venerdì , 15 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Eugène Ionesco (26/11/1909)

« La Commedia Umana non mi assorbe abbastanza. Non appartengo interamente a questo mondo »
(Diario in frantumi)

«Il mondo è allo stesso tempo meraviglioso e atroce, un miracolo e l’inferno, e questi due sentimenti contraddittori, queste due verità evidenti, costituiscono lo sfondo della mia esistenza personale e della mia opera letteraria.»
(A proposito de La soif et la faim)

« quando ero a Chapelle-Anthenaise, mi trovavo fuori dal tempo, dunque in una specie di Paradiso. Intorno agli 11 anni [...] ho cominciato ad avere l’intuizione della fine [...]: ero nel tempo, nella fuga e nel finito. Il presente era scomparso, non ci sarebbe più stato per me altro che un passato e un domani, un domani sentito già come un passato [...]. la velocità non è solamente infernale, essa è l’inferno stesso, l’accelerazione nella caduta »
(Diario in frantumi)

«I temi della mia produzione preferisco chiamarli ossessioni o meglio angosce. Sono le angosce di tutti. E’ su questa identità, su questa universalità che si fonda la possibilità dell’arte»

«La banalità è un sintomo di non comunicazione. Gli uomini si nascondono dietro ai loro cliché. »

Nota:
Il Principe dell’Assurdo, nasce in Romania ma si trasferisce a Parigi dopo appena un anno di vita, dove viene subito a contatto con gli orrori della guerra. Dopo il soggiorno nel piccolo villaggio di Chapelle-Anthenaise, paradiso che rimarrà una parentesi di luce nell’immaginario dello scrittore, ritorna in Romania, dove il padre lo obbliga a mettere da parte le sue aspirazioni da attore. Ma questo non lo ferma e nonostante l’incarico all’ambasciata romena presso il governo di Vichy comincia a fare pratica con la scrittura teatrale. Attento osservatore, guarda la realtà che lo circonda con gli occhi di un estraneo, di un diverso. La sua vita viene consacrata alla continua ricerca dell’assoluto. Assoluto che si nasconde dietro il vuoto, dietro il nulla. Con il suo occhio critico passa a scandagliare la realtà attraverso il mezzo espressivo che il teatro gli propone. Denuncia l’impossibilità di una comunicazione vera e profonda con La Cantatrice chauve, rappresentata per la prima volta l’11 Maggio 1950 presso il Théatre des Noctambules. il pubblico non capisce la genialità di un opera tanto diversa, che diventa una vera e propria tragedia del linguaggio. Intanto lui scrive saggi, pubblica articoli per difendere il suo modo di fare teatro in maniera anche piuttosto ossessiva. L’evoluzione tematica corrisponde anche alla crescita di un percorso personale dovuto agli eventi storici che non fanno che accentuare la percezione di questo vuoto incolmabile. Si scaglia contro l’alienazione, quella metafisica alienazione, accompagnata dall’incoscienza, che veicola i regimi totalitari (Rhinocéros), porta sulla scena il vuoto, il nulla assoluto (Les Chaises) fino al suo percorso spirituale denunciato in La soif et la faim. Negli ultimi anni della sua vita si consacra al genere romanzesco, lasciando come opera-testamento Le Solitaire (1973) dove il personaggio principale passa in rassegna tutta la sua vita, vuota e insignificante. Muore nel 1983, dopo anni di depressione, abbandonando quel mondo assurdo e inquietante che lo aveva ossessionato e affascinato.

(rb)

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