martedì , 12 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Franco Modigliani (18/06/1918)

« Non è tollerabile che una banca centrale, isolata, che non ha nessuna responsabilità né l’obbligo di spiegare quello che fa, possa continuare a creare disoccupazione mentre i governi stanno zitti. »

Da Il Tempo, 22/10/2000

« La Banca centrale oggi è l’ unico vero nemico dell’ euro […] non capisce che, invece di preoccuparsi esclusivamente dell’ inflazione che non c’ è, farebbe meglio a risolvere l’ enorme dramma della disoccupazione, che gli fa comodo perché riduce l’ inflazione. Il futuro dell’ Europa dipende dalla risoluzione di un unico nodo: rivedere le regole della Banca centrale che non deve più occuparsi solo di inflazione ma anche e soprattutto dei senza lavoro, come fa la Federal Reserve in America. »

Da un’intervista al Corriere della sera 4/01/2002

«Sono in favore del sistema americano, dove lo statuto della Federal Reserve parla del ‘’massimo sviluppo coerente con prezzi ‘stabili’. Certo, nessuno vuole l’inflazione, ma bisogna tenere conto dello sviluppo e cercare di massimizzare l’occupazione, gli investimenti e la produttività rispettando il vincolo dei prezzi stabili ».

Da un’intervista su http://www.losio.com/rue/Modigliani01.html  , 01/10/2000

« La differenza fra queste due scuole di pensiero è che i non-monetaristi accettano quello che considerano come il fondamentale messaggio pratico della Teoria Generale di Keynes, che l’economia di mercato, cioè, è soggetta a fluttuazioni nel prodotto, nella disoccupazione e nei prezzi, che devono essere corrette. I monetaristi, d’altro canto, mantengono fermo il punto che non vi è alcun bisogno di stabilizzare l’economia finché la crescita dell’offerta di moneta segue una regola prestabilita. Che se anche vi fosse bisogno di stabilizzare l’economia, non abbiamo la capacità di farlo, e che anche se potessimo farlo non dovremmo affidare alle autorità il necessario potere discrezionale »

da Scritti di F. Modigliani in relazione al dibattito tra keynesiani e monetaristi
 
Nota:

«Una volta un giornalista chiese chi fosse secondo me il più grande economista italiano. Non ricordo che nome dissi. Ma come, non Franco Modigliani si sorprese il reporter. Ma è il più grande economista del mondo, replicai.»

Paul Samuelson

C’era una volta il lavoro, c’era una volta il valore dell’uomo, l’impegno, e non poteva essere comprato. C’erano le passioni, plasmate da ingegno e necessità. C’era anche la pura fatica che faceva tornare a casa stanchi, ma col sorriso. Poi arrivò il denaro a braccetto con il libero mercato e i bisogni diventarono domanda e i beni prodotti l’offerta. Da lì all’ingegno degli oligopoli, le tassazioni, i deficit e le inflazioni, fu come accelerare su una strada bagnata in prossimità di una curva. Che fa allora l’uomo, frutto di un’involuzione creata da se stesso? O si adatta a fregare l’altro per sopravvivere o ne studia i fini passaggi tentando di far valere il male minore. E proprio questo fu Franco Modigliani, premio Nobel  per l’economia 1985. Dall’Italia all’America, o forse sarebbe meglio dire dall’America all’Italia dato che, come molti ebrei del suo tempo, fu costretto a emigrare a seguito delle emanazioni delle leggi razziali, Modigliani non fu solo un acuto osservatore delle dinamiche finanziarie, ma anche un umanista in quanto economia e società non erano, e sono, che due facce della stessa “moneta”. Secondo Modigliani, infatti, è l’uomo produttore e consumatore a determinare con la gestione del denaro l’andamento finanziario e, soprattutto, è la sua filosofia del risparmio, ribattezzata “L’ipotesi del ciclo vitale”, a condurre il mercato delle azioni e contemporaneamente affinare i trucchi delle banche: se da giovane infatti attingi a molte risorse per avviare un’impresa o una famiglia (che probabilmente oggi è la più grande delle imprese) sei portato ad accendere un mutuo, verso la mezza età poi tenti di risparmiare in vista della beata vecchiaia e da pensionato poi spenderesti il gruzzoletto accumulato, tutto questo in relazione alla variante principale, l’aspettativa di reddito. Ed ecco che giunge dunque il punto dolente: l’economia si basa sulla circolazione di denaro, e da dove prendere l’uomo il denaro? Se non lo ruba, in teoria lo dovrebbe guadagnare con il lavoro. Come va avanti allora un’economia fondata sulla disoccupazione? E fu su questo che cercò di urlare a squarcia gola Modigliani d’oltreoceano: la disoccupazione abbassa i consumi, la domanda e l’offerta, riduce la competitività, la qualità, e soprattutto rende l’uomo incompleto. Quanto vale allora per gli Stati “guadagnarci” su quella piccola percentuale di inflazione in più quando c’è in gioco la felicità dell’uomo?
Nel 2003 Modigliani lascia una moglie forte e devota, file di studenti e colleghi del MIT di Boston affascinati dal suo fervore e genio, e un mondo impazzito che saluta, in occasione del funerale, sulle note di “Bella Ciao”, forse a mo’ di speranza.

(ss)

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