venerdì , 15 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Franz Kafka (03/07/1883)

«Di tutto esiste un surrogato misero, artificiale: degli antenati, delle nozze e dei discendenti. Lo si crea nelle convulsioni e, quando non si perisce per queste, si perisce per la desolazione del surrogato.

Quando uno dice: Che importa a me la vita? Soltanto per la mia famiglia non voglio morire. Ma la famiglia è precisamente la rappresentante della vita, dunque, egli vuol vivere appunto per la vita.»

Estratto dai Diari

«Le zampine di Gregorio ronzavano quasi, quando si avviò a mangiare. Le sue ferite dovevano del resto esser già rimarginate poiché non sentiva più nessun impedimento; n’era anzi stupito, e si ricordò che un mese prima si era fatto col coltello un piccolo taglio al dito, e che ancora due giorni innanzi la ferita gli doleva abbastanza. Sarei dunque ora meno sensibile? pensò, e già stava succhiando ingordamente il formaggio, verso il quale s’era sentito attrarre con violenza più che verso tutti gli altri cibi. A rapide boccate e con lacrime di soddisfazione divorò i legumi e la salsa; i cibi freschi invece non gli piacevano: non poteva neppure sopportarne l’odore e anzi trascinava un po’ lontano quelli che preferiva.»

Estratto da La Metamorfosi

«Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., poiché un mattino, senza che avesse fatto nulla di male, egli fu arrestato. La cuoca della sua affittacamere, cioè della signora Grubach, che ogni mattino verso le otto gli portava la prima colazione, quel giorno non venne. Era la prima volta che una cosa simile capitava. K. aspettò un poco; col capo appoggiato al guanciale, notò che la vecchietta sua dirimpettaia lo osservava con una curiosità per lei del tutto inconsueta, ma poi, deluso ed affamato ad un tempo, si decise a suonare il campanello. Subito bussarono alla porta, ed entrò un uomo che in quella casa K. non aveva mai visto prima.»

Incipit de Il processo tradotto da Primo Levi

Nota:

Il discreto signor K. emana l’alone di soffocante deprimenza del secolo scorso. Intriso di penetrante riflessione sulla perdizione della bussola umana il territorio kafkiano è una giungla inestricabile dove abissi si aprono ovunque, impassibili e inquientanti come i guardiani che attendono l’uomo davanti la porta della Legge. L’incompiutezza di alcune opere probabilmente rappresenta proprio l’esatta dimensione dell’irrisolvibilità della sua esistenza,  come il protagonista de Il Castello costretto a vagare senza amici e in terra ostile. La terra ostile, il Novecento lo avrebbe dimostrato, è ovunque.  

(rrb)

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