mercoledì , 18 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Friedrich Hölderlin (20/03/1770)

« O voi che cercate il sommo bene nella profondità della scienza, nel tumulto dell’azione, nell’oscurità del passato, nel labirinto del futuro, nelle fosse e sopra le stelle, sapete voi il suo nome? Il suo nome è bellezza! »

« Non ho conosciuto nessuno così privo di esigenze, così divinamente senza pretese.

Come le onde dell’oceano le rive delle sue isole felici, così il mio inquieto cuore avvolgeva, con le sue onde, la calma della celestiale fanciulla.

Nulla avevo da darle se non un’anima piena di violenti contrasti, piena di sanguinosi ricordi, nulla avevo da darle se non il mio amore sconfinato con i suoi mille affanni, le sue mille tumultuanti speranze. Ma ella stava innanzi a me nella sua immutabile bellezza, spontanea, in una sorridente perfezione e ogni aspirazione, ogni sogno della mia mortale esistenza, ah! tutto ciò che, dalle più alte regioni, il genio può presagire, nelle dorate ore del mattino, era tutto compiuto nella serenità di quest’unica anima. »

« Il canto voluttuoso della primavera invita al sonno i miei pensieri mortali. La pienezza del mondo vibrante di vita nutre e sazia di ebbrezza il mio povero essere.

O natura santa! Io non so cosa mi avvenga quando alzo i miei occhi dinnanzi alla tua bellezza, ma tutta la gioia del cielo è nelle lacrime che piango innanzi a te, come l’amante alla presenza dell’amata.

Tutto il mio essere ammutolisce e si tende, quando il soffio delicato dell’aria gioca sul mio petto. Perduto nell’azzurro sconfinato, io volgo spesso il mio sguardo in alto, verso l’etere e in basso nel sacro mare ed è come se uno spirito affine mi aprisse le braccia, come se il dolore della solitudine si dissolvesse nella vita degli dèi.

Essere uno col tutto, questa è la vita degli dèi, questo è il cielo dell’uomo.

Essere uno con tutto ciò che ha vita, fare ritorno, in una beata dimenticanza di sé, nel tutto della natura: ecco il vertice dei pensieri e delle gioie, la sacra vetta del monte, il luogo della quiete perenne, dove il meriggio perde la calura e il tuono perde la sua voce; dove il mare ribollente somiglia all’ondeggiare di un campo di spighe. »

« Che cos’è dunque la morte e tutto il dolore degli uomini? Ah! Molte vane parole han fatte gli uomini strani. Scaturisce pur tutto dalla gioia e termina pur tutto nella pace. »

« CANTO DEL DESTINO DI IPERIONE

Vagate lassù nella luce

 Su morbido suolo, Genii beati!

   Splendenti brezze divine

     Vi accarezzano lievi,

       Simili a dita di artista

         Su sacre corde.

Esenti dal Fato, pari a dormienti

  Lattanti, respirano i Celesti;

    Puro e protetto

      Nel bocciolo assegnato

        Eterno fiorisce

          A loro lo spirito,

            E gli occhi beati

              Splendono in calma

                Eterna chiarità.

Ma a noi non è dato,

  Trovar pace in un luogo;

    Dileguano, cadono

      Soffrendo i mortali

        Con cieco errare

          Da un’ora all’altra, 

             Come acqua da rupe

               A rupe gettata,

                 Per anni in abissi insondabili. »

            ( da Iperione, 1797-99. Traduzione di Giovanni Amoretti )

« METÀ DELLA VITA

Con gialle pere pende
e folta di rose selvatiche
la campagna sul lago.
O cigni soavi
ed ebbri di baci
tuffate il capo
nella sacra sobrietà dell’acqua.
Ahimè, dove li prenderò io
quando è l’inverno, i fiori
e dove il sole,
l’aura leggera della terra?
Le mura si levano mute
e fredde, nel vento
stridono le banderuole. »

            (da Poesie, Odi, Elegie, 1791-1812. Traduzione di G.Vigolo)

« FANTASIA SERALE

Davanti alla sua capanna siede tranquillo nell’ombra
L’aratore; fuma il focolare dell’uomo parco.
Ospitale risuona al viandante nella pace
Del villaggio la campana del vespro.

Ora anche i naviganti tornano al porto,
in lontane città, lieto si estingue lo strepito
industre del mercato, nel quieto fogliame
splende agli amici il convito socievole.

E io dove mi volgo? Vivono i mortali
Di mercede e lavoro; in alterno travaglio e riposo,
tutto è gioia; perché non dorme
mai solo per me questa spina nel petto?

Nel cielo della sera si schiude una primavera;
innumeri le rose fioriscono e calmo risplende
l’aureo mondo; oh, lassù prendete
anche me, nubi di porpora! E possa

dileguare in luce e aria il mio amore e dolore! –
Ma, come atterrito da folle preghiera, fugge
l’incanto; si fa buio e solitario
sotto il cielo, come sempre io sono…

vieni tu, dolce sopore! Soverchia è la voglia
del cuore, ma infine, gioventù, la tua brace si spegne,
tu senza pace, sognante!
Calma e serena è poi la vecchiaia. »

            (da Poesie, Odi, Elegie, 1791-1812)

NOTA

Friedrich Hölderlin è attualmente considerato uno dei più grandi lirici della letteratura tedesca, se non addirittura il “massimo rappresentante” (L. Mittner, Storia della letteratura tedesca). La sua grandezza artistica e la sua novità, però, non furono riconosciute dai contemporanei; persino il grande Goethe non seppe apprezzare il suo genio.

La sua forma espressiva, basata sull’armonia e la perfezione metrica, lo rende un rappresentante esemplificativo della poetica classicista; d’altra parte, il profondo sentimento di comunione panica con la natura e l’anelito verso l’Assoluto e l’Infinito ne fanno un autorevole portavoce del movimento romantico.

(mm)

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