martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon compleanno Gabriele D’Annunzio (12/03/1863)

«Questa spiritualizzazione del gaudio carnale, causata dalla perfetta affinità dei due corpi era forse il più saliente tra i fenomeni della loro passione. Un bacio li prostrava più d’un amplesso.» (da Il piacere, 1889)

«Bisogna conservare ad ogni costo intiera la libertà, fin nell’ebrezza. La regola dell’uomo d’intelletto, eccola: – Habere, non haberi» (da Il piacere)

«O Vita, o Vita,

dono terribile del dio,

come una spada fedele,

come una ruggente face,

come la gorgóna,

come la centàurea veste;

o Vita, o Vita,

dono d’oblìo,

offerta agreste,

come un’acqua chiara,

come una corona,

come un fiale, come il miele

che la bocca separa

dalla cera tenace;

o Vita, o Vita,

dono dell’Immortale

alla mia sete crudele,

alla mia fame vorace,

alla mia sete e alla mia fame

d’un giorno, non dirò io

tutta la tua bellezza?

[...]

Tutto fu ambìto
e tutto fu tentato.
Quel che non fu fatto
io lo sognai;
e tanto era l’ardore
che il sogno eguagliò l’atto.
Laudato sii, potere
del sogno ond’io m’incorono
imperialmente
sopra le mie sorti
e ascendo il trono
della mia speranza,
io che nacqui in una stanza
di porpora e per nutrice
ebbi una grande e taciturna
donna discesa da una rupe
roggia! Laudato sii intanto,
o tu che apri il mio petto
troppo angusto pel respiro
della mia anima! E avrai
da me un altro canto.»

(da Maia, 1903, Laus vitae vv.1-21; 106-126)

«La luce copre abissi di silenzio,

simile ad occhio immobile che celi

moltitudini folli di desiri.

L’Ignoto viene a me, l’Ignoto attendo!

Quel che mi fu da presso, ecco, è lontano.

Quel che vivo mi parve, ecco, ora è spento.

T’amo o tagliente pietra che su l’erta

brilli pronta a ferire il nudo piede.»

(da Alcyone, 1904, Furit Aestut)

«piove su i nostri volti

silvani,

piove su le nostre mani

ignude,

su i nostri vestimenti

leggieri,

su i freschi pensieri

che l’anima schiude

novella,

su la favola bella

che ieri

t’illuse, che oggi m’illude,

o Ermione.»

(da Alcyone, La pioggia nel pineto)

«Le mie parole
sono profonde
come la redici
terrene,
altre serene
come i firmamenti,
fervide come le vene
degli adolescenti,
ispide come i dumi,
confuse come i fumi
confusi,
nette come i cristalli
del monte,
tremule come le fronde
del pioppo,
tumide come la nerici
dei cavalli
a galoppo,
labili come i profumi
diffusi,
vergini come i calici
appena schiusi,
notturne come le rugiade
dei cieli,
funebri come gli asfodeli
dell’Ade,
pieghevoli come i salici
dello stagno,
tenui come i teli
che fra due steli
tesse il ragno.»

(da Alcyone, Le stirpi canore)

«L’anima della terra è notturna, ma la luce del sole la nasconde più che non la nasconda la tenebra.» (da Contemplazioni della morte, 1912)

«Traccio i miei segni nella notte che è solida contro l’una e l’altra coscia come un’asse inchiodata. […]

Non scrivo su la sabbia, scrivo su l’acqua.

Ogni parola tracciata si dilegua, come nella rapina d’una corrente scura.

A traverso la punta dell’indice e del medio mi sembra di vedere la forma della sillaba che incido.

È un attimo, accompagnato da un luccicore come di fosforescenza.

La sillaba si spegne, si cancella, si perde nella fluida notte.»

(dal Notturno, 1921)

 

Nota:

Gabriele D’Annunzio fu una delle personalità più spiccate che attraversarono il XIX ed il XX secolo. Poeta e scrittore prima di tutto, ma poi anche politico, militare, D’Annunzio visse la sua vita “come un’opera d’arte”, alla ricerca del lusso, dell’agiatezza, della spettacolarizzazione e, soprattutto, alla ricerca del consenso pubblico. La sua sperimentazione letteraria attraversò ogni genere: dal romanzo alla poesia, dalla tragedia alla prosa lirica diventando così un obbligatorio punto di passaggio per i letterati posteriori. Notevole fu il debito che ebbe invece con gli autori prima di lui poiché, con le sue opere, non mirò mai a qualcosa di totalmente originale, bensì cercò di costruire un collage di opere, idee, spunti, frasi altrui, che risultasse principalmente gradito al pubblico.

Il suo personaggio non è chiaramente inquadrabile in questa o quella corrente: in lui si intrecciano inscindibilmente classicismo, decadentismo, estetismo, in rapporti sempre diversi, sempre mutevoli a seconda del momento. Con un monito costantemente presente, quello di osare.

«Memento audere semper

(ag)

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Un commento

  1. bel post… si avverte D’Annunzio… sono adorabili gli scambi d’amore/odio che ebbe per tutta l’esistenza col caro Filippo Tommaso Marinetti… del genere lei caro mio è solo “nulla tonante” (cito a memoria)…

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