martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Emily Dickinson (10/12/1830)

(50)
«Io non l’ho detto ancora al mio giardino
per non perdermi d’animo.
E non mi sento ancora tanto forte
da rivelarlo all’ape.

Non ne farò parola nella strada,
perfino le botteghe stupirebbero ch’io
timida ed ignorante come sono,
abbia l’audacia di morire.

Non devono saperlo le colline
dove tanto ho vagato,
né posso dire ai miei boschi diletti
il giorno dell’addio.

Né mormorarlo a tavola,
né sventata accennare per la via
che oggi stesso entrerò
nel cuore dell’enigma!»
1858

(511)
« Se tu venissi in autunno,
io scaccerei l’estate
un po’ con un sorriso e un po’ con dispetto,
come scaccia una mosca la massaia.

Se fra un anno potessi rivederti,
farei dei mesi altrettanti gomitoli
da riporre in cassetti separati,
per timore che i numeri si fondano.

Fosse l’attesa soltanto di secoli,
li conterei sulla mano,
sottraendo fin quando le dita mi cadessero
nella Terra di Van Diemen.

Fossi certa che, dopo questa vita,
la tua e la mia venissero,
io questa getterei come una buccia
e prenderei l’eternità.

Ora ignoro l’ampiezza
Del tempo che intercorre a separarci,
e mi tortura come un’ape fantasma
che non vuole mostrare il pungiglione.»
1862

(705)
« L’incertezza è più ostile della morte.
La morte, anche se vasta,
è soltanto la morte e non può crescere.
All’incertezza invece non v’è limite,

perisce per risorgere
e morire di nuovo,
è l’unione del nulla
con l’immortalità.»
1863

(827)
«Tutto quello ch’io so
è un messaggio ogni giorno
dell’immortalità.

Tutto quello ch’io vedo
è il presente e il domani,
forse l’eternità.

Ed il solo che incontro
è Dio, la sola strada
l’esistenza; di là

da questa, se altre cose
vi saranno, o visioni più mirabili,
ve lo dirò.»
1864

(897)
«Fortunato il sepolcro,
che conquista ogni preda,
sicuro del successo, anche se in ultimo –
unico pretendente non deluso.»
1864

(1176)
«Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura.

L’eroismo che allora recitiamo
sarebbe quotidiano, se noi stessi
non c’incurvassimo di cubiti
per la paura di essere dei re.»
1870

Da Poesie, Traduzione di Margherita Guidacci

Nota:
«A diciassette anni Emily già scriveva lettere deliziose, piene di trattenuta ironia, di allegria e dispiacere, sorprendentemente dirette, esplicite e, insieme, non prive di riservatezza e mistero. Parlano di famiglia e amici, di casa e giardino, di libertà, di amore e, sì, fin da subito, di morte.
Insieme alle lettere – omaggio, chiosa, allegato, completamento – fioccano i primi versi, ogni tanto, per gioco, per esercizio, neve che comincia a cadere rada, anticipatrice del lungo, intenso turbine che l’accompagnerà per anni (in tutto di lei sono state ritrovate 1775 poesie di cui soltanto 11 pubblicate in vita, una delle quali anonima).»

Da La ribelle del lessico casalingo, Isabella Bossi Fedrigotti

(as)

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