mercoledì , 13 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Eugenio Scalfari (06/04/1924)

 

«Quella mattina pioveva e grandinava sui vetri dell’aula di seconda liceo, sezione C, liceo-ginnasio Cassini, Sanremo. Eravamo trentuno studenti in quella classe. I ripetenti quattro o cinque, confinati negli ultimi banchi come si usava allora.
Ma lo ricordo quel temporale, a Sanremo capitava di rado, c’era un clima un po’ speciale, infatti le famiglie facoltose di Torino e di Milano rivenivano a svernare per sopportare meglio gli acciacchi. E per giocare al Casinò.
Me lo ricordo perché quel giorno ci fu uno degli incontri importanti della mia adolescenza: l’insegnante di filosofia, che teneva lezione due volte alla settimana, aveva preannunciato il tema nella lezione precedente. Aspettò che la grandine finisse e tornassimo a sederci ai nostri banchi. Poi cominciò a parlare di Cartesio: la vita, la morte, le opere di geometria, di matematica, di filosofia, il suo tempo. Disse che Cartesio era, nella storia delle idee, un punto di arrivo e anche una ripartenza con tante biforcazioni. Insomma un crocevia dal quale comincia la modernità. “Se non capite Cartesio non capirete niente di quello che è venuto dopo e non capirete niente di voi stessi e del mondo che vi circonda”.
Ci mise molto calore in quella perorazione, non l’aveva mai fatto con gli altri filosofi che già avevamo studiato con lui sul manuale del Lamanna. Forse con Socrate l’anno prima, ma non con quelle parole e quel tono che sembrava voler coinvolgere la vita di ciascuno di noi.
E mio compagno di banco alzò la mano. “Dica pure”, disse il docente che, insieme al prete che insegnava italiano e latino, rifiutava di usare il “voi” prescritto dal regime. “Secondo lei, professore, chi non fa il liceo e nemmeno sa che è esistito un certo Cartesio non potrà dunque dare nessun senso alla sua vita?”.
Ci fu un gran silenzio in classe, perfino i ripetenti degli ultimi banchi in qualche modo chiamati in causa da quella domanda si fecero attenti. Il professore guardò fisso il mio compagno e ricordo che rispose con una domanda: «Lei, Calvino, ha già trovato il senso della sua vita?”»

Da L’uomo che non credeva in Dio

«Non me ne sono mai vergognato di quella giovinezza nei Guf, anzi: tutto quel mio essere stato orgogliosamente fascista ha poi reso solido il mio antifascismo.»

Da Ero giovane, fascista e felice

«Quando trovo in un libro una frase o un verso che per qualche ragione mi colpiscono e mi danno emozione li trascrivo su un quadernetto. Ne ho già riempiti quattro e penso che siano troppi perché le parole e le frasi poetiche che veramente ti toccano nel profondo non possono che esser poche»

Da Quando Dio cantò l’algebra

«La stanza dove mi trovavo era un luogo a me ignoto e tuttavia familiare, come se la memoria ne avesse conservato non già il ricordo di un’esperienza sensibile ma una reminiscenza connessa ad un’altra esistenza, ad altri soggetti e luoghi e tempi non paragonabili a me e alla mia vita, ma ad un me collocato in un altrove spaesato eppure esistente o esistito.
Il letto su cui giacevo era un grande letto di ottone che non avevo mai visto prima di allora ma che però era stato sicuramente mio e così il resto di quella stanza, la finestra che si apriva su una striscia di mare azzurro e l’altra sulla parete di fondo che guardava verso le colline alberate di ulivi; l’armadio di noce dove erano riposte le telerie, le lenzuola, le tovaglie, i corredi delle spose e il sentore antico della lavanda; il cassettone dove ogni anno a settembre si stipavano i fichi seccati al sole che duravano fino alla pasqua di aprile, odorosi di alloro e di cannella.»

Da Il Labirinto

Nota:

Politico e giornalista italiano, Eugenio Scalfari è legato a doppio filo alla storia dell’Italia repubblicana. Il quotidiano La Repubblica, il settimanale L’espresso, libri fondamentali per capire la storia italiana come La sera andavamo in via Veneto, non sarebbero mai esistiti senza Scalfari, che oggi, pur avendo lasciato nel 1996 la direzione de La Repubblica, continua a scrivere gli editoriali per l’edizione domenicale e a curare la rubrica  Il vetro soffiato per L’espresso.

(lm)

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