martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Francesco De Gregori (04/04/1951)

(ritratto di gr)

« Faccio un lavoro da stupido, non vado al Festivalbar, ma neppure frequento i salotti letterari. Non sono un poeta, ma nemmeno un cantante da Sanremo. Spesso non capisco quello che sto facendo e chissà se lo capirò mai… »

da un’intervista a L’Unità, Settembre 1985

« A me fanno ridere i comportamenti involontari delle persone, lo dico continuamente, quindi se uno si sforza di farmi ridere non ci riesce…”i comici che mi rendono triste” sono questi qua, eleggendo Forattini a caposchiera di questi qua. “I simpatici che mi stanno antipatici”. Ad esempio la televisione al sabato sera, mette in vetrina tutti questi “simpatici che mi stanno antipatici”. Cioè sono quelli che ridono, che ti danno pacche sulle spalle, che si agitano. Io preferisco gli antipatici, perché negli antipatici scava scava riesci a trovare la simpatia, nei simpatici, basta che scavi un poco e non trovi niente, trovi il nulla, dietro questa apparente simpatia trovi il vuoto. »

da un’intervista a Tutto Musica & Spettacolo, 16 Novembre 1993

« Chi lo sa perché uno alla fine scrive una certa cosa? Io ho sempre pensato che non fosse così diverso porsi di fronte a una canzone come porsi di fronte a una cartolina quando la devi mandare a un amico, capito? Perché anche lì ti chiedi come fare bella figura, come comunicare le cose che c’hai in testa, no? E’ un po’ la stessa cosa, è scrivere, comunicare insomma… prolungare sé stessi, fare arrivare una parte di te stesso agli altri. E questo può avvenire con le canzoni, con le cartoline, con i film. Ecco, forse bisogna scavare dentro sé stessi, avere poco pudore a volte. Ecco, questa è una buona ricetta: bisogna avere poco pudore. Mettete poco pudore all’inizio, poi il resto viene da sé.»

da un’intervista per Radio2 alla trasmissione Musica e Parole, 25 Novembre 1996

« I MUSICANTI
I musicanti accordano il violino,
stasera suoneranno sulla luna.
E non importa niente
se la gente del caffè
non capirà
la loro anima,
i musicanti non piangono mai. »

« IL RAGAZZO
Il ragazzo ha capelli rossi ed occhi blu,
pantaloni corti ed uno strappo proprio lì.
Amici nel quartiere non ne ha,
e quando va a giocare, dove va?
Il ragazzo, sale molto spesso sopra un albero e sa.
Sceglie un ramo e cerca il punto esatto
dove muore la città.
E’ quasi ora di cena quando viene giù,
suo padre ormai non lo capisce più.
E con gli occhi dentro il piatto, lui,
mangia molto ma non parla mai.
Ha una luce strana dentro agli occhi
che qualcuno l’ha chiamata cattiveria.
Ma poi
chissà la gente che ne sa,
chissà la gente che ne sa.
Dei suoi pensieri sul cuscino
che ne sa?
Della sua luna in fondo al pozzo, che ne sa?
Dei suoi segreti e del suo mondo…..
Il ragazzo cresce sempre solo
e non si sente solo mai.
Ha una voglia strana in fondo al cuore
che nemmeno lui lo sa,
se sia paura o libertà
se sia paura oppure libertà.

dall’album Alice non lo sa, 1973

« NIENTE DA CAPIRE
È troppo tempo amore, che noi giochiamo a scacchi,
mi dicono che stai vincendo e ridono da matti.
Ma io non lo sapevo, che era una partita,
posso dartela vinta, tenermi la mia vita
Però se un giorno tornerai da queste parti,
riportami i miei occhi e il tuo fucile,
e non c’è niente da capire.

dall’album Francesco De Gregori, 1974


« RIMMEL»
dall’album Rimmel, 1975

« ULTIMO DISCORSO REGISTRATO
Che tipo d’uomo legge oggi il vangelo;
che t’hanno fatto agli occhi, Gesù Maria.
Terza domanda: quanti anni ho, sotto il cielo
e quante mosche ho torturato nella mia infanzia,
buona e cattiva.
Prima di diventare uno di loro,
quanto ci ho messo , quanta rabbia,
e quanto sesso dietro ai vetri.
Discutevano in quattro in un tramonto italiano,
di politica, estetica e matematica.
Le loro sigarette tiravano il fumo al mulino
e all’improvviso un’esplosione da lontano.
Erano l’ultima guerra e il primo amore,
miti tranquillizzanti, forse droghe pesanti
o mani pietose che chiudono gli occhi.
Ed adesso dimmi quando finirà la guerra,
adesso dimmi quando finirà la guerra,
ed adesso, per favore, dimmi quando finirà la guerra,
sono stufo di stare nella mia trincea di lusso.
E a questo punto i tre quarti del pubblico,
cominciarono a fischiare e a gridare:
“Ogni cosa al suo posto, quest’uomo è nel posto sbagliato”.
ed io vi ho solamente raccontato,
senza niente inventare, l’ultimo discorso registrato,
dell’uomo che voleva parlare,
dell’uomo che voleva parlare…»

dall’album Bufalo Bill, 1976

« VIVA L’ITALIA
Viva l’Italia,
l’Italia liberata.
L’Italia del valzer.
l’Italia del caffè,
l’Italia derubata e colpita al cuore.
Viva l’Italia,
l’Italia che non muore.
Viva l’Italia,
presa a tradimento.
L’Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura.
Viva l’Italia,
l’Italia che non ha paura.
Viva l’Italia,
l’Italia che è in mezzo al mare.
L’Italia dimenticata,
e l’Italia da dimenticare.
L’Italia metà giardino e metà galera.
Viva l’Italia,
l’Italia tutta intera.
Viva l’Italia,
l’Italia che lavora.
L’Italia che si dispera,
e l’Italia che si innamora.
L’Italia metà dovere e metà fortuna.
Viva l’Italia,
l’Italia sulla luna.
Viva l’Italia del 12 dicembre.
L’Italia con le bandiere,
l’Italia nuda come sempre.
L’Italia con gli occhi aperti nella notte triste.
Viva l’Italia,
l’Italia che resiste. »

dall’album Viva L’Italia, 1979


« LA DONNA CANNONE »
dall’album La donna cannone, 1985

« POETI PER L’ESTATE
Vanno a due a due i poeti verso chissà che luna
amano molte cose, forse nessuna.
Alcuni sono ipocriti e gelosi come gatti,
scrivono versi apocrifi, faticosi e sciatti.
Sognano di vittorie e premi letterari
pugnalano alle spalle gli amici più cari.
Quando ne vedono uno ubriaco in un fosso,
per salvargli la vita, gli tirano addosso.
Però quando si impegnano lo fanno veramente,
convinti come sono di servire alla gente.
E firmano grandi appelli per la guerra e la fame,
vecchi mosconi ipocriti, vecchie puttane.
Vanno a due a due i poeti e poi ritornano quasi sempre,
come gli alberi di Natale quando arriva dicembre.
Si specchiano nelle vetrine dentro ai loro successi,
poveri poeti soliti, quasi sempre gli stessi.
Però l’avvenimento, il più sensazionale
e quando in televisione te li vedi arrivare,
profetici e poetici, sportivi ed eleganti
pubblicare loro stessi come fanno i cantanti.
Vanno a due a due i poeti, traversano le nostre stagioni
e passano poeti brutti e poeti buoni.
Ma quando fra tanti poeti ne trovi uno vero,
è come partire lontano, come viaggiare davvero. »

dall’album Scacchi e tarocchi, 1985

« I MATTI
I matti vanno contenti,
sull’orlo della normalità,
come stelle cadenti,
nel mare della tranquillità. »

dall’album Terra di nessuno, 1987

«DE GREGORI È MORTO
Stamattina han bussato alla porta
e nessuno ha risposto.
Erano i sette fabbricanti di passioni
con i loro pastori tedeschi.
Erano alcune madri infantili
che organizzavano giochi selvaggi
Era il mio amico il musicale
con la sua anima da passeggio.
Era il mio zoccolo destro
tutto trafitto di spine
Era un modello sovietico
col catrame e con le piume.
Han bussato alla porta
e nessuno ha risposto,
De Gregori era morto,
ucciso da una indigestione di gigli
la sua faccia era acqua.
Stamattina han bussato alla porta
e nessuno ha risposto.
Era il sole che stava nascendo
dietro l’ultima fila di case
Era una serie di immagine di Breche
collezionate a casaccio.
Era la casa di Hilde
trasportata su ruote
Era il vecchio Rasputin tradito
con la sua ernia e la sua tromba
Erano le pantofole della mia anzianità
che chiedevano scusa.
Han bussato alla porta
e nessuno ha risposto,
De Gregori era morto,
ucciso dalla sua cultura borghese
e da un forte mal di testa.
Stamattina han bussato alla porta
e nessuno ha risposto.
Era Marianna cresciuta in fretta
in un’estate di malumore.
Era il mio amico dottore
che veniva a piazzare microfoni
Era un industriale di arance
con i suoi mazzi di carte
Era una bellezza esotica
con gli occhi bene in vista
Era un ragazzo gonfio
per brevità chiamato artista.
Han bussato alla porta
e nessuno ha risposto,
De Gregori era morto,
ucciso dal ultimo LP e dai suoi profeti. »

NOTA

« Poetico e graffiante, discepolo dei migliori folksinger d’oltreoceano, Francesco De Gregori è uno dei capostipiti della canzone d’autore italiana.
Nonostante lui stesso abbia più volte affermato di non gradire quella definizione, a tutt’oggi rappresenta il prototipo di “cantautore” italiano, per il suo modo di comporre e interpretare le canzoni, utilizzando testi ricchi di metafore, di costrutti logico-sintattici inusuali, e accompagnandoli con una musica defilata, ma originale e complessa, pur affidandosi quasi sempre a strumenti tradizionali. Peculiare anche il suo modo di interpretare le canzoni, con quella voce nasale e con l’uso largo delle vocali: lo stile “alla De Gregori”, che sarà scimmiottato da intere generazioni di emuli.
Intellettuale e appassionato di musica popolare, ha sempre costruito le sue canzoni avendo come riferimento strutturale e stilistico la migliore produzione poetica europea del Novecento e si è servito di questo bagaglio culturale e di quella dote naturale che è la sua poesia (pubblicata anche sui libri scolastici) per vestire le sue canzoni con versi dalla prepotente forza evocativa. Versi che potrebbero fare anche a meno della musica perché cantano, stranamente, da soli.
La sua ritrosia, il suo disinteresse per l’immagine pubblica filtrata da media e il carattere in un certo senso aristocratico, elitario della sua musica e (soprattutto) dei suoi versi, gli sono valsi il celebre soprannome di “Principe” della canzone italiana. »

da Curve nella memoria, S. De Gasperis, T. Fonzi e C. Faretti. http://www.ondarock.it/italia/francescodegregori.htm

(mm)

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