lunedì , 21 agosto 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Francesco Petrarca (20/07/1304)

«S’amor non è, che dunque è quel ch’io sento?

Ma s’egli è amor, perdio, che cosa et quale?

Se bona, onde l’effecto aspro mortale?

Se ria, onde si dolce tormento?

S’a mia voglia ardo, onde ‘l pianto e lamento?

S’a mal mio grado, il lamentar che vale?

O viva morte, o dilectoso male,

come puoi tanto in me, s’io no ‘l consento?

Et s’io ‘l consento, a gran torto mi doglio.

Fra sì contrari venti in frale barca

mi trovo in alto mar senza governo.

Sì leve di saver, d’error si carca

ch’i’ medesimo non so quel ch’io mi voglio,

et tremo a mezza state, ardendo il verno.»

S’amor non è, che dunque è quel ch’io sento?

«Solo et pensoso i più deserti campi

vo mesurando a passi tardi e lenti,

et gli occhi porto per fuggire intenti

ove vestigio human l’arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi

dal manifesto accorger de le genti,

perché negli atti d’alegrezza spenti

di fuor si legge com’io dentro avampi:

si ch’io mi credo omai che monti et piagge

et fiumi et selve sappian di che tempre

sia la mia vita, ch’è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né si selvagge

cercar non so ch’Amor non venga sempre

ragionando con meco, et io co llui.»

Solo et pensoso i più deserti campi

«Questi è colui che ‘l mondo chiama Amore:

amaro come vedi e vedrai meglio

quando fia tuo com’è nostro signore:

giovencel mansueto, e fiero veglio:

ben sa chi ‘l prova, e fi’ a te cosa piana

anzi mill’anni: infin ad or ti sveglio.

Ei nacque d’ozio e di lascivia umana,

nudrito di penser dolci soavi,

fatto signor e dio da gente vana.

Qual è morto da lui, qual con più gravi

leggi mena sua vita aspra et acerba

sotto mille catene e mille chiavi.

Quel che ‘n sì signorile e sì superba

vista vien primo è Cesar, che ‘n Egitto

Cleopatra legò tra’ fiori e l’erba;

or di lui si triunfa, et è ben dritto,

se vinse il mondo et altri ha vinto lui,

che del suo vincitor sia gloria il vitto.

L’altro è suo figlio; e pure amò costui

più giustamente: egli è Cesare Augusto,

che Livia sua, pregando, tolse altrui.

Neron è il terzo, dispietato e ‘ngiusto;

vedilo andar pien d’ira e di disdegno;

femina ‘l vinse, e par tanto robusto.

Vedi ‘l buon Marco d’ogni laude degno,

pien di filosofia la lingua e ‘l petto;

ma pur Faustina il fa qui star a segno.»

Triumphus Cupidinis

Nota:

Nell’ormai tramontato Medioevo, Francesco Petrarca è considerato uno dei più grandi scrittori umanisti italiani. Poeta di grande fama, è il primo autore a comporre un canzoniere in lingua volgare. Opera universale e magistera, impiega l’intera vita per la realizzazione di una raccolta intima, manifesto dell’evoluzione epifanica al quale il Petrarca uomo va incontro, lirica dopo lirica. Iniziatore dell’Umanesimo rinascimentale, rinnova la lirica nella struttura e nella funzione, promulgado l’affermazione della poesia sentimentale. Il petrarchismo, così celebrato, diventa uno stile, imitato da tanti, ma unico nel suo genere.

(mc)

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