martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Erik Orsenna (22/03/1947)

«“Vi aspettavo prima…”

Il direttore della fabbrica più importante di tutte le fabbriche mi squadrava senza gentilezza. Era una uomo alto. Sembrava una giraffa disincarnata, una sorta di scheletro gigante sul quale avevano messo un po’ di pelle per non spaventare la gente. Non riuscivo a piangere. Ero fuggita alla professoressa Jargonos per incontrare persone ancora più severe ? Ero condannata, per tutta la vita, a subire le torture dei grammatici ? D’altronde, Perché questi “grammatici” e queste “grammatiche”, erano così magri ? Di nascosto, mentre iniziavamo la visita, il signor Henri mi diede una risposta. “Il direttore ha l’aria terribile. Ma è uno degli uomini più gentili al mondo. Solo che, ama talmente tanto le parole, si occupa così tanto di esse, giorno e notte, che dimentica persino di mangiare. Per questo è così magro. Una volta al mese, siamo obbligati a fermarlo. Gli apriamo la bocca e gli diamo da mangiare. Altrimenti, morirebbe.” Ho un’altra spiegazione, non so quanto possa valere, vi lascio giudicare da soli : i grammatici sono affascinati dalla struttura della lingua, dalla sua ossatura. Ecco perché, in loro, è più visibile lo scheletro. Lo so, lo so che ci sono dei grammatici in carne. Ma la grammatica non è la patria delle eccezioni?»

Traduzione a cura di asterischi (mc)

«L’ospedale? Un ospedale per le parole? Non riuscivo a crederci. D’un tratto, mi vergognai. Qualcosa mi diceva che eravamo noi umani i responsabili delle loro sofferenze. Sapete, un po’ come quegli indiani d’America morti per le malattie portate dai conquistatori europei. Non ci sono né astanteria né infermieri in un ospedale di parole. I corridoi erano deserti. Ci guidavano soltanto le luci azzurrine delle lampade notturne. Nonostante le cautele, le nostre suole zigavano sul pavimento. Quasi in risposta, si udì un rumore debolissimo. Due volte. Un gemito soffocato. Passava da sotto una porta, come una lettera fatta scivolare con discrezione, per non disturbare. Il signor Enrico mi lanciò una rapida occhiata e decise di entrare. Era lì, immobile sul letto, la frasetta ben nota, fin troppo nota:

Ti

amo

Due paroline magre e pallide, pallidissime. Le cinque lettere risaltavano a malapena sul candore delle lenzuola. Due parole collegate ciascuna da un tubo di plastica a un flacone pieno di liquido. Ebbi l’impressione che la frasetta ci sorridesse. Mi parve che ci parlasse: “Sono un po’ stanca. A quanto pare ho lavorato troppo. Devo riposare”. “Su, su, Ti amo” rispose il signor Enrico. “Ti conosco. Da quando sei nata. Sei forte. Qualche giorno di riposo e sarai di nuovo in piedi”. […] “Povera Ti amo. Riusciranno a salvarla?”. Il signor Enrico era sconvolto quanto me. Avevo le lacrime in gola. Non riuscivano a salire fino agli occhi. Noi ci portiamo dentro lacrime pesantissime. E, queste, non potremo mai piangerle. Ti amo. Tutti dicono e ripetono “ti amo”. Ricordi il mercato? Bisogna trattare con cura le parole. Non ripeterle a ogni piè sospinto. Né usarle a casaccio, l’una per l’altra, raccontando bugie. Altrimenti si logorano. E, a volte, è troppo tardi per salvarle.»

La grammatica è una canzone dolce

«“Scusi, signor Presidente-a-vita-e-anche-oltre, ma perché il congiuntivo le fa tanta paura?” “I Congiuntivi sono nemici dell’ordine, individui della peggior risma. Dei perpetui insoddisfatti. Dei sognatori, vale a dire dei contestatori… Sono riuscito a sottomettere tutto l’arcipelago. La tribù degli Infiniti, facile: non sanno quel che vogliono. Lo stesso gli Imperativi: non smettono di farsi guerra fra di loro. I Condizionali? Si fa presto a schiacciare della gente che passa il tempo a fare ipotesi e non osa mai affermare quello che pensa. Restano i Congiuntivi. Questi sono molto più temibili. Ma confidate in me: penserò io a loro. Una volta per tutte”.»

I cavalieri del congiuntivo

Nota:

 «La vita è l’unica carriera che m’interessi!»

Prima ancora di essere scrittore, Erik Arnoult, pseudonimo di Erik Orsenna, è un celebre uomo politico, esperto in economia. Ha insegnato economia negli istituti più rinomati della Francia, ha scritto numerosi trattati sul commercio ed è stato consigliere culturale del presidente Mitterrand. Tuttora al vertice dell’Alto consiglio della francofonia, è membro attivo dell’Accadémie française. Ha pubblicato molti libri, gli ultimi dei quali, volti alla salvaguardia della lingua, della grammatica e di tutto ciò che riguarda l’insegnamento scolastico di questa materia. Il suo libro “la grammatica è una canzone dolce” è stato adottato in moltissime scuole medie inferiori italiane e francesi, per la semplicità con cui riesce a raccontare e, perché no, a fare amare, un incubo che tormenta tanti bambini.

«Ho studiato economia per motivi di responsabilità, perché volevo comprendere il funzionamento del mondo. Ma sono stato educato da mia madre nella passione per la storia e la lingua. Mi ha dato più parole che latte.»

(mc)

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