sabato , 21 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Ercole Patti (16/02/1903)

 

«Si chiuse nella sua stanza, il suo cervello cominciò a lavorare: certamente lo zio Concetto era l’amante della mamma chissà da quanto tempo, forse da sempre, da quando lui era bambino e non poteva capire queste cose. Quel pensiero lo infastidiva molto, gli provocava una specie di avvilimento come una cosa vergognosa fatta alle sue spalle che lo offendeva e che lui doveva subire. L’idea che la mamma potesse fare all’amore con un uomo come tante altre donne, come quelle delle quali lui parlava coi suoi compagni, gli sembrava un sopruso intollerabile, un orribile tradimento che lo disonorava per sempre. [...] Un pomeriggio che aveva detto di andare al cinema con un compagno rientrò in casa dopo mezz’ora in punta di piedi. La mamma e lo zio erano chiusi nella stanza da letto, Nino udì il loro parlottare, appoggiò l’orecchio alla porta, gli parve di sentire il rumore di un bacio, lo scricchiolio delle molle del letto e la voce sommessa dello zio che mormorava qualcosa. Con enorme ripugnanza accostò l’occhio al buco della serratura e vide una gamba nuda di donna sulla sponda del letto; si ritrasse di colpo con orrore come se lo avesse colpito uno schizzo di vetriolo nell’occhio. Uscì senza far rumore con un senso di disperazione come se fosse accaduto qualcosa di irreparabile, un fatto che aveva insozzato per sempre i sentimenti più sacri e gelosi della vita, una profanazione senza rimedio. Si rifugiò in un viale solitario della Villa Bellini e si mise a piangere; sentiva di non avere più un punto pulito e sicuro nel quale rifugiarsi; la mamma era scaduta al livello di una donna qualsiasi che all’amore di nascosto mentre il figlio è a scuola o al cinema coi compagni; si sentiva solo e indifeso al mondo. […] La scoperta di quel rapporto della madre aveva finito per farlo maturare prima del tempo per svegliare ancora di più i suoi sensi di adolescente già protesi. Ormai le ragazzine lo interessavano meno, gli piacevano le ballerine seminude che si vedevano nei cartelloni del cinema varietà Olimpia; anche certe amiche di sua madre, che facevano i bagni con lei allo stabilimento Longobardo Guarnaccia alla Guardia, talvolta gli accendevano i sensi.»

 

Un bellissimo Novembre

 

«Si era nella seconda metà di Ottobre, già che c’era in giro l’atmosfera della festa dei Morti i cui dolci riempivano le vetrine delle pasticcerie di via Etnea. Accanto ai pesanti frutti di marzapane che raffiguravano mele, susine, cipolle e fichidindia dipinti con colori accesi e lustri, biancheggiavano le “Ossa di morto” sulle loro piccole basi scure fatte di una pasta gustosa e un po’ morbida mentre la parte superiore scricchiolava sotto i denti frantumandosi come calce secca. Le antiche formelle di coccio smaltato dalle quali erano ricavati quei dolci riproducevano mazzetti di fiori e oggettini informi e misteriosi; alcuni raffiguravano piccole tibie, scheletrini e graziosi teschi il cui corpo era avvolto nel lenzuolo come venivano descritti ai bambini i “morti” nell’atto di aggirarsi nelle case la notte del 2 Novembre per nascondervi i doni destinati a loro che la mattina dopo li avrebbero cercati col cuore in gola. Faceva un certo effetto mangiare quei dolci proprio in quella ricorrenza quasi che si volesse festeggiare la celebrazione dei defunti divorandone simbolicamente i resti. Ma i bambini non ci facevano caso affezionati ai buoni morti che celavano sotto i lenzuoli piccoli schioppi di latta, tricicli e bambole. »

Un bellissimo Novembre

 

«Appena emergo e alzo la maschera la prima cosa che vedo al di sopra degli scogli è l’Etna che oggi è nitidissima azzurrognola nel cielo sereno»

Diario siciliano

Nota:

«L’ispirazione spesso sembra morderlo come una tarantola, scuoterlo da un sonno atavico e in quei momenti è impossibile scrivere meglio di lui, con più scaltra misura, con gusto più perfetto.»

Eugenio Montale

Scrittore siciliano e giornalista, Ercole Patti ci fornisce un quadro nitido e ben definito della Sicilia novecentesca. I suoi romanzi, ambientati prevalentemente a Sud, si concentrano su personaggi semplici, ma resi audaci dai comportamenti e dalle convenzioni che ne caratterizzano la specificità e l’appartenenza all’isola siciliana. La paideia meridionale si rivela attraverso le storie di nobili o borghesi che spesso, hanno ben poco a che fare con la stessa tradizione. Una Sicilia poco pirandelliana e sempre meno verghiana è quella che traspare dalle opere di Patti che sceglie di confrontarsi con un mondo diverso, lontano dagli scogli di Trezza e dai massari della Piana. Un’isola nobile, ma pur sempre, scontenta.

(mc)

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