mercoledì , 13 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Ernest Hemingway (21/07/1899)

‹‹Andando dove devi andare, e facendo quello che devi fare, e vedendo quello che devi vedere, smussi e ottundi lo strumento con cui scrivi. Ma io preferisco averlo storto e spuntato, e sapere che ho dovuto affilarlo di nuovo sulla mola e ridargli la forma a martellate e renderlo tagliente con la pietra, e sapere che avevo qualcosa da scrivere, piuttosto che averlo lucido e splendente e non avere niente da dire.

‹‹Adesso è necessario rimettersi alla mola. Mi piacerebbe vivere abbastanza per scrivere altri tre romanzi e altri venticinque racconti. Ne conosco di bellini.››

Ernest Hemingway, dalla prefazione a I quarantanove racconti

‹‹Io, per me, non volevo dormire, perché avevo da un pezzo quest’idea che se avessi chiuso gli occhi nelle tenebre e mi fossi lasciato andare, l’anima mia sarebbe uscita dal corpo. Era così da un pezzo, da quando in piena notte ero saltato in aria e avevo sentito l’anima uscire dal corpo e andare via e poi tornare indietro. Io mi sforzavo di non pensarci mai, ma l’anima aveva cominciato ad andarsene da allora, in piena notte, proprio nel momento in cui stavo per addormentarmi, e riuscivo ad impedirlo solo con un grandissimo sforzo. […]

‹‹Avevo vari modi per distrarmi, quando ero sveglio. Pensavo ad un torrente pieno di trote lungo il quale avevo pescato da ragazzo e pescavo mentalmente[…].

‹‹Ma certe notti non riuscivo a pescare, e quelle notti ero perfettamente sveglio e dicevo mille volte le preghiere e cercavo di pregare per tutte le persone che avevo conosciuto. Questo richiedeva un sacco di tempo, perché se provi a ricordare tutte le persone che hai conosciuto, risalendo alla cosa più lontana che ricordi […], se riuscivi ad andare così indietro col pensiero, ricordavi una folla di persone. ››

Da Insonnia, tratto da I quarantanove racconti

‹‹Ogni giorno leggevo il libro dal principio al punto dov’ero arrivato a scrivere, e ogni giorno smettevo che andava ancora bene e sapevo che cosa sarebbe successo dopo. Il fatto che il libro fosse tragico non mi rendeva infelice perché ero convinto che la vita è una tragedia e sapevo che può avere soltanto una fine. ››

 Ernest Hemingway, dalla prefazione di Addio alle armi

‹‹Non ero passato per nessuno di quei paesi ma solo per il fumo dei caffé e dentro notti che la stanza vi gira intorno e dovete guardare il muro perché si fermi, notti sperdute ancora nell’ubriachezza, a letto, quando sentite che non c’è altro se non ciò che vedete e l’eccitazione strana nello svegliarsi, senza sapere con chi si è, e il mondo resta irreale, nel buio, e siete eccitati tanto da dovervi rifare oscuri, dispersi ancora nella notte: solo convinti che questo è tutto, tutto, veramente tutto, e che non importa poi tanto. Ma d’improvviso vi importa ancora moltissimo, e poi dormite e potete svegliarvi al mattino con lo stesso pensiero, dentro a ciò che era stato e svanì e che ritorna così acuto, aspro oppure chiaro – e, a volte, ripensate quant’era caro il conto. A volte allegri sprofondati nella contentezza e caldi di essa, fino a colazione e a pranzo, altre volte esclusi, estraniati da ogni allegria e soddisfatti solo di poter uscire all’aperto, fuori, per le strade – ma è un’altra giornata che comincia e poi una notte ancora. Cercavo di parlare della notte al cappellano e della differenza tra la notte e il giorno, e di come la notte sia migliore, se non quando il giorno è particolarmente fresco e limpido; ma non riuscivo ad esprimermi. Così come non mi riesce adesso, ma chi lo ha provato lo sa. ››

Addio alle armi

‹‹L’amore è solo un’altra sporca menzogna. Amore sono le pillole di ergapiol che io accettavo di prendere perché tu avevi paura che avessimo un bambino. L’amore è chinino, e chinino, e chinino fino a perdere l’udito. L’amore è quell’aborto, sordido e orrendo, che mi hai fatto fare. Amore sono le mie viscere sconvolte. Per metà cateteri e per metà vorticose irrigazioni. Io so cos’è l’amore. L’amore è sempre appeso dietro la porta del bagno. Puzza di lisolo. Al diavolo l’amore. L’amore sei tu che mi rendi felice e che poi ti addormenti a bocca aperta mentre io resto sveglia per tutta la notte, troppo atterrita per dire le mie preghiere, anche perché so di non avere più questo diritto. Amore sono tutti gli immondi giochetti che mi hai insegnato tu, che a tua volta li avevi imparati, probabilmente, da qualche libro».

Avere e non avere

‹‹La letteratura è come un iceberg: ciò che si vede, ciò che si legge, è solo un ottavo della massa totale, il resto rimane sommerso».

Ernest Hemingway

Nota

‹‹Hemingway è figlio delle contraddizioni di un’epoca: ribelle e denunciatore per un verso, ma per un altro senza fiducia in un avvenire, e invece disperatamente in cerca di un mito oscuro di antichità: l’Europa, il Cattolicesimo, l’Italia, la Spagna. ››

Italo Calvino

Lo stile semplice, povero di sentimentalismi e il linguaggio quotidiano fanno di Ernest Hemingway uno dei maggiori scrittori e giornalisti statunitensi del Novecento. Le esperienze vissute, la guerra, le corride, la violenza, la dicotomia vita-morte sono i temi di un nuovo realismo, così crudo da segnare spesso un labilissimo confine tra l’autore e i suoi personaggi. Il disincanto, tipico dell’uomo novecentesco, ha in Hemingway una delle sue massime espressioni.

(fg)

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