martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Charles Perrault (12/01/1628)

«Da questo racconto, che risale al tempo delle fate, si potrebbe imparare che la curiosità, massime quando è spinta troppo, spesso e volentieri ci porta addosso qualche malanno.»

Da  Barbablu, traduzione di Carlo Collodi da I racconti delle fate

Barbablù, disegno di Gustave Doré

«Tutto ci par bello nella persona amata, anche i difetti: tutto ci par grazioso, anche le sguaiataggini.»

Da  Enrichetto (Richetto) dal Ciuffo, traduzione di Carlo Collodi da I racconti delle fate

 

«La Bella si vestì, e in questo mentre furono avvertite le sue sorelle, le quali corsero subito insieme ai cari mariti. Tutte e due avevano combinato molto male! La maggiore aveva sposato un gentiluomo, bello come un amore, ma tanto innamorato di sé, che dalla mattina alla sera non faceva altro che guardarsi allo specchio, senza curarsi né punto né poco della bellezza della moglie.
La seconda aveva sposato un uomo che aveva molto spirito, ma se ne serviva soltanto per essere la disperazione di tutte le donne, cominciando da sua moglie.
Le sorelle di Bella quando la videro vestita come una Regina e bella come un occhio di sole, se non creparono dalla rabbia, fu un miracolo.
Ella ebbe un bell’accarezzarle; nulla poté ammansire la loro gelosia; la quale anzi si accrebbe a cento doppi, quando raccontò quanto era felice.
La due invidiose scesero in giardino per potersi sfogare a piangere, e dicevano:
“O perché quella ragazzuccia è più fortunata di noi? Non siamo forse più graziose e più belle di lei?”.
“Cara sorella”, disse la maggiore, “mi viene un’idea: facciamo di tutto per trattenerla qui per più di otto giorni; la sua stupida Bestia anderà sulle furie per la parola non mantenuta e forse la divorerà per castigarla.”
“Dici bene, sorella”, rispose l’altra, “ma perché la cosa riesca, bisogna cercare di ammaliarla con molte moine.”…»

Da La Bella e la Bestia, I racconti delle fate, traduzione di Carlo Collodi

«”Se per caso qualche povero diavolo ricorre a te per essere aiutato, tu aiutalo: né badare com’è vestito, né se abbia viso di persona da poterti rendere, un giorno o l’altro, il piacere che gli fai.
Sulle opere buone e generose non si mercanteggia mai: né bisogna farle coll’intenzione di ripigliarci sopra il frutto e l’usura.
A ogni modo, tieni sempre a mente che un benefizio fatto non è mai perduto”.»

Da La bella dai capelli d’oro, I racconti delle fate, traduzione di Carlo Collodi

Nota:
Attraverso la letteratura delle origini, ovvero le fiabe e le favole, Charles Perrault, erede del connazionale La Fontaine, dipinge la società del tempo esaltandone i tratti più in contrasto tra loro;  educa addirittura i bambini, con la patina di candore che gli stessi, diventando adulti, impareranno a smascherare, per ritrovare fra le righe dei famosi Contes des Feés (racconti di fate) simboli di crudo e talvolta polemico realismo, che finisce per lasciargli l’amaro in bocca e una gran consapevolezza della vita quotidiana.

(as)

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