venerdì , 18 agosto 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Edmondo De Amicis (21/10/1846)

 

 «Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s’accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta.»

Cuore

 

 

«E scriveva, scriveva. E intanto suo padre era dietro di lui: egli s’era levato udendo cadere il libro, ed era rimasto aspettando il buon punto; lo strepito dei carri aveva coperto il fruscio dei suoi passi e il cigolio leggiero delle imposte dell’uscio; ed era là, – con la sua testa bianca sopra la testina nera di Giulio, – e aveva visto correr la penna sulle fasce, – e in un momento aveva tutto indovinato, tutto ricordato, tutto compreso, e un pentimento disperato, una tenerezza immensa, gli aveva invaso l’anima, e lo teneva inchiodato, soffocato là, dietro al suo bimbo. All’improvviso, Giulio diè un grido acuto, – due braccia convulse gli avevan serrata la testa. – O babbo! babbo, perdonami! perdonami! – gridò, riconoscendo suo padre al pianto. – Tu, perdonami! – rispose il padre, singhiozzando e coprendogli la fronte di baci, – ho capito tutto, so tutto, son io, son io che ti domando perdono, santa creatura mia, vieni, vieni con me! – E lo sospinse, o piuttosto se lo portò al letto di sua madre, svegliata, e glielo gettò tra le braccia e le disse: – Bacia quest’angiolo di figliuolo che da tre mesi non dorme e lavora per me, e io gli contristo il cuore, a lui che ci guadagna il pane! – La madre se lo strinse e se lo tenne sul petto, senza poter raccoglier la voce; poi disse: – A dormire, subito, bambino mio, va’ a dormire, a riposare! Portalo a letto! – Il padre lo pigliò fra le braccia, lo portò nella sua camera, lo mise a letto, sempre ansando e carezzandolo, e gli accomodò i cuscini e le coperte. – Grazie, babbo, – andava ripetendo il figliuolo, – grazie; ma va’ a letto tu ora; io sono contento; va’ a letto, babbo. – Ma suo padre voleva vederlo addormentato, sedette accanto al letto, gli prese la mano e gli disse: – Dormi, dormi figliuol mio! – E Giulio, spossato, s’addormentò finalmente, e dormì molte ore, godendo per la prima volta, dopo vari mesi, d’un sonno tranquillo, rallegrato da sogni ridenti; e quando aprì gli occhi, che splendeva già il sole da un pezzo, sentì prima, e poi si vide accosto al petto, appoggiata sulla sponda del letticciolo, la testa bianca del padre, che aveva passata la notte così, e dormiva ancora, con la fronte contro il suo cuore.»

Il piccolo scrivano fiorentino, Cuore

«Non sempre il tempo la beltà cancella

o la sfioran le lacrime e gli affanni

mia madre ha sessant’anni e più la guardo

e più mi sembra bella.

Non ha un accento, un guardo, un riso

che non mi tocchi dolcemente il cuore.

Ah se fossi pittore, farei tutta la vita

il suo ritratto.

Vorrei ritrarla quando inchina il viso

perch’io le baci la sua treccia bianca

e quando inferma e stanca,

nasconde il suo dolor sotto un sorriso.

Ah se fosse un mio prego in cielo accolto

non chiederei al gran pittore d’Urbino

il pennello divino per coronar di gloria

il suo bel volto.

Vorrei poter cangiar vita con vita,

darle tutto il vigor degli anni miei

Vorrei veder me vecchio e lei…

dal sacrificio mio ringiovanita! »

A mia madre

«Una casa senza libreria è una casa senza dignità, — ha qualcosa della locanda, — è come una città senza librai, — un villaggio senza scuole, — una lettera senza ortografia.»

Pagine sparse

Nota:

Quasi esclusivamente ricordato per il celebre romanzo Cuore, Edmondo De Amicis fu anche poeta e noto giornalista, a servizio, soprattutto, di giornali di stampo socialista all’indomani dell’unificazione italiana. Numerosi furono gli scritti dell’autore ligure, ma Cuore è certamente il più noto e ancora oggi risulta essere una delle maggiori opere nel novero della narrativa per ragazzi.

(fg)

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