giovedì , 14 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Federico Tavan (05/11/1949)


«Scrivevo in italiano perché quando si andava a scuola in Andreis le maestre ci picchiavano e ci insegnavano che parlare la nostra lingua era peccato e si andava all’inferno […]. Poi ho scritto in andreano: l’andreano è una lingua bella, piena di miele […]. E inoltre l’italiano non lo so. Conosco solo sessanta parole; sono costretto ad andare giù a Montereale per conoscerne di nuove; l’ultima è stata “ossimoro”. Ma ho già dimenticato che cosa significa. Fino a qualche anno fa scrivevo poesie nudo davanti allo specchio. Riempivo i cassetti e le tasche di poesie. Poi, grazie a qualche buona persona, le ho pubblicate. Ho continuato perché in Andreis d’inverno le notti sono lunghe e fredde. […] Scrivo perché mi piacciono le parole: albero, cane, fagiolo, zucca… io le parole le mangerei».
Tavan su Tavan (cit. p. 107)

Il destino di un uomo

Poteva capitare anche a te
nascere in un pentolone
tra rospi e intrugli
di streghe senza processo
e il dolore grande di una madre.
Io mi sono trovato a passare
da quelle parti.

Bum

Noi inchiodati
qui
a scrivere poesie.
So
che questa
non è poesia.
E’ la storia di un treno.
So
che su quel treno
c’erano
un barbone
un emigrante
un operaio
una studentessa
un padre di famiglia.
So
che il barbone
ha la mia età
senza denti
senza capelli
e ride e piange
e non va da nessuna parte
e non ha nessuna valigia.
So
che l’emigrante ha cinquantatre anni
e viene dalla Germania.
So
che va in Sicilia
e nella valigia
una stecca di cioccolata.
So
che l’operaio
lavora all’Alfa Romeo.
So
che ha quarantadue anni
nella valigia
l’ultima busta paga.
So
che la studentessa
è molto bella
e ha diciassette anni.
So
che va a vedere Roma,
nella valigia
la macchina fotografica.
So
che il padre di famiglia
ha gli occhiali sessantadue anni
un nipote a Bari
e nella valigia
“la cena per i suoi rondinini”.
So
che stanno aspettando qualcosa
e ridono
e il treno ride
e le valigie ridono
e la democrazia
nascosta sotto i binari
come sempre
ride.
BUM

Da Sognando La Religione

Io muoio su una croce diversa
mordendo i chiodi
e spingendo i piedi
verso il basso a sentire
l’erba che cresce.

Da Il poeta delle pantegane (canto d’amore)

La fogna mi piace
perché è in basso
come l’inferno.

Fatica

Che fatica far capire alla gente
che non ci sono scuole
che ti insegnano a fare il matto
a farlo sul serio.

Dover andare dallo psichiatra
per farsi spiegare
perché la notte non dormi
e il cuore ti batte in mano.

Farsi spiegare
perché si ha un bisogno disperato
di vivere e anche di morire.

Farsi spiegare
perché un pacifista come me
che ama la compagnia
a volte vorrebbe ammazzare tutti,
per stare solo.

Uno come me
che pensa che le donne sono
l’unica cosa bella che esiste al mondo
qualche volta sogna
un mondo di soli uomini

Che fatica convincere la gente
che il mio modo di vivere
non impedisce a nessuno
di lavorare, fare l’amore, votare
di essere coglioni.

Che fatica convincere la gente.

Nota:
Federico Tavan ha conosciuto il manicomio quando aveva solo dodici anni e aveva perso la madre.
«Federico è come il Marcovaldo di Calvino che fa e dice cose che non ci sono estranee, anche se non le faremmo né le diremmo mai per non passar per scemi. Ma Federico non è un personaggio, è reale e scomodo. Federico vive di eccessi, ma non è lo scemo del villaggio né locale né globale. (…)I Personaggi mangiano e dormono senza consumare le nostre risorse. I Poeti invece hanno il vizio di vivere in miseria; è questione di stile e di povertà. Fuori dal Friuli e dal Veneto, Tavan non è molto conosciuto, forse lo sarà di più dopo la sua morte. Ma è al resto della sua vita che vi chiediamo di pensare.»
Marco Paolini, “Corriere della Sera”, 14 settembre 2008

Grazie a : http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article1550

(as)

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