b) la restaurazione del ciel sereno, «inalienabile diritto di tutti i cittadini», c) l’impegno a non piovere più, se non nelle forme e nei limiti consacrati dalla tradizione. Il diluvio continuò. »

Da Lunario dell’orfano sannita, Einaudi, 1973

 

«Si scrive, si afferma che anni di angoscia occorrono a fare un uomo grasso; che il pingue è afflitto, rancoroso, affannato; che, in realtà, in quella sua fittizia grascia egli voglia affondare, perdersi, sciogliersi. Può essere: forse il grasso vuole vestire se stesso di un cappotto di soffice amore, un perenne ammanto di benevola carne. Si chiude in una tana, una reggia, un mantello di marmo che imita il corpo. Profondamente corpo, forse il grasso è ignaro di voli, di abbandoni, di corse pubblicitarie per i prati. Insieme soave e inquieto, è della razza dei khan che Marco Polo incontrò in Mongolia, dei saggi taoisti che percorrono il mondo racchiusi in una stanza, dei pensosi monaci buddisti che si fanno morbidi per uscire dalla catena dei desideri e dei dolori, infine dei grandi ecclesiastici che, nei loro sogni solitari, parlano latino. »

Da Improvvisi per macchina da scrivere, scritti del 1973 -1988, Adelphi, 2003

 

Lettura dal testo Tesi di Laurea, corsivo su “L’Espresso” del 5 luglio 1977

 

Nota

Scrittore, traduttore, giornalista, critico letterario, partecipa attivamente al gruppo di intellettuali del movimento della neoavanguardia denominato “Gruppo 63″, caratterizzato dalla forte tensione nella sperimentazione formale. Redattore di “Grammatica” collabora con importanti quotidiani come “Il Giorno”, “La Stampa”, “Il Corriere della Sera”, “Il Messaggero” e con vari settimanali quali “L’Espresso”, “Il Mondo”, “L’Europeo”, “Epoca”.  La sua prosa è elaborata e complessa, oscillante tra il racconto e il trattato; con “Le interviste impossibili” colloquia nell’oltretomba con personaggi come Casanova, Fedro, De Amicis, Tutankamen, Nostradamus; nel saggio “Letteratura come menzogna” afferma che il compito della letteratura è quello di trasformare la realtà in eresia, scandalo e mistificazione.

(sd)

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