mercoledì , 13 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Francesco Guccini (14/06/1940)

 

 

«Giugno che sei maturità dell’anno, di te ringrazio dio, in un tuo giorno sotto il sole caldo ci sono nato io, ci sono nato io»

Da Canzone dei Dodici Mesi, da Radici, 1972

«Guardo ancora l’ora sul quadrante dello swatch
darle un altro quarto d’ora o andare via
gente usciva a branchi dalle scale del metrò
ma in quei visi in fuga lui cercava quello suo
l’unica cosa che potesse darle un senso al
freddo e al giorno
e a quell’inverno…
bella e accesa in viso d’improvviso lei arrivò
come fosse apparsa per magia
e radiosa spense ogni protesta e lo baciò
e abbracciati andarono parlando tutti e due
di amici e dischi e di vacanze di Natale
io mi sentì quasi male guardandoli andare
ed invidiai il loro incontro, quel tutto da
fare
tutto quel tempo davanti, quel loro sperare
e l’incoscienza orgogliosa della loro età

e mi venne in mente come un pugno quando
anch’io
aspettavo appeso a un angolo una lei
e quando arrivava mi sentivo come un Dio
e abbracciati e persi si parlava tutti e due
uno sull’altro degli esami e di Natale
e di un poeta geniale e di un film sperimentale
e ci sembrava che niente potesse finire
come se il tempo davanti dovesse durare
fino alla linea incosciente della nostra età…
…che ho perduta, che mi è scivolata
che cosa fai ora ragazza abbracciata
a me, ai dogmi andati, a una strada bagnata
diversa e la stessa della loro età..»

Da Swatch, scritta per gli Stadio

«»

«La noia data da uno non pratico,

che non ha il polso di un matematico,

che coi motori non ci sa fare

e che non sa neanche guidare,

un tipo dietro le nuvole e la poesia »

da Quattro Stracci, da D’amore, di morte e d’altre sciocchezze, 1993

«Raffaella ha gli occhi lucidi e lui non riesce a dirle quello che vorrebbe, prima di salire sul treno. L’abbraccia e lei gli si stringe contro. Poi si solleva sulla punta dei piedi e gli mormora all’orecchio:

-          Per favore, torna – .

Affacciato al finestrino, la vede come fosse lei ad allontanarsi, la destra ancora sollevata nel saluto. Gliela nasconde la leggera curva che i binari fanno per seguire il fiume. Solo adesso Benedetto Santovito siede, accende un mezzo sigaro e vorrebbe finire la lettura del verbale, ma i pensieri se ne vanno altrove. Così li lascia liberi e, il capo appoggiato allo schienale e gli occhi socchiusi, segue il fumo che si stempera nell’aria della carrozza.»

Da Tango e gli altri, scritto in collaborazione con Loriano Machiavelli, 2007

« – Ecco – disse l’uomo – finito. Ora volerò –

-          Non sembri contento – disse il bimbo.

-          Forse emozionato. Contento no, sapevo che ci sarei riuscito. Ero sicuro, perché se non si è sicuri non si vola.»

Da Icaro, 2008

Nota:

Settanta anni di vita e quaranta di storie. I numeri di Guccini impressionano e troncano il fiato per la loro mole maestosa, ma anche perché, in qualche maniera, le sue canzoni hanno accompagnato le adolescenze e le passioni di diverse generazioni di italiani. La verve politica divampante dei vent’anni ha sempre trovato – da quattro decenni a questa parte – in Guccini il cantore prediletto, il riferimento assoluto e costante. Le sue recenti diramazioni artistiche, condivisibili o meno, lasciano intatta l’icona di cantautore dannato e socialista degli anni ’60, come se quei momenti, cristallizzati nel tempo, fossero irriducibili alle allegrie e al menefreghismo della vecchiaia.

(lm, rrb)

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