martedì , 12 dicembre 2017
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Buon Compleanno Friedrich Schelling (27/01/1775)

«…l’organismo vivente dev’esser prodotto dalla natura, ma in questo prodotto naturale deve dominare uno spirito ordinatore e unificatore; e questi due principi devono essere in esso non separati, ma intimamente uniti: nell’intuizione essi non si devono poter distinguere, fra di essi non dev’esserci né un prima né un dopo, ma assoluta contemporaneità e reciprocità d’azione. […]

La natura dev’essere lo spirito visibile, lo spirito la natura invisibile. Qui dunque, nell’assoluta identità dello spirito in noi e della natura fuori di noi, si deve risolvere il problema di come sia possibile una natura fuori di noi. »

            ( da Idee per una filosofia della natura, 1797 )

«Necessità e libertà si rapportano come inconscio e conscio. L’arte si basa perciò sull’identità dell’attività conscia e dell’attività inconscia. La perfezione dell’opera d’arte cresce nella misura in cui essa contiene espressa in sé quest’identità.»

            ( da Filosofia dell’arte, 1802-1803 )

«Che ogni produzione estetica si basi su un’antitesi di attività, si può già con diritto argomentare dalla dichiarazione di tutti gli artisti, che alla produzione delle loro opere sono spinti involontariamente, che producendole essi appagano solo un impulso irresistibile della loro natura…

Come la produzione estetica muove dal sentimento d’una contraddizione apparentemente insolubile, così pure essa, secondo la confessione di tutti gli artisti, e di tutti coloro che partecipano al loro entusiasmo, culmina nel sentimento di un’infinita armonia; e il fatto che questo sentimento che accompagna l’esecuzione dell’opera sia insieme una commozione dimostra che l’artista attribuisce il perfetto risolversi della contraddizione che scorge nella sua opera non soltanto a se stesso, ma a un dono spontaneo della sua natura…

Se inoltre l’arte è attuata da due attività totalmente diverse fra loro, il genio allora non è né l’una né l’altra, ma ciò che è al di sopra di entrambe. Se in una di quelle due attività, ossia nella cosciente, noi dobbiamo cercare ciò che comunemente si chiama arte, e che tuttavia non è se non una parte di essa, vale a dire ciò che in essa viene esercitato con coscienza, meditazione e riflessione, ciò che si può anche insegnare e apprendere, e conseguire per trasmissione e per esercizio proprio, dovremo per contro cercare nell’inconscio che entra pure nell’arte ciò che in essa non si può imparare né conseguire con l’esercizio o in altro modo, ma può essere soltanto innato per libero dono della natura, ed è quello che in una parola possiamo chiamare la poesia dell’arte.

Se l’intuizione estetica non è se non l’intuizione intellettuale divenuta oggettiva, s’intende da sé che l’arte sia l’unico vero e eterno organo e documento insieme della filosofia, il quale sempre e continuamente di nuovo attesta quel che la filosofia non può rappresentare esternamente, cioè l’inconscio nell’agire e nel produrre e la sua originaria identità con il conscio. L’arte appunto perciò è per il filosofo quanto vi è di più alto, poiché essa gli apre per così dire il santuario, dove in eterna e originaria unione arde come in una sola fiamma ciò che nella natura e nella storia è separato, e ciò che nella vita e nell’azione e nel pensiero deve fuggire se stesso eternamente. La visione che il filosofo si fa artificialmente della natura è per l’arte la visione originaria e naturale.»

            ( da Sistema dell’idealismo trascendentale, 1800 )

«Ora, se soltanto l’arte riesce a rendere oggettivo con valore universale ciò che il filosofo può rappresentare solo soggettivamente, c’è da attendersi […] che la filosofia, com’è stata generata e nutrita dalla poesia nell’infanzia del sapere, e con essa tutte quelle scienze che per mezzo suo vengono avviate alla perfezione, una volte giunte alla loro pienezza, come altrettanti singoli fiumi riconfluiranno in quell’universale oceano della poesia da cui erano uscite.»

            ( da Sistema dell’idealismo trascendentale, 1800 )

NOTA

«Genio precoce (docente universitario a soli 24 anni e autore del Sistema dell’idealismo trascendentale a soli 25 anni), Friedrich Wilhelm Joseph Schelling ottiene immediato ascolto ed influenza presso i contemporanei. Il gruppo dei fratelli Schlegel si rivolge a lui come al filosofo capace di interpretare le esigenze più profonde della nuova cultura romantica. E in effetti Schelling è stato il filosofo più congeniale con lo spirito dei romantici. Il suo sentimento della natura, la sua visione estetica dell’universo e, più tardi, il suo orientamento religioso, hanno segnato le tappe successive dell’evoluzione romantica. […]

L’interesse dominante di Schelling è rivolto alla natura e all’arte e, in seguito, al problema metafisico.religioso. situata tra il soggettivismo assoluto di Fiche e il razionalismo assoluto di Hegel, la speculazione di Schelling ha dovuto combattere su due fronti e, accettando lo stesso principio dell’inifinità che è alla base dell’uno e dell’altro, ha dovuto tentare di garantire a questo principio un carattere di oggettività o di realtà capace di renderlo adatto a spiegare il mondo della natura e dell’arte.»

            (da G. De Ruggiero, Storia della filosofia )

(mm)

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