mercoledì , 18 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Dario Fo (24/03/1926)

« Perché solo i figli da sempre
se ne devono andare da soli
a farsi ammazzare,
proviamo a mandare le madri alla guerra
le madri al posto dei figli
e sentiremo
la rabbia dal ventre, tremenda salire
vedendo le madri morire.
E non vedremo
no, non vedremo i figli in gramaglie
né petti con croci e medaglie
ma urla da farci tremare.
Vedremo tremare e fuggire
chi le ha mandate a morire.
Le madri a morire, le spose a morire
al posto dei figli a morire. »

da La signora è da buttare, 1967. Canzone dei clown, seconda parte

« …Non dimentichiamo mai che al 14° piano egli ci finì per le sue idee politiche, sulle quali possiamo proporre il nostro dissenso, ma per via delle quali egli era con noi nella lotta comune per rovesciare un ordine sociale.

È un caso di denuncia e di agitazione che abbiamo voluto portare sul palcoscenico. Un fatto che costringe con estrema evidenza alla presa di coscienza sulla impossibilità dell’erosione delle strutture e sulla mutazione della natura di classe dello Stato espresso dalla borghesia…

…Per noi dunque l’anarchico morto incidentalmente è uno dei tanti compagni che ogni anno, per ogni anno della storia dello sfruttamento, è caduto per rappresaglia, per coprire come al solito gli errori, la responsabilità e le violenze cui questa “paziente classe operaia” è stata abituata… »

Dall’introduzione a Morte accidentale di un anarchico, 1970

« MARIA       Morire? Dovrà giusto venire morto questo caro mio dolce? Morte le mani, morta la bocca e gli occhi…morti i capelli?…Ohi, che mi hanno tradita…Oh Gabriele giovane dalla dolce figura, con la tua voce da viola innamorante, per primo tu, tu mi hai tradito da truffatore: sei venuto a dirmi che sarei diventata Regina io…e beata, felice, in testa a tutte le donne! Guardami, guardami qui come sono a pezzi e sfottuta, l’ultima donna al mondo mi sono scoperta! E tu…tu lo sapevi nel portarmi “l’annuncio” che fa sciogliere dalla commozione, di farmi fiorire nel ventre il figlio, che sarei diventata di questo bel trono Regina! Regina con il figlio gentile e cavaliere con due speroni fatti con due gran chiodi piantati nei piedi! Perché non me lo hai detto prima del sogno? Oh io, stai sicuro, io non avrei voluto essere riempita, no, giammai a questa condizione, anche se fosse venuto il Dio padre in persona e non il piccione colombo suo spirito beato a maritarmi…»

« MARIA       Torna ad allargare le ali, Gabriele, torna indietro al tuo bel cielo gioioso, che non hai niente da fare in questa schifosa terra, in questo tormentato mondo. Vai, che non ti si sporchino le ali dalle piume colorate di gentili colori…non vedi fango e sangue, sterco di vacca, è tutto una cloaca? Vai, che non ti si spacchino le orecchie tanto delicate con questo gridare disperato e i pianti e l’implorare che cresce da ogni parte. Vai, che non ti si consumino gli occhi luminosi nel rimirare piaghe, croste e bubboni, e mosche e vermi fuori dai morti squarciati. Tu non sei abituato, che in paradiso non ci sono rumori né pianti, né guerre, né prigioni, né uomini impiccati, né donne violate! Non c’è né fame, né carestia, nessuno che suda (per il lavoro) a stancarsi le braccia, né bambini senza sorrisi, né madri smarrite e scure (per il dolore), nessuno che peni per pagare il peccato (originale)! Vai Gabriel, vai Gabriel!»

da Mistero buffo. Giullarata popolare, 1973

« Credo di aver avuto una grande fortuna: quella di essere arrivato al teatro attraverso l’educazione artistica e l’architettura. Il teatro, che è venuto molto tempo dopo, è stato influenzato grandemente da questo tipo di impostazione culturale. Quando scrivo una commedia, prima ancora di pensare alle battute, penso al luogo fisico, allo spazio dove si rappresenta, dove si trovano gli attori, dove si trova il pubblico. Per me è importante l’idea delle sequenze delle impostazioni plastiche, cromatiche e prospettiche degli attori in movimento e degli oggetti. »

Dal catalogo della mostra Il teatro dell’occhio, di Dario Fo allestita a Riccione nel 1988

« [La satira] È un aspetto libero, assoluto, del teatro. Cioè quando si sente dire, per esempio, “è meglio mettere delle regole, delle forme limitative a certe battute, a certe situazioni”, allora mi ricordo una battuta di un grandissimo uomo di teatro il quale diceva: “Prima regola: nella satira non ci sono regole”. E questo penso sia fondamentale. Per di più ti dirò che la satira è un’espressione che è nata proprio in conseguenza di pressioni, di dolore, di prevaricazione, cioè è un momento di rifiuto di certe regole, di certi atteggiamenti: liberatorio in quanto distrugge la possibilità di certi canoni che intruppano la gente.»

Da un’intervista di Daniele Luttazzi nel programma Satyricon, puntata 11, 4 aprile 2001

« In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta. Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po’ le teste. Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa.»

Da Il mondo secondo Fo. Conversazione con Giuseppina Manin, 2007)

NOTA

« Il Premio Nobel per la Letteratura viene assegnato a Dario Fo perché, insieme a Franca Rame, attrice e scrittrice, nella tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere e restituisce la dignità agli oppressi. »

            ( Accademia di Svezia in merito all’assegnazione del Premio Nobel, 1997)

Durante il corso della sua carriera, Dario Fo si è cimentato in svariati ruoli, tutti in qualche modo funzionali e complementari alla sua principale attività di autore e regista teatrale: attore, pittore, disegnatore, poeta, sceneggiatore e persino cantante. Dal 1951 è fedelmente affiancato da Franca Rame, anche lei attrice e autrice, compagna di vita e di lavoro.

Profondo conoscitore della tradizione teatrale italiana, Fo si rende presto conto della ricchezza della cultura popolare, a lungo vessata da un “intellettualismo” d’élite; egli si propone dunque di riportarla alla ribalta dei circuiti ufficiali, arricchendola di contenuti originali e di un profondo impegno politico e sociale.

Il valore della sua produzione artistica, la cui fortuna oscilla fra grandi successi anche internazionali e pesanti interventi della censura, viene definitivamente coronato dall’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura nel 1997.

(mm)

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