martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Emilio Salgàri (21/08/1862)

«Noi viaggiamo in un tubo d’acciaio della circonferenza di cinque metri, i cui carrozzoni, che sono ordinariamente in numero di venti, combaciano perfettamente colle pareti di metallo. Questi vagoncini, hanno una forma cilindrica la cui circonferenza è esattamente precisa a quella interna del tubo e possono contenere 24 passeggeri. Fra le due stazioni principali vi sono delle pompe mosse da macchine poderose, che iniettano nel tubo correnti d’aria; in quella di partenza le pompe sono prementi; in quella d’arrivo invece, delle pompe aspiranti. I cilindri che costituiscono i carrozzoni, e che sono pure di acciaio, vengono in tal guisa spinti ed aspirati. In poche parole sono treni ad aria compressa».

Le meraviglie del 2000 – Le ferrovie del 2000

«Le porte delle case si chiudono precipitosamente con fracasso; i negozianti abbassano d’un colpo solo le griglie di ferro che proteggono le loro botteghe; gli erbivendoli lasciano i loro banchi e si salvano in tutte le direzioni senza piú occuparsi delle loro ceste ripiene di frutta squisite e di vegetali d’ogni specie; i merciai ambulanti gettano all’aria le loro casse e si precipitano là dove scorgono ancora qualche porta aperta; i cocchieri pubblici sferzano i cavalli a sangue e corrono dietro alla folla, senza badare se le ruote urtano qualche disgraziato rimasto indietro, o se lo travolgono».

Le stragi delle Filippine

«Con tutte quelle ricchezze che portava indosso e che sarebbero state più che sufficienti a rendere felice ed orgoglioso il più esigente monarca dell’Indocina, il S’hen-mheng non sembrava affatto contento. Doveva essere ben ammalato il Signor elefante bianco, per non apprezzare più quelle ricchezze!… E lo era davvero ammalato, quel colossale pachiderma. Colla gigantesca testa appoggiata su una zampa, la proboscide stesa al suolo come gli fosse diventata ormai troppo pesante, gemeva dolorosamente, mentre grosse lagrime gli cadevano dagli occhi. Il suo immenso corpaccio tremava tutto, il suo respiro era rauco ed affannoso e dalla sua epidermide si staccavano in gran numero delle squame, che i paggi della sua corte ed i mahut s’affrettavano a raccogliere religiosamente ed a collocare in un’urna d’oro. Di quando in quando, il colosso con uno sforzo sollevava la testa, spazzava il tappeto colla tromba e mandava un lungo barrito, che si ripercuoteva lungamente sotto le volte dell’immensa sala di marmo. Poi un impeto di furore improvvisamente lo assaliva, e con un violento colpo di proboscide scagliava lontano le canne da zucchero e i dolci pasticcini che le principesse di sangue reale avevano manipolato espressamente per lui. Lakon-tay si avvicinò al colosso, accompagnato dal mahut favorito, il solo che il Signor elefante bianco ancora rispettasse, poiché tutti gli altri dovevano tenersi lontani se non volevano finire come il capo dei guardiani, che era stato appena allora portato via, il cranio ridotto in una poltiglia di ossa e di carne. L’elefante, vedendolo, fissò su di lui uno sguardo che non era punto benevolo e alzò minacciosamente la proboscide, come se si preparasse a colpire. Lakon-tay, vedendo quella mossa, diventò pallidissimo e un doloroso sospiro gli uscì dalle labbra. Gli pareva che il Signor elefante bianco lo accusasse, con quell’atto, della propria morte che ormai pareva imminente».

La città del Re lebbroso

Nota:

Non solo pirati e Malesia per uno dei più grandi autori di narrativa popolare che il nostro paese abbia mai conosciuto. Per Salgari i marziani erano ancora i “martiani” e la sua fantascienza, che dei marchingegni e dell’uomo aveva  una fede po’ ingenua e dichiaratamente progressista, resta ancora oggi un grande esempio tutto italico di letteratura popolare. Costretto a lavorare a ritmi serratissimi si suicidò non riuscendo più a tollerare lo stato di “scrittura forzata” cui lo costringevano i suoi editori. ”Vi saluto spezzando la penna”, furono le sue ultime parole scritte prima di togliersi la vita. Autore da recitare e far leggere ai propri ragazzi per la potenza immaginifica della sua scrittura e per il piacere di apprezzare una prosa coinvolgente e d’annata, proprio come il vino marsala che amava sorbire durante il suo lavoro.

(rrb)

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