sabato , 19 agosto 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Dino Buzzati (16/10/1906)


 

«Se quando era ragazzo uno glielo avesse detto, e lui avesse potuto capire, ciononostante avrebbe sempre detto di no, che non era vero, per una forma di pudore.

Così anche gli altri diranno di no, che è un’idiozia, che è retorica, romanticismo fuori tempo. Eppure, interrogati, non sapranno indicare perché altrimenti li commuove la burrasca marina o l’arco diroccato dei Cesari o la dondolante lanterna nel vicolo dei bassifondi. Mai confesseranno che in quelle scene c’è anche per loro il richaimo a un sogno di amore, nonostante il disgusto che una simile espressione possa dare.»

Da Un amore

«Si sfogheranno tutti, ahimè. Non ha più niente da inventare questo vecchio scrittore, sentenzieranno, e si è messo a fare i giochi infantili. Ai critici letterari il libro sembrerà uno scantonamento, una fuga; i critici d’arte ne diranno peste e corna. Ma non importa. Capita nella vita di fare cose che piacciono senza riserve, cose che vengono su dai visceri. Poema a fumetti è per me una di queste, come Il deserto dei Tartari, come Un amore. […] È una cosa completamente mia: se non piace vorrà dire che non piaccio io, pazienza.»

Da Si è dipinto il suo romanzo, intervista rilasciata a Corrado Stajano

«Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l’amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita. »

Da Il deserto dei tartari

«E voi parlatene pure, se vi interessa tanto, leggete i resoconti, contemplate le fotografie, andate pure, se non potete farne a meno, alla Corte d’Assise, discutetene alla sera. Però vi resti fitto nel cuore il ricordo di quei tre bimbi selvaggiamente uccisi, di quei tre faccini rimasti là, immobili per sempre, con l’espressione stupefatta, di quel seggiolone da lattante da cui colò ilo tenero sangue. Le anime dei tre innocenti sovrastano, con pallida e dolorosa luce, la folla riunita al tribunale; e può darsi che vi guardino.»

Da Cronache nere

da Poema a fumetti

da La famosa invasione degli orsi in Sicilia.

Nota:

«Di solito, uno scrittore non accetta di scendere direttamente sul campo della battaglia sentimentale, aspetta, da buon calcolatore prende le sue precauzioni e le sue misure. Buzzati ha buttato tutto per aria e ha portato la sua confessione su un terreno che fino a ieri appariva minato e pieno di avvertimenti e di esclusioni. Ecco perché subito ci era sembrato giusto mettere l’accento sul coraggio: un uomo, uno scrittore coraggiosi non si trovano tanto sovente. Buzzati ha avuto il merito di riportare alla luce questa categoria e pagando di persona.»

Carlo Bo

Non esiste una fetta, un angolo di ciò che può andare sotto il nome ‘letteratura’ che non sia stato esplorato da Dino Buzzati: dal fumetto alla narrativa, dal teatro al giornalismo, Buzzati ha lasciato un segno indelebile nella storia della letteratura mondiale. Tra i suoi fan si ricordano autori e critici d’indubbia fama come il grande Albert Camus – il quale adattò in francese l’opera teatrale Un caso clinico – e Martin Esslin, che inserì il giornalista del Corriere della Sera tra gli autori del ‘teatro dell’assurdo’.

Al di là di questi indubbi meriti letterari, oggi Buzzati va ricordato soprattutto per aver dimostrto una notevole lungimiranza nell’usare il fumetto come un genere letterario vero e proprio, in anni in cui la critica ‘ufficiale’ considerava le opere a fumetti nient’altro che un divertimento per ragazzini; a costo di sembrare ridicolo e venire denigrato anche dai suoi sostenitori, Buzzati si cimentò nella creazione di un Poema a fumetti, una rivisitazione in chiave contemporanea del mito di Orfeo ed Euridice, in cui l’autore riuscì a coniugare la sua passione letteraria con quella per la pittura.

(lm)

 

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