lunedì , 21 agosto 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Fryderyk Chopin (01/03/1810)

 

« Oggi, 10 agosto 1839, ho ultimato un ciclo di quattro mazurche. Sono belle? Non so. Io mi dichiaro, sì, mi dichiaro… soddisfatto. Se siano belle o no, ripeto, non so. Belle sembrano a me, così come i figli più piccoli sembrano belli ai genitori. Ai genitori, preciso, che invecchiano. Non ho figli e non ne avrò, le mie composizioni sono la mia prole, e dispongo di una discendenza più numerosa di quella di Priamo. Dunque, se queste quattro neonate mazurche mi sembrano belle, mi chiedo, sarà forse perché sto invecchiando? »

da Chopin racconta Chopin di Piero Rattalino

 

Monumento a Fryderyk Chopin al parco Lazienki

 

Ballata no. 1 in G minore, op. 23

 

Studio op. 10 no. 12. Ispirato alla caduta di Varsavia del 1831

 

Jimmy Page interpreta il Preludio no. 4 in E minore

 

Nota:

« Chopin si riconosce perfino nelle pause »

Robert Schumann

 

« Musica leggera e appassionata che somiglia a un brillante uccello volteggiante sugli orrori dell’abisso »

Charles Baudelaire

 

« Chopin è così debole e timido da poter venir ferito persino dalla piega di una foglia di rosa.»

George Sand

 

« Vieni al Florian sull’imbrunire.

Dalla laguna, senti?, il vento infuria.
Ma tra le raffiche l’orchestra suona Chopin,
Ora potremo parlare d’ogni cosa francamente. […] »

da Quattro poeti russi per l’Italia di Evgenij Rejn

 

Era il 1926 e a Varsavia sorgeva un imponente monumento a Chopin, un’opera di Wac?aw Szymanowski. Qualche anno più tardi il delirio nazista fece sfacelo anche di questo. Leggende locali raccontano che uno Chopin dall’oltretomba affisse un biglietto con su scritto “Io non so chi mi abbia distrutto, ma so il perché: quindi non pensare che suonerò la marcia funebre per il tuo leader”. Era il 1958 e l’opera, ricostruita, fu restituita al suo parco.

L’amore di Varsavia per il suo compositore franco-polacco si respira nelle sue strade, nei suoi musei e sì, era di certo un amore ricambiato. “Dov’è il tuo tesoro lì si trova il tuo cuore” è inciso su una colonna della Chiesa di Santa Croce ed è lì, a Varsavia, che è custodito il cuore di Chopin. Non possiamo conoscere a pieno il dolore che egli provò lontano dalla sua patria, l’angoscia nel sentire le voci che gli raccontavano di una guerra che non poteva vedere, ma possiamo ascoltarlo: la magia della musica di Chopin sta proprio nel suo romantico e intimo immaginario lontano dalle preoccupazioni stilistiche. Pare che Chopin si sedesse di fronte al pianoforte, il suo più caro amico, e suonasse se stesso, i suoi stati d’animo, le persone che gli stavano intorno, la sua malattia, le delusioni di una vita soffocata. Era un genio, ma questo lo sappiamo. Era timido, riservato, debole, questo forse è bene ricordarlo perché specchio di un’opera che ci trasporta in una vicissitudine di emozioni, in esplosioni di violenze appena accennate che pare vogliano poi scusarsi per esservi emerse. Chopin è uno spirito quieto che si lascia sconvolgere dai canti di popolane di campagna, dai giudizi della gente, dall’irriverenza della sua concubina Aurore Dupin, in arte lo scrittore George Sand.

Morirà in miseria, abbandonato e depresso con intorno pochi amici, probabilmente non pensava a ciò che era riuscito a lasciare al mondo, magari malediceva la sua angosciata vita, ma noi, invece, non possiamo che celebrarla.

(ss)

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