martedì , 12 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Evgenij Ivanovic Zamjatin (01/02/1884)

«L’autore della presente lettera, condannato alla massima pena, si appella a Voi per commutargli tale pena. […] Per me come scrittore, essere privato della possibilità di scrivere equivale ad una condanna a morte.»

Inizia così il disperato appello di Evgenij Ivanovic Zamjatin indirizzato a Stalin nel giugno del 1931. Nel 1922 era stata vietata la pubblicazione di Noi, e da quella data in poi una sorta di maledizione politica era giunta sull’autore in quanto ogni cosa scritta gli veniva puntualmente rifiutata dalla censura del regime. La richiesta consisteva quindi nel poter lasciare la Russia, cosa che avvenne nel 1931, quando gli fu dato il permesso di trasferirsi a Parigi. Morirà sei anni dopo.

«- Questo è insensato! E’ assurdo! Non capisci che ciò che voi tramate è la rivoluzione? – Sì, la rivoluzione! Ma perché è assurdo?- Assurdo perché la rivoluzione non può essere. Perché la nostra rivoluzione – non lo dici tu, ma lo dico io – è stata l’ultima. E non ci può essere nessun’altra rivoluzione. Lo sanno tutti. L’aguzzo, ironico triangolo delle sopracciglia: – Mio caro: tu sei un matematico. E in più sei un filosofo matematico: dimmi l’ultimo numero. -Cioè? Io… io non capisco: quale ultimo numero? [...] Ma, I-330, questo è assurdo. Dal momento che il numero dei numeri è infinito, quale ultimo numero vuoi da me? – E tu quale ultima rivoluzione vuoi? Non c’è un’ultima rivoluzione, le rivoluzioni sono senza fine.»

Noi

«”Liberazione?” Sbalorditivo: fino a che punto nel genere umano sono vivi gli istinti della delinquenza. Io dico coscientemente “della delinquenza”. La libertà e la delinquenza sono così inseparabilmente legate tra loro come… mettiamo, il movimento dell’aereo e la sua velocità: la velocità dell’aereo – o, l’aereo non si muove; la libertà dell’uomo – o, ed egli non commette delitti. È chiaro. L’unico mezzo per affrancare l’uomo dalla sua tendenza alla delinquenza è togliergli la libertà.»

Noi

Nota:

Evgenij Ivanovic Zamjatin è stato uno scrittore russo. Autore di grandissima capacità visionaria divenne una sorta di padre culturale del “grande fratello”, al punto che alcuni spunti di Noi, il suo romanzo più celebre, sarebbero stati ripresi da autorevoli esponenti della letteratura distopica di tutti i tempi a partire da Aldous Huxley, Il mondo nuovo e Ritorno al Mondo Nuovo, Ayn Rand, Anthem, passando ovviamente per il 1984 di George Orwell. Ma anche il russo aveva i suoi debiti nei confronti della letteratura occidentale, fu uno dei primi traduttori in russo di Jack London e H. G. Wells, facendo rilevare in questo modo il suo profondo legame col tessuto letterario fantascientifico. Tuttavia l’opera del maestro russo non può esaurirsi nel romanzo che l’ha reso celebre, ma la sua eccellenza stilistica e profondità filosofica e culturale sono ampiamente dimostrate anche dalla produzione “minore”. Sostenitore della rivoluzione bolscevica del 1917, in seguito ne divenne disincantato osservatore e perseguitato per il sogno infranto di un socialismo reale che non somigliava minimamente a quello che aveva immaginato. Si prenderà la sua piccola rivincita sbeffeggiando la paradossale idea egualitaria del regime sovietico nei suoi racconti ironici, che probabilmente costituiscono in nuce un meraviglioso e caustico sguardo introspettivo sulla Russia sovietica.

«Il romanzo My costituisce una sintesi dello stile e delle tecniche che caratterizzano l’intera opera di Zamjatin. Scritto intorno al 1921, in una Pietrogrado provata dal comunismo di guerra e in un periodo in cui la censura bolscevica pareva ancora relativamente tollerante, venne tuttavia immediatamente riconosciuto come “pamphlet antisovietico” (Heller, 1990: 528) e ne fu vietata la stampa. Questa risoluzione non ne impedì comunque la diffusione sia in patria (attraverso letture pubbliche tenute dall’autore stesso, ma anche grazie alla circolazione clandestina di copie del manoscritto), sia all’estero.»

Nadia Ziliani, Utopia e antiutopia socialista (”My”di E.I. Zamjatin e ”Krasnaja zvezda”di A.A. Bogdanov)

(rrb)

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