martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Federico De Roberto (16/01/1861)

 

 

«Quando voi leggerete queste pagine, io sarò morto. Non voglio, non voglio andarmene nel silenzio e nell’ombra, senza dirvi tutto quello che ho in cuore, senza mostrarvi tutta l’opera spaventevole compita da voi, senza lasciarvi – ultimo ricordo della nostra tenera amicizia – l’eterno rimorso del male che voi avete commesso.»

(da Documenti umani, 1888)

«A tratto le levatrici impallidirono, vedendo disperse le speranze di ricchi regali: dall’alvo sanguinoso veniva fuori un pezzo di carne informe, una cosa innominabile, un pesce col becco, un uomo spiumato; quel mostro senza sesso aveva un occhio solo, tre specie di zampe, ed era ancora vivo[...] Al Museo dei Benedettini c’era infarti un altro aborto animalesco, un otricciuolo con le zampe, una vescica sconciamente membrificata; ma il parto di Chiara era più orribile. Don Lodovico non rispose; fatta una breve visita alla sorella, andò via. Anche gli altri a poco a poco se ne andarono, lasciando Chiara col marito a guardar soddisfatta quel pezzo anatomico, il prodotto più fresco della razza dei Vicerè»

(da I Vicerè, 1894)

«La storia è una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e saranno sempre gli stessi. Le condizioni esteriori mutano; certo tra la Sicilia di prima del Sessanta, ancora quasi feudale, e questa d’oggi pare ci sia un abisso; ma la differenza è tutta esteriore. Il primo eletto col suffragio quasi universale non è né un popolano, né un borghese, né un democratico: sono io, perché mi chiamo principe di Francalanza. Il prestigio della nobiltà non è e non può essere spento.»

(da I Vicerè, 1894)

Nota:

Federico De Roberto nasce a Napoli da una nobile famiglia siciliana e che torna nell’isola solo successivamente alla nascita del figlio. La sua infanzia viene segnata da un evento che serpeggia nel suo carteggio e si rivela definitivamente come finale del racconto Il paradiso perduto: la morte del padre in un incidente ferroviario. Intensa la sua attività critica, saggistica e giornalistica che lo mette in contatto con Verga e Capuana. Molto vicino a Leopardi e al suo materialismo pessimistico, De Roberto non perde l’occasione per sfruttare al meglio gli strumenti offerti dal Naturalismo imperante, per scandagliare la corruzione del mondo borghese e nobiliare. Una prospettiva estraniante che passa dalla più gelida oggettività all’angoscia più grottesca e macabra e serve all’autore per mettere in luce la degenerazione patologica e morale di una famiglia, simbolo dell’immobilità della storia. Questa “galleria di mostri” del suo romanzo più riuscito, I Vicerè appunto, non gli ha permesso di arrivare al successo anche perché le tendenze decadenti stavano già prendendo piede. Ma l’attualità delle opere di De Roberto sta proprio nella terribilità «antistorica» (Spinazzola) denunciata, che rivelano una sensibilità fuori dal comune e una capacità di analizzare con occhio critico e consapevole quello che ci circonda.

(rb)

Informazioni su asterischi

asterischi

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Campi obbligatori *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

shared on wplocker.com