mercoledì , 18 ottobre 2017
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Buon Compleanno Giacomo Puccini (22/12/1858)

« Contro tutto e contro tutti fare opera di melodia »

Giacomo Puccini
« La musica? cosa inutile. Non avendo libretto come faccio della musica? Ho quel gran difetto di scriverla solamente quando i miei carnefici burattini si muovono sulla scena. Potessi essere un sinfonico puro. Ingannerei il mio tempo e il mio pubblico. Ma io? Nacqui tanti anni fa, tanti, troppi, quasi un secolo… e il Dio santo mi toccò col dito mignolo e mi disse: “Scrivi per il teatro: bada bene – solo per il teatro” e ho seguito il supremo consiglio.»

Giacomo Puccini. Epistolario, lettera 179.


Oh mio babbino caro, da Gianni Schicchi. Cantato da Maria Callas.

« Nessun dorma! Nessun dorma! Tu pure, o Principessa,
nella tua fredda stanza
guardi le stelle
che tremano d’amore e di speranza…
Ma il mio mistero è chiuso in me,
il nome mio nessun saprà!
No, no, sulla tua bocca lo dirò,
quando la luce splenderà!
Ed il mio bacio scioglierà il silenzio
che ti fa mia.

Dilegua, o notte! Tramontate, stelle!
Tramontate, stelle! All’alba vincerò! »


Nessun Dorma, dalla Turandot. Interpretato da Luciano Pavarotti.


E lucevan le stelle, dalla Tosca. Interpretato da Roberto Alagna.

Nota:

« Quante volte nel preludiare al pianoforte frammischiava, all’improvvisazione, temi e momenti dell’opera, quando non lo coglieva addirittura l’estro di suonare a memoria il «Venerdì Santo» tutto intero!… Era la negazione del «pianismo», pure sapeva arrangiarsi così bene che un po’ col suono, un po’ con la voce, riusciva a rendere moltissimo…Quando sono stato a Vienna l’anno scorso (1923) – mi diceva – davano il Parsifal. M’ero proposto di sentirne un solo atto per sera, ma non mi è stato possibile: sono rimasto inchiodato sul palco sino alla fine. Ho vissuto cinque ore fuori dal mondo, in perfetta beatitudine. Che capolavoro!!… Quegli accordi solenni, lungamente tenuti, quelle armonie ferme mi riposano… Ormai il cromatismo morboso tipo Tristano non mi riesce più di sopportarlo: la mia natura lo ha superato.»

Guido Marotti, Giacomo Puccini intimo

«- E adesso, Maestro, c’interesserebbe moltissimo sapere da Lei quali siano, oggi, le opere e i compositori che preferisce, e che ama sopra tutti gli altri -.
Al che, serenamente per?do e diabolicamente angelico, Igor Stravinskij rispose – Oh,
cari amici, vi dico la verità che più invecchio, più mi convinco che La bohème è un capolavoro; e che adoro Puccini, il quale mi sembra sempre più bello – ».

da Giacomo Puccini, i suoi detrattori, e l’Opera Nazionale del ’900, dialogo tra Aldo Camerino e Igor Stravinskij

Giacomo Antonio Domenico Michele Secondo Maria Puccini fu un musicista eclettico, mai ripetitivo, mai trascinato dalle mode musicali del tempo. Screditato da ragazzo, Puccini s’impose come compositore nei teatri d’Europa a cavallo tra l’800 e il ’900. Impossibile infatti scindere Puccini dal teatro: le sue composizioni, cucite addosso alle scene e ai suoi personaggi, sono in grado di innescare nel pubblico una tale empatia coi protagonisti da lasciarli inchiodati alle poltrone, pietrificati. E se è vero che, da un punto di vista strettamente tecnico, la sua opera non introduce grandi innovazioni nello scenario lirico, è da riconoscergli una sensibilità commovente, un perfezionismo morboso e una capacità innata nel creare, attraverso gli innumerevoli leitmotiv d’ispirazione wagneriana, una cornice unica ad ogni sentimento, dramma e turbamento scenico.
“Nessun dorma” dunque a teatro, o perlomeno durante le sue rappresentazioni.

(ss)

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