lunedì , 21 agosto 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Georg Wilhelm Friedrich Hegel (27/08/1770)

«La coscienza infelice è la coscienza di sé come dell’essenza duplicata e ancora del tutto impigliata nella contraddizione. Assistiamo così alla lotta contro un nemico, contro cui la vittoria è piuttosto una sottomissione: aver raggiunto un contrario significa piuttosto smarrirlo nel suo contrario. La coscienza della vita, la coscienza dell’esistere e dell’operare della vita stessa, è soltanto il dolore per questo esistere e per questo operare; quivi infatti come consapevolezza dell’essenza ha soltanto la consapevolezza del suo contrario, ed è quindi conscia della propria nullità. Da questa posizione essa inizia la sua ascesa verso l’intrasmutabile.»

«Questa coscienza infelice scissa entro se stessa è così costituita che, essendo tale contraddizione della sua essenza una coscienza, la sua prima coscienza deve sempre avere insieme anche l’altra. In tal modo, mentre essa ritiene di aver conseguito la vittoria e la quiete dell’unità, deve immediatamente venire cacciata da ciascuna delle due coscienze.»

«Il rapporto del quale si è qui sopra discusso, dell’organico con la natura degli elementi, non esprime l’essenza dell’organico stesso; questa essenza è invece contenuta nel concetto finalistico. Invero a questa coscienza osservativa quel concetto non è l’essenza propria dell’organico; anzi, a quella coscienza medesima il concetto cade fuori dell’essenza, e quindi è poi soltanto quell’estrinseco rapporto teleologico. Solamente, l’organico come testé fu determinato è esso stesso proprio il fine reale; infatti, poiché l’organico “conserva se stesso” pur nel rapporto ad Altro, esso viene appunto ad essere quella naturale essenza in cui la natura si riflette nel concetto, e in cui i momenti di causa e di effetto, di attivo e di passivo, che nella necessità sono posti l’uno di fronte all’altro, vengono contratti in unità.»

Citazioni tratte da La fenomenologia dello spirito

Nota:

Come tutti gli studiosi di spessore transgenerazionale il tedesco ha attraversato gli ultimi secoli ammantando la storia della filosofia col suo pensiero. Di conseguenza, nel bene o nel male, le generazioni successive hanno dovuto in qualche maniera sempre fare i conti con la “critica a Hegel”. Un peso ma anche un bersaglio mobile che detrattori e ammiratori hanno sempre orientato sul loro cammino. Imprescindibile e irriducibile.

(rrb)

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