mercoledì , 18 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Edgar Allan Poe (19/01/1809)

 

«Non conobbi mai nessuno tanto pronto allo scherzo quanto il re. Sembrava vivesse solo per le burle. Raccontargli una storia scherzosa e raccontarla bene, era la via più sicura per conquistarne i favori. Perciò accadde che i suoi sette ministri fossero tutti persone eminenti per i loro talenti di burloni. Erano anche tutti dello stesso stampo del re, essendo alti, corpulenti e adiposi, oltre che inimitabili burloni. Non sono mai stato assolutamente in grado di stabilire se la gente ingrassi in virtù delle celie o se nel grasso stesso vi sia qualcosa che predisponga allo scherzo; ma certo è che un mattacchione magro è una rara avis in terris

Hop-Frog, trad. di Renato Ferrari

«Avevo sopportato come meglio avevo potuto i mille affronti di Fortunato, ma quando egli osò passare agli insulti giurai vendetta. Voi, che conoscete così bene la natura della mia anima, non penserete, tuttavia, ch’io pronunciassi qualche minaccia. Mi sarei vendicato alla fine; questo era un punto definitivamente stabilito, ma la stessa determinatezza con cui era stato risolto precludeva l’idea del rischio. Non solo io dovevo punire, ma punire rimanendo impunito».

Il barile d’Amontillado, trad. di Renato Ferrari

«La «Morte Rossa» aveva a lungo infierito sul paese. Mai pestilenza era stata più fatale e più orribile. Il sangue era il suo avatara e il suo sigillo: il rossore e l’orrore del sangue. Erano acuti dolori e improvvisi capogiri, e poi un abbondante sudore sanguigno fino alla dissoluzione. Le macchie scarlatte sul corpo e specialmente sul volto della persona colpita erano il bando di peste che escludeva la vittima da ogni aiuto e da ogni pietà da parte dei suoi simili. E l’attacco, il progredire e la fine del male erano gli episodi di mezz’ora in tutto.»

La maschera della Morte Rossa, trad. di Renato Ferrari

«Io non posso, per l’anima mia, ricordare come, quando e persino dove avessi precisamente conosciuto per la prima volta Lady Ligeia. Sono trascorsi tanti anni da allora e la mia memoria è indebolita dalle molte sofferenze. O, forse, non posso ora richiamare alla mente questi fatti perché, in realtà, il carattere della mia amata, il suo raro sapere, il suo genere di bellezza singolare e, tuttavia, placido, l’eloquenza palpitante ed affascinante del suo linguaggio armonioso e sommesso avevano trovato la via del mio cuore con una progressione così costante e furtiva, da rimanere inosservati e sconosciuti.»

Ligeia, trad. di Franco Della Pergola

«Mi chiamo Arthur Gordon Pym. Mio padre era un rispettabile commerciante in articoli marittimi a Nantucket, dove io sono nato. Il mio nonno materno faceva l’avvocato e vantava una buona clientela. Era fortunato in tutto e aveva investito con notevole successo nei titoli di quella che un tempo si chiamava la Edgarton New Bank. Grazie a questo e ad altri mezzi era riuscito a metter da parte una discreta somma di denaro. Credo che fosse affezionato a me più che a chiunque altro al mondo, e alla sua morte speravo di ereditare gran parte dei suoi beni. A sei anni mi spedì alla scuola del vecchio signor Ricketts, un eccentrico gentiluomo che aveva un braccio solo – certamente chiunque sia stato a New Bedford lo conoscerà bene. Frequentai quella scuola fino all’età di sedici anni e poi mi trasferii all’accademia del signor E. Ronald, sulla collina. Lì divenni intimo amico del figlio del signor Barnard, un capitano che d’abitudine solcava i mari alle dipendenze della Lloyd e Vredenburgh – anche il signor Barnard è conosciuto a New Bedford e conta, di questo sono sicuro, molti parenti a Edgarton. Suo figlio, di nome Augustus, aveva quasi due anni più di me. Insieme al padre aveva partecipato a una spedizione sulla baleniera John Donaldson, e mi raccontava sempre delle sue avventure nel Pacifico meridionale.»

Le avventure di Arthur Gordon Pym, trad. di Roberto Cagliero,

Nota:

Edgar Allan Poe è stato uno scrittore statunitense. La sua opera si colloca a cavallo tra due universi, quello della manifestazione lugubre del gotico e quello intimo e scabroso della letteratura dell’inconscio che sarebbe arrivata con Freud, e questo ruolo sarà in qualche modo concretizzato ne La caduta della casa degli Usher. La consapevolezza del dominio dell’incomprensibile, del disumano, dell’ignoto e allo stesso tempo lo sforzo di razionalizzare e trovare una spiegazione che appaia logica, classico esempio I delitti della rue Morgue, sono gli sforzi dell’opera dell’americano che in questo dissidio, in questo confronto, cercherà di trovare la soluzione in un delicato equilibrio tra le forze del sonno e quelle della veglia. Non si parla di soprannaturale, di realtà esterne, di pirotecnici giochi metaforici, ma semplicemente di porzioni di realtà che non sono ancora state esplorate: la malattia, l’inconscio, la follia. L’impossibilità di separare letteratura e vita, e poi ancora i vivi dai morti, e quindi arte ed esistenza, lo condurrà verso una paradossale discesa negli antri più nascosti della psiche umana e ad una parallela decadenza fisica e mentale. L’ultimo atto dell’uomo che avrebbe cambiato la storia della letteratura mondiale fu il tentativo di rivoluzionarne anche il mondo scientifico attraverso Eureka, uno studio cosmologico che avrebbe dovuto condensare le sue conoscenze metafisiche e scientifiche in un poema in prosa. Impossibile elencare le opere poeiane che a distanza di anni continuano a finire sul grande schermo: da Roger Corman fino a Federico Fellini.

(la nota è stata redatta servendosi in parte dello Speciale Edgar Allan Poe. 200 anni di paura pubblicato da Mondo Raro.org e redatto dallo stesso autore del post)

(rrb)

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